Fucilazione per cinque operai, ma era solo propaganda

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«Un nuovo delitto del governo – titolava l’Unità – Cinque operai fucilati a Roma?». Notizia sconvolgente, specie a Terni dato che si parlava di operai delle acciaierie. Pure se quel punto interrogativo, insieme ai dubbi, alimentava la speranza che non fosse vero.
Nel 1936, dell’Unità che era un foglio clandestino uscirono 14 numeri. Gli operai erano stati arrestati alle acciaierie di Terni, nell’agosto di quell’anno, specificava il giornale. Era da poco in corso la guerra civile in Spagna, il governo fascista appoggiava le truppe del “generalissimo” Franco, mentre tanti italiani, anarchici e di sinistra, andarono volontari nelle Brigate Internazionali, nell’esercito del “Fronte Popolare”. I militanti, in Italia, promuovevano azioni di concreta solidarietà a favore degli spagnoli che s’opponevano a Franco.
A Terni, era in corso una colletta per inviare aiuti. Nello stesso tempo, s’era promossa una protesta contro il governo per alcune misure che avevano avuto pesanti ripercussioni specie su chi viveva di salario. Intervenne la polizia e «parecchie decine di operai furono arrestati» scriveva l’Unità aggiungendo: «Il governo cercò di mettere le cose a tacere. Un giornalista straniero fu espulso dall’Italia per aver mandato la notizia al proprio giornale». Ma la notizia ormai era stata diffusa e il Governo diramò un comunicato ufficiale: «La polizia ha arrestato una ventina di operai fra i duemila che lavorano alle acciaierie di Terni», spiegava. «Gli arresti furono conseguenza del fatto che quegli operai avevano distribuito alcuni manifestini in favore del Fronte Popolare spagnolo oltre ad aver raccolto dei fondi attraverso una colletta nell’intento di mandarli in Spagna». «Gli arrestati – continuava la nota – saranno tradotti davanti al Tribunale speciale per la difesa dello stato. La minima accusa che si possa muover loro è d’appartenere o aver voluto ricostituire un partito disciolto e d’aver fatto della propaganda comunista».
L’Unità non si lasciava certo sfuggire l’occasione di affondare la lama, proprio quella della propaganda. Tsè, commentava, venti arrestati! Saranno almeno un centinaio. Ed aggiungeva mostrando sorpresa: adesso «raccogliere venti centesimi vuol dire per il governo appartenere e voler ricostituire un partito disciolto e fare della propaganda comunista». E giù, una serie di commenti ed
attacchi, di frasi ad effetto.«Al Tribunale speciale siano mandati i mercanti di cannoni, i fornitori di aeroplani, d’armi e munizioni ai ribelli. Questi e questi soli mettono in pericolo la sicurezza del paese».
La notizia delle condanne inflitte dal tribunale speciale agli operai ternani fu riportata in un numero successivo dell’Unità. Vi si legge: «Si è svolto alla fine di ottobre il processo contro trenta operai delle Acciaierie di Terni, arrestati nel mese di agosto in seguito a una manifestazione organizzata dai lavoratori all’uscita dalla fabbrica contro l’invio di armi ai ribelli spagnuoli. Venticinque operai sono stati condannati a trent’anni di reclusione ciascuno,mentre altri cinque sembra siano stati condannati alla fucilazione, con il pretesto di aver sabotato la fabbricazione delle armi destinate a Franco». «Il tribunale degli assassini – continua l’articolo dell’Unità – vuole rispondere con il piombo alla passione con la quale il popolo di Garibaldi segue l’epica lotta per la libertà in Ispagna».
Comunque quelle sentenze di condanna a morte, se mai furono pronunciate, non ebbero seguito. Dei cinque operai che avrebbero corso il rischio di finire davanti al plotone di esecuzione non si è mai saputo niente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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