Trasferito da Terni il sindaco insegnante

Cesare Aroldi (a sin.) era sindaco di Terni, ma il ministro della pubblica istruzione, Paolo Boselli (a dx) lo trasferì a Teramo (Foto dal sito ,della Camera dei Deputati)
Cesare Aroldi (a sin.) era sindaco di Terni, ma il ministro della pubblica istruzione, Paolo Boselli (a dx) lo trasferì a Teramo (Foto dal sito della Camera dei Deputati)

In burocratese si definiva “trasloco”. E così per volere del Ministro della pubblica istruzione Paolo Boselli, l’insegnante Cesare Aroldi fu “traslocato” dall’Istituto tecnico Tacito di Terni ad una scuola di Teramo. Cesare Aroldi era di Viadana, in provincia di Mantova, a Terni era giunto nell’autunno del 1886 come professore di economia politica e scienza delle finanze. Per uno di Mantova, stare a Terni o stare a Teramo avrebbe dovuto essere la stessa cosa. Ma c’era un piccolo particolare: che nel 1890, quando ebbe l’ordine di “trasloco”, Cesare Aroldi era il sindaco di Terni. Da ex garibaldino, infatti, s’era interessato della cosa pubblica e s’era fatto apprezzare dai ternani che nel luglio dell’87 lo elessero consigliere comunale con 632 voti su settecento votanti. L’anno dopo, in novembre, Aroldi fu nominato consigliere anziano e quindi avrebbe dovuto svolgere le funzioni di sindaco, ma rinunciò. Ebbe l’incarico di assessore all’istruzione pubblica, fornendo prova tangibile delle sue capacità, tanto è vero che procedette ad un riordino generale dell’insegnamento nelle elementari ottenendo il plauso dello stesso ministro. Nel 1890, dopo nuove elezioni tenutesi a gennaio, Aroldi ebbe 1400 voti su 1500 (gli aventi diritto erano aumentati) e stavolta nonostante avesse espresso la volontà di rifiutare le funzioni di sindaco dovette svolgerle davvero. Qualche mese dopo arrivò il trasferimento. Con una specificazione, però: «Nella sua nuova residenza egli dovrà assolutamente astenersi dal prendere parte nelle gare politiche locali ed evitare d’immischiarsi negli affari amministrativi della Provincia e del Comune… Se malgrado di questi benevoli avvertimenti egli continuasse anche in Teramo a partecipare alle lotte dei partiti politici, il ministero sarà costretto a prendere contro di lui misure disciplinari». Capito, il ministro? Minacciando future misure disciplinari dava ad intendere che il trasloco a Teramo era solo questione di normali avvicendamenti tra insegnanti, per «esigenze dell’amministrazione». E così provò, non creduto, a sostenere in risposta al deputato dell’opposizione al governo Crispi, Matteo Renato Imbriani, un altro garibaldino, che non perse l’occasione per attaccare, sottolineando nel presentare un’interrogazione alla Camera, che si così rigidi si era solo nei confronti di alcuni insegnanti. Per dimostrarlo fece riferimento alla «condotta di moltissimi altri professori, i quali non solamente prendono parte attiva alla vita pubblica, non con quel sentimento di alterezza e di dignità col quale vi partecipava l’Aroldi, ma vi prendono parte, spesso, quasi come se fossero altri funzionari governativi, di altro ordine, Adunque si hanno due pesi e due misure. Quando il cittadino, professore, partecipa alla vita pubblica secondo la sua coscienza ed i suoi criteri, senza punto offendere le leggi, ma nell’ ambito delle leggi, allora per questo professore si prendono queste misure odiose o si motivano in tal modo ; quando poi – aggiungeva Imbriani – i professori partecipano .alla vita pubblica nel senso che vuole il governo e interpretando i desideri del governo, allora briglia sciolta, allora cavalli sfrenati, allora l’auriga non li trattiene più, ma anzi li spinge nell’arena». E il traslocato? Come reagì? «Provvedimento austriaco», commentò lapidario in apertura di una dura lettera che inviò al ministro Boselli. «Dunque è una punizione che mi s’infligge. E siccome so di non averla meritata così vi rispondo no: che non la subisco». E non si fermò qui. Perché la lettera continuava: «Nel vostro monito mi si vorrebbe imporre una viltà: la rinunzia a diritti che le leggi patrie mi conferiscono. Di viltà, da vecchio garibaldino, non sono uso consumarne: do le mie dimissioni. Con esse vi libero da un insegnante, forse, politicamente molesto; ma avrò dato un esempio che fra i pubblici educatori italiani vi sono ancora delle coscienze integre e dei caratteri fieramente indipendenti». Tornò a Viadana e si impegnò nel lavoro di avvocato e di giornalista. Poi fu deputato nelle file del Partito Socialista dal 1904 al 1909. E’ scomparso nel 1921.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
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