Valnerina, Spoleto Norcia

Biselli, sul ponte somari a senso unico alternato

Chi lungo la strada Valnerina si dirige verso Cascia e Norcia, subito dopo Borgo Cerreto, incontrerà – tra le altre – le due gallerie denominate “Biselli 1” e “Biselli 2”. Due belle gallerie, dalla sede stradale ampia, traffico scorrevole e rapido, illuminazione più che adeguata. E via, a tutta velocità verso Cascia e Norcia. L’automobilista passa rapidamente e spesso non sa che sta perdendosi una delle eccellenze naturalistiche della Valnerina: la stretta di Biselli.
E’ quello il punto in cui il fiume Corno, nel suo lento scorrere verso la confluenza nel fiume Nera, ha scavato una specie di canyon, una gola larga sette-otto metri e profonda più di 170, con le pareti rocciose che si innalzano maestose e minacciose.
Un’eccellenza naturalistica non solo per la magnificenza del paesaggio, ma anche per la grande varietà di essenze arboree e di specie faunistiche, anche abbastanza rare, che la popolano. E per le testimonianze storiche che a quella gola sono legate e che nascono essenzialmente dalla necessità di collegamento tra l’area dello Spoletino e quella del Casciano-Nursino.
Sono relativamente pochi gli anni passati da quando è stata realizzata la nuova viabilità, quella che – appunto – taglia via  la Stretta di Biselli dall’itinerario del viaggiatore (ed anche la vicina Balza Tagliata, un camminamento “a capanna”, ossia scalpellato nella roccia, realizzato al tempo dei Romani), ma da lì, si è passati per secoli, lungo un piccolo sentiero, ed attraversando un ponte che è ancor oggi visibile e transitabile. Un ponte, chiaramente, senza parapetto; dalla sede stretta e che sconsiglia, al passaggio, qualsiasi debolezza o giramenti di testa: l’acqua del Corno – che, limpida, scorre lentamente – potrebbe essere invitante in una calda giornata d’estate, ma il ponte sta su in alto, diversi metri.
Ebbene per traversare questo stretto ponte con le “bestie da soma” fu inventato il senso unico alternato. Come definire infatti l’organizzazione che ci si era dati? Quando qualcuno si immetteva sul ponte doveva suonare una campana che si trovava in prossimità di esso dai due lati, avvertendo chi arrivava dal senso opposto, dato che due animali da soma insieme non sarebbero potuti passare.
Ce n’era anche un altro di ponte medievale, un poco più a monte, ma di esso resta soltanto l’inizio dell’arco di partenza.
Acque limpide e che scorrono lentamente, quelle del Corno, alla Stretta di Biselli. Ma mica sempre! Le sue piene hanno spesso provocato danni, nei secoli passati. Anche perché uno degli affluenti, il Sordo, in caso di piogge abbondanti contribuisce non poco ad accrescere l’impeto del Corno. Ne sanno qualcosa – tanto per rifarsi a storie riferite – coloro che, reggenti il Municipio di Norcia, pensarono di costruire proprio lì una diga che desse luogo ad un lago artificiale. Si voleva avviare l’allevamento delle trote. Si era nella prima metà del XVI secolo. Si realizzarono alcune opere, ma una piena, veemente, del Corno travolse ogni cosa. Di quel tentativo di imbrigliarne le acque resta qualche segno, difficlmene distinguibile, sulle pareti rocciose.
E’ solo nel XX secolo che il passaggio della Stretta di Biselli diventa più agevole. Prima con la realizzazione di una galleria per la ferrovia Spoleto-Norcia, che si infila nelle viscere della montagna proprio all’altezza del ponte medievale ancor oggi esistente; poi con la realizzazione della galleria stradale che, come testimonia una targa di marmo, fu opera del Genio Civile di Perugia: anno 1947.
Con la costruzione della strada attuale, e di “Biselli 1” e “Biselli 2”, quella galleria è stata chiusa da ambo le entrate con un muro a “foratoni” e, con l’apposizione di due porte di lamiera, divenne un grosso magazzino per le attrezzature delle imprese addette alla viabilità.
Oggi tutto è in stato di abbandono. La vecchia strada che conduce alla galleria a piedi è praticabile, ma pericolosa per la caduta continua di massi e pietre, anche di rilevanti dimensioni. La qual cosa ha avuto se non altro il merito di evitare che una gran quantità di rifiuti lasciati da gente di passaggio deturpasse l’intera zona. Al momento i “segni” del passaggio (bottiglie e cartacce) sono solo sui primi metri della sede stradale dismessa.

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