Garibaldi “sfratta” San Valentino

San Valentino? Sì, vabbè: la basilica, il santo patrono, il sepolcro ritrovato nel 1600, le reliquie… Ma nel 1907 Terni era già città operaia, anticlericale. E poi per troppi secoli erano stati i preti a decidere tutto.

Nel 1907, dopo che s’era fatto i conti con la durissima vertenza della serrata, le proteste operaie, la mobilitazione di solidarietà da tutt’Italia in aiuto ai dipendenti delle acciaierie per mesi senza salario… Beh, dato che c’era da celebrare il centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi e visto che il Generale e le camicie rosse nel 1849 s’erano fermati proprio lì, a San Valentino, il consiglio comunale di Terni stabilì che prima di San Valentino veniva Garibaldi. E deliberò: “Dal 4 luglio 1907 la Borgata S. Valentino si chiama Borgo Garibaldi”. La delibera (sindaco era Vittorio Faustini, ma a settembre quando ci fu l’approvazione definitiva era malato) fa parte dei documenti che l’associazione San Valentino-Borgo Garibaldi ha tirato fuori dagli archivi e custodisce gelosamente. “Borgo Garibaldi – spiega Lorenzo Manni, membro dell’associazione – a quanto risulta è ancora il nome ufficiale, riferito a quel che c’era allora: la chiesa, il convento, la mola dell’olio e poche case vicino alla chiesa e lungo via Mentana. Poi quando la zona s’è popolata è diventata il quartiere San Valentino, perché comunque questa zona della città s’è sempre chiamata così ed è stata sempre identificata col santo”.
Via Mentana, oggi secondaria e spezzata in due dalla strada dei Quartieri, fino alla metà degli anni Settanta del ‘900 collegava il centro cittadino alla basilica che ospitava le spoglie del santo patrono. Era l’antica via Salara che da Interamna arrivava alla Salaria e nel reatino.
strada-san-valentino2Per la festa del patrono si popolava di bancarelle. Chi si spostava dal centro traversava il fiume Nera grazie alla passerella di via del Cassero, tirata su in emergenza dopo che la guerra aveva distrutto l’antico ponte del Sesto o ponte Romano. E’ ancora utile e ormai struttura stabile. Il ponte Romano (ora solo di nome) è stato ricostruito più su. Nocchie, giocattoli, porchetta e zucchero filato. Era la fiera di San Valentino, che si svolgeva lì.
Via Turati, oggi strada di grande traffico, esisteva, ma finiva col Villaggio Italia. Da lì uno stradone di ghiaia conduceva alle Grazie e Cesure.
L’asse viario principale s’é spostato. Da via Mentana il cui tracciato passa in faccia alla basilica di San Valentino, a via Turati. Anche da qui si vede il complesso basilica-convento, ma il retro. A Terni succede anche per l’ex palazzo Papale oggi biblioteca (s’affaccia su piazza ella Repubblica, ma il prospetto principale è su piazza Solferino) e per Palazzo Spada, il cui ingresso è su via Roma. La mobilità del XX secolo ha chiesto spazi più ampi. Niente crucci per questo, tanto meno per quelli del Borgo Garibaldi, che la basilica la guardano “in faccia”; come la porta d’ingresso all’ex convento, ex alloggio popolare, ex Università (lì c’era Scienze Politiche).

Proprio sopra quella porta è la lapide: “Nel luglio del 1849 Giuseppe Garibaldi movendo per Venezia ristorava qui gli avanzi gloriosi dei difensori di Roma”. Naufragata la Repubblica il Generale, con Ugo Bassi, Ciceruacchio e Anita gravemente malata, ripiegava. Andava a combattere per la repubblica di Venezia.

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