1948: alla “Terni” licenziamenti scongiurati

Il 30 novembre 1948

Presso la sede di Roma della “Terni” si raggiunse l’accordo sulla vertenza in atto da circa due mesi, quella con cui i lavoratori respingevano la decisione della direzione di procedere ad oltre duemila licenziamenti, specialmente nelle miniere di lignite. Una vertenza che da circa una settimana si era fortemente acuita.

I licenziamenti, annunciati attraverso manifesti contenenti gli elenchi di coloro che erano espulsi dal lavoro, furono ritirati. Si fece conto solo sulle dimissioni volontarie sia da parte di dipendenti delle miniere di Bastardo e Morgnano che delle cementerie di Spoleto, degli stabilimenti chimici di Nera Montoro e Papigno, delle acciaierie di Terni. Previsto un incentivo di buonuscita pari alla paga di 1100 ore di lavoro da aggiungere alla liquidazione.

Sindacati e direzione “Terni” concodarono incontri che si sarebbero tenuti nel mese dicembre per verificare l’adesione alla proposta di dimissioni volontarie da parte dei lavoratori.

Due miniere minori, quella di Branca e quella di Colle dell’Oro, sarebbero state definitivamente chiuse  dal mese di dicembre.

Il ricorso massiccio ai licenziamenti da parte della “Terni” era per il momento scongiurato. Il problema per i lavoratori si ripresentò, però pochi mesi dopo, nel corso del 1949. Fino ad arrivare alle migliaia di posti di lavoro cencellati nel 1952-53.

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