Ferriera del '700 a Terni

Pio IX a Terni non va in duomo, ma alla Ferriera

Il 5 maggio 1857

Papa Pio IX fu a Terni. La sua visita rientrava in un programma d’incontri che egli decise di avere con le popolazioni dello stato pontificio per cercare di dimostrare l’infondatezza di certe accuse che gli venivano rivolte principalmente dal governo piemontese, e che riguardavano proprio uno scarso interesse del papato per le esigenze delle popolazioni. Il classico cerimoniale fu stravolto e quella di Pio IX non fu la solita visita pastorale. Il papa non andò in Duomo o al vescovado, né sfilò in corteo per le vie cittadine. A Terni egli si recò alla Ferriera, considerata alla metà del XIX secolo, il più importante insediamento industriale del papato. La cosa fu interpretata anche come un importante segnale: un avvicinarsi della Chiesa al mondo del lavoro e nel contempo all’economia capitalistica.

ferriera papale terni
Pio IX

Di riflesso, a Terni, si considerò la scelta di Pio IX come il riconoscimento della nascente, ma già prorompente, vocazione industriale di una città che in quel periodo aveva circa centotrenta opifici, due dei quali erano di dimensioni più che ragguardevoli: la Ferriera e il cotonificio Fonzoli che aveva da poco realizzato uno stabilimento in cui lavoravano trecento persone. Da una parte la Ferriera, gestita da una società romana, dall’altra una realtà nata dall’apertura della famiglia Fonzoli a capitalisti esteri che furono ammessi nella società. Il tutto corroborato da una propensione alla cultura tecnica e, soprattutto, dalla disponibilità e sfruttamento dell’energia idrica.
Agli occhi del papa si affermò quindi l’immagine di una Terni economicamente vivace, pronta ad immettersi sulla strada dell’industria e del commercio, e che contava sul completamento della ferrovia Roma-Ancona, allora in corso di realizzazione, per un ulteriore sviluppo.
Da questo punto di vista, l’annessione dell’Umbria al Regno d’Italia, avvenuta tre anni dopo, ebbe un contraccolpo negativo sull’economia cittadina. I settori diffusi di attività erano infatti la produzione di olio, le concerie,  l’industria tessile (s’era avviata anche quella della seta). Trovarsi all’improvviso, a concorrere sul mercato con le industrie tessili del nord Italia e con le produzione olearie del Sud; fare i conti con l’aumento vertiginoso del costo del bestiame e quindi delle pelli, la materia prima delle concerie, provocarono non poche difficoltà.

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