Archivi tag: Norcia

Norcia, disordini di piazza per un carro di grano

A Norcia, il 16 marzo 1879, scoppiarono disordini che furono repressi dall’intervento delle forze di polizia.
Il tutto per un carro di grano che la gente scesa in piazza non voleva fosse portato via da Norcia. I carabinieri intervennero e arrestarono uno dei manifestanti, cosa che provocò Continua a leggere Norcia, disordini di piazza per un carro di grano

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Prima del terremoto/ Luoghi colpiti: Il Nursino

Com’erano i luoghi distrutti dal terremoto prima della tragedia? Una serie di foto scattate in tempi recentissimi e, quando possibile, qualche immagine di raffronto dopo l’evento sismico. Non tutto quello che è rappresentato nelle fotografie è ormai cancellato. Molte delle strutture hanno riportato solo lievi danni.
vedi foto

Terremoto: tra Preci e Norcia, è crollata la chiesa con lo “spot” sul pavimento

Col terremoto del 26 ottobre 2016 è’ crollata la chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia, Un gioiello del XIV secolo è scomparso in pochi secondi. La chiesa era stata già seriamente danneggiata in precedenza a causa di altri movimenti tellurici. Era stata Continua a leggere Terremoto: tra Preci e Norcia, è crollata la chiesa con lo “spot” sul pavimento

Norcia, la visita del presidente De Gasperi

Il Primo di settembre del 1947 il presidente del consiglio Alcide De Gasperi si recò in visita a Norcia. Allora non si trattò per fortuna di una visita successiva ad una tragedia Continua a leggere Norcia, la visita del presidente De Gasperi

Uno spot di sei secoli fa per costruire il campanile

Campi, Norcia, chiesa San Salvatore, il portico (Foto UmbriaSud.com)
Campi, Norcia, chiesa San Salvatore, il portico (Foto UmbriaSud.com)

Se uno deve fare uno spot, ma vive ne XV secolo, come fa? Niente Tv, né quotidiani, ne radio, men che meno i siti internet. E allora fa’ quel che fecero i religiosi che “gestivano”, a Campi, vicino Norcia, la chiesa attigua al piccolo cimitero Continua a leggere Uno spot di sei secoli fa per costruire il campanile

Condannati a morte i briganti assalitori della diligenza

Erano tre evasi. C’era anche Fortunato Ansuini, brigante di Norcia noto per la sua ferocia. La sentenza non fu eseguita: Ansuini riuscì di nuovo a scappare

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La nevicata del ’56 in Umbria

cascia sotto la neve

 

13 marzo 1956

Non erano proprio i giorni della “grande nevicata del ‘56”, quella passata alla storia, diventata proverbiale, tema anche di esercitazione canore e letterarie. Quella si verificò nel mese di febbraio. Ma a metà marzo, però, ci fu una seconda ondata e la situazione divenne nuovamente difficoltosa. Continua a leggere La nevicata del ’56 in Umbria

Vallo di Nera, morti a vent'anni fucilati dai nazisti

vallo  di nera resistenza 3 aprile 1944
La lapide che ricorda il sacrificio di otto giovani fucilati dai nazisti in Valnerina

L’obbiettivo principale dei nazisti in ritirata, erano i partigiani della Brigata Gramsci. Ma non stettero a fare distinzioni. E in Valnerina, là dove la “Gramsci” era particolarmente attiva, per alcuni giorni instaurarono un regime di vero e proprio terrorismo: bastava che un giovane fosse nell’età “giusta” perché fosse considerato nemico da abbattere. Ed in effetti l’appiglio contro chi allora aveva vent’anni, i nazisti sapevano come trovarlo: se non era partigiano, era renitente alla leva o disertore: perché infatti, non era arruolato nell’esercito della Repubblica Sociale? Fu per questo che morirono quegli otto giovani.  Avevano tutti attorno ai vent’anni quella mattina del 3 aprile 1944, quando furono fucilati, sul ciglio della strada Valnerina, tra Vallo di Nera e Piedipaterno, in una località chiamata Pianarotte. Lì ora un cippo ricorda il loro sacrificio. Un luogo ameno, oggi: alberi, prati, campi coltivati, il ponticello che scavalca il letto di un torrente. All’ombra di alberi secolari, i tavoli per un pic nic a disposizione di chi passa.

Valnerina
Pianarotte la località in cui otto giovani furono fucilati dai nazisti

E’ un invito a non dimenticare. Chi si ferma non può non avvicinarsi a leggere la scritta incisa sulla lapide: “Qui all’alba del 3 aprile 1944 venne compiuta l’orrenda strage di otto giovani partigiani dell’onore la libertà la civiltà ad opera delle barbariche orde alemanne che infestarono queste contrade durante la sanguinosa agonia della tirannide fascista”.
“Partigiani dell’onore, la libertà e la democrazia…”, perché la Resistenza, la lotta al nazifascismo non fu solo una guerra, ma una lotta di popolo, combattuta anche da chi materialmente non ha sparato nemmeno un colpo di fucile; una lotta di italiani che volevano una vita diversa, la libertà e la democrazia.
Sotto la scritta, otto foto. Le facce di otto ragazzini: Edoardo Finetti, 19 anni; Raoul Bolognesi, 18 anni; Virgilio Cremonini, vent’anni; Sandro Murasecchi, 18 anni li avrebbe compiuti alla fine di quel mese di aprile; Galliano Chiaroni e Italo Brunelli, entrambi di vent’anni. Per  Orazio Risi, Elio Menichelli, la data di nascita non è indicata, ma quel loro viso imberbe parla più di un intero ufficio anagrafe.
Il periodo di terrorismo, iniziato il 19 marzo 1944 durò una decina di giorni, nessuno dei quali passò senza che ci fossero vittime, oltre che nelle fila della brigata Gramsci, anche tra la popolazione. Oltre agli otto a Vallo di Nera, altri giovani furono fucilati: tre a Norcia, undici a Cascia, quattro a Borgo Cerreto, cinque a Monteleone di Spoleto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per saperne di più:
 Ubaldo SANTI, La Resistenza a Spoleto e in Valnerina (1943–44) Ed. Nuova Eliografica Spoleto
 Angelo BITTI, La guerra ai civili in Umbria (1943-1944), Perugia, Isuc; Foligno, Ed. Umbra
 Giuseppe GUBITOSI, Il diario di Alfredo Filipponi, Perugia, Isuc; Foligno, Editoriale Umbra

In UMBRIASUD vedi: Gli slavi...

Vallo di Nera, morti a vent’anni fucilati dai nazisti

Abeto, dodici abitanti e una storia millenaria

La fontana di Abeto
La piazza di Abeto: in primo piano la “Fontana dei Delfini”

Don Ansano Fabbi era il parroco di Abeto e Todiano. Attaccatissimo alla terra dove era nato, ottavo di dieci figli. Lui era proprio di Todiano che, nella chiesa parrocchiale, conserva dipinti di scuola fiorentina. Lì, in una chiesa abbarbicata sull’Appennino, sulle cime che dividono la Valle del Nera da Norcia e il suo altipiano. Il fatto è che secoli fa quelli di Todiano e di Abeto a fare il norcino andavano non verso Terni o Roma, ma  in Toscana, e la loro “opera” era talmente apprezzata che riuscivano a permettersi un vita agiata. Loro, quindi, finanziarono gli artisti toscani perché abbellissero la chiesa del paese.
Don Ansano, più recentemente, andava alla ricerca della tante presenze culturali che arricchiscono la zona e che vanno dalla preistoria, al periodo Romano, al ducato longobardo. Amava conoscere gli avvenimenti, gli usi e costumi che nascevano da quell’incrociarsi di culture, le tradizioni, i “segni” rimasti su un fontanile, un architrave, una chiesa, un castello… Ne sono usciti una trentina di libri in cui ha riportato anche i racconti e le leggende popolari. Gli anziani che le raccontassero non c’erano più, e non c’erano più nemmeno i giovani che avrebbero dovuto ascoltarli. La Valnerina già da tempo andava spopolandosi, pur se negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, quando Don Ansano era il parroco, quei centri arrivavano a contare anche qualche centinaio di abitanti.
Oggi, a più di trent’anni dalla sua scomparsa (Ansano Fabbi morì il 20 novembre del 1980) gli abitanti sono rari: «Qui? In inverno siamo dodici – dice una signora affacciata ad una finestra sulla via principale di Abeto – In estate no. Diventiamo molti di più c’è chi viene qui a passare le vacanze. Diventamo pure troppi…». In vacanza; nelle case che furono dei nonni e dei genitori che il paese l’hanno lasciato a suo tempo. Case ben ristrutturate, una bella piazza cui si arriva dopo essere passati davanti ad una antichissima pietra scolpita a rappresentare un leone. Piazza Angelantonio Cesqui si chiama. Lì c’è una raccolta di storia di Abeto. C’è il palazzo che esibisce lo stemma del paese, un abete bianco, albero ormai raro ma che in quella zona era fitto in tempi antichi; e la fontana dei Delfini, costruita nel 1884 “a patrio utile e decoro”, come recita la lapide. E c’è dell’altro: un cippo di epoca romana ai piedi della scalinata laterale della chiesa di San Martino, la parrocchiale, sorta al posto dell’antica rocca attorno alla quale s’è sviluppato il centro abitato.

Abeto Norcia
La lapide a ricordo della costruzione della strada da Abeto a Norcia

E c’è una pietra che ricorda una battaglia vinta, quella per la costruzione della strada che da Abeto porta a Norcia: «Per forte unanime volere coll’obolo e col braccio degli abetani la strada rotabile Abeto-Norcia fu costruita», c’è scritto. Era il 1925 e, sembra di capire, gli abetani fecero tutto da soli, mettendoci il sudore e il portafogli. Immancabile il monumento ai caduti del ’15-’18, un cippo con elmetti dei soldati italiani, sormontato da un’aquila di bronzo. E a sinistra, rispetto a chi guarda, sul palazzo principale, la lapide dedicata a Sergio Forti: «Da questo sicuro rifugio donde diresse e coordinò il movimento partigiano del settore Sergio Forti all’alba del 14 giugno 1944 con gli occhi volti alla sua e alla nostra Trieste mosse verso il martirio e verso la gloria».
Sergio Forti aveva 24 anni quando fu fucilato dai nazisti a Paganelli, vicino Norcia. Era nato a Trieste, ingegnere, tenente del genio navale, dopo l’8 settembre si unì ai partigiani: si rifugiò ad Abeto entrando nella “Banda Melis”. Organizzò un’azione per rendere difficile la ritirata dei tedeschi, ma il gruppo fu sorpreso dai nemici: Sergio Forti fece ripiegare i suoi uomini e restò, da solo, a sparare. Dopo la cattura fu torturato e poi fucilato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Per saperne di più: su Abeto   Todiano

 

Abeto, dodici abitanti e una storia millenaria

Biselli, sul ponte somari a senso unico alternato

La "stretta di Biselli" in Valnerina
La “stretta di Biselli” in Valnerina

Chi lungo la strada Valnerina si dirige verso Cascia e Norcia, subito dopo Borgo Cerreto, incontrerà – tra le altre – le due gallerie denominate “Biselli 1” e “Biselli 2”. Due belle gallerie, dalla sede stradale ampia, traffico scorrevole e rapido, illuminazione più che adeguata. E via, a tutta velocità verso Cascia e Norcia. L’automobilista passa rapidamente e spesso non sa che sta perdendosi una delle eccellenze naturalistiche della Valnerina: la stretta di Biselli.
E’ quello il punto in cui il fiume Corno, nel suo lento scorrere verso la confluenza nel fiume Nera, ha scavato una specie di canyon, una gola larga sette-otto metri e profonda più di 170, con le pareti rocciose che si innalzano maestose e minacciose.
Un’eccellenza naturalistica non solo per la magnificenza del paesaggio, ma anche per la grande varietà di essenze arboree e di specie faunistiche, anche abbastanza rare, che la popolano. E per le testimonianze storiche che a quella gola sono legate e che nascono essenzialmente dalla necessità di collegamento tra l’area dello Spoletino e quella del Casciano-Nursino.
Sono relativamente pochi gli anni passati da quando è stata realizzata la nuova viabilità, quella che – appunto – taglia via  la Stretta di Biselli dall’itinerario del viaggiatore (ed anche la vicina Balza Tagliata, un camminamento “a capanna”, ossia scalpellato nella roccia, realizzato al tempo dei Romani), ma da lì, si è passati per secoli, lungo un piccolo sentiero, ed attraversando un ponte che è ancor oggi visibile e transitabile. Un ponte, chiaramente, senza parapetto; dalla sede stretta e che sconsiglia, al passaggio, qualsiasi debolezza o giramenti di testa: l’acqua del Corno – che, limpida, scorre lentamente – potrebbe essere invitante in una calda giornata d’estate, ma il ponte sta su in alto, diversi metri.
Ebbene per traversare questo stretto ponte con le “bestie da soma” fu inventato il senso unico alternato. Come definire infatti l’organizzazione che ci si era dati? Quando qualcuno si immetteva sul ponte doveva suonare una campana che si trovava in prossimità di esso dai due lati, avvertendo chi arrivava dal senso opposto, dato che due animali da soma insieme non sarebbero potuti passare.
Ce n’era anche un altro di ponte medievale, un poco più a monte, ma di esso resta soltanto l’inizio dell’arco di partenza.
Acque limpide e che scorrono lentamente, quelle del Corno, alla Stretta di Biselli. Ma mica sempre! Le sue piene hanno spesso provocato danni, nei secoli passati. Anche perché uno degli affluenti, il Sordo, in caso di piogge abbondanti contribuisce non poco ad accrescere l’impeto del Corno. Ne sanno qualcosa – tanto per rifarsi a storie riferite – coloro che, reggenti il Municipio di Norcia, pensarono di costruire proprio lì una diga che desse luogo ad un lago artificiale. Si voleva avviare l’allevamento delle trote. Si era nella prima metà del XVI secolo. Si realizzarono alcune opere, ma una piena, veemente, del Corno travolse ogni cosa. Di quel tentativo di imbrigliarne le acque resta qualche segno, difficlmene distinguibile, sulle pareti rocciose.
E’ solo nel XX secolo che il passaggio della Stretta di Biselli diventa più agevole. Prima con la realizzazione di una galleria per la ferrovia Spoleto-Norcia, che si infila nelle viscere della montagna proprio all’altezza del ponte medievale ancor oggi esistente; poi con la realizzazione della galleria stradale che, come testimonia una targa di marmo, fu opera del Genio Civile di Perugia: anno 1947.
Con la costruzione della strada attuale, e di “Biselli 1” e “Biselli 2”, quella galleria è stata chiusa da ambo le entrate con un muro a “foratoni” e, con l’apposizione di due porte di lamiera, divenne un grosso magazzino per le attrezzature delle imprese addette alla viabilità.
Oggi tutto è in stato di abbandono. La vecchia strada che conduce alla galleria a piedi è praticabile, ma pericolosa per la caduta continua di massi e pietre, anche di rilevanti dimensioni. La qual cosa ha avuto se non altro il merito di evitare che una gran quantità di rifiuti lasciati da gente di passaggio deturpasse l’intera zona. Al momento i “segni” del passaggio (bottiglie e cartacce) sono solo sui primi metri della sede stradale dismessa.