Il vescovo ai Ternani: “Sottoscrivete il prestito Littorio, vi conviene”

2 dicembre 1926

“Potrà sembrarvi strano che io mi rivolga a voi per uno scopo in apparenza estraneo alle visioni e ai doveri del mio Ministero, ossia per raccomandarvi di contribuire con la parola, e più con l’esempio, alla migliore riuscita del prestito del Littorio”.

Non si bagliava, il vescovo di Terni e Narni, Cesare Boccoleri. Strano era strano. Un vescovo che scendeva in campo esortando i fedeli a versare quote di danaro per dare una mano al governo Mussolini, ben sapendo che il rimborso, pur se ad un tasso del 6%, lo si sarebbe ottenuto a lungo termine, vale a dire parecchi anni dopo.

Un intervento singolare, quello di monsignor Boccoleri, anche per le motivaziioni che forniva: “Credo di dover cooperare con questo incitamento, che nello slancio delle sottoscrizioni di questi primi giorni può anche sembrare superfluo, ad un’opera solenne come un dovere sociale, decisiva come una grande battaglia”. Anche una certa dose di enfasi, c’era nel suo messaggio ai fedeli,  diffuso quel 2 dicembre 1926. Ma lo scopo era – spiegò – anche quello di fare in un certo senso il vantaggio della gente comune. Perché era facile “intuire che l’attuale prestito è un do ut des che impegna la nostra contribuziione e la nostra fiducia con le garanzie date da un Governo sano e forte, il quale si propone di sanare la finanza dagli esaurimenti prodotti dalla guerra e di rendere indipendente la nostra patria dal settarismo o, certo, dagli egoismi qualche volta crudeli della plutocrazia internazionale”.

Il vescovo era insomma convinto che sottoscrivere il prestito del Littorio serviva anche a far barriera contro i settarismi “rossi” e contro la plutocrazia. Il rischio era, altrimenti, che i terreni diventassero “sterposi come l’orto di Renzo, le case deprezzate e tristi, se incombesse sulla Nazione l’atmosfera greve della miseria collettiva, il silenzio mortifero delle officine e dei commerci”. Una sottoscrizione contro l’apocalisse, quasi. E comunque un messaggio che a suo modo spingeva verso l’ottimismo, anche se la “Quota 90” aveva portato al limite dell’indigenza le classi più povere.

E proprio con un’esortazione all’ottimismo il vescovo di Terni e Narni concludeva il messaggio ai fedeli: “Incoroniamo di gioia e di speranza il sacrificio delle imposte con  la spontaneità e la copiosità di queste sottoscrizioni che rappresentano, a testimonianza degli esperti, un ottimo collocamento di capitali, ed una garanzia d più decisiva rinascita nazionale”. Il problema era solo che a Terni, città operaia, chi ce li aveva i capitali da far fruttare?

Cesare Boccoleri, ligure, nacque a  il 21 marzo 1875. 
Nel dicembre del 1897 fu ordinato prete ed nel 1921 
divenne vescovo di Terni e Narni. Resse la diocesi 
fino al 1940, quando fu promosso arcivescovo di Modena. 
E' scomparso il 31 ottobre del 1956.


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