Casiello, il fotografo che ha ritratto tutti i ternani

Oreste Casiello
Oreste Casiello

Oreste Casiello, di origine campana, imparò a fare il fotografo mentre era militare in aviazione. Finita la seconda guerra mondiale si trasferì a Terni dove mise a frutto l’arte imparata. Aprì un negozio di fotografia in corso Vecchio ed lanciò l’idea della foto ricordo delle scolaresche. In tanti anni praticamente tutti i ternani si sono messi in posa per lui.

Quando, nel 1978, scomparve all’età di 71 anni, non c’era un ternano che non lo conoscesse. Davanti all’obbiettivo della sua macchina fotografica si sono messi praticamente tutti coloro che hanno abitato a Terni e che vi sono nati nel periodo che va dall’immediato dopoguerra fino agli anni Settanta del secolo scorso. E non c’era famiglia che non avesse in casa almeno una foto che con su stampato, nella parte posteriore, la scritta “Foto Casiello”. Era lui, Oreste Casiello, classe 1907, salernitano trapiantato a Terni, che scattava le foto ricordo alla fine dell’anno scolastico.

La macchina piazzata su un cavalletto nel cortile di una scuola elementare, sul tetto a terrazzo del liceo o davanti alla scalinata dell’ingresso dell’istituto tecnico: e via, una dietro l’altra arrivavano le classi. Tutti in posa a guardare nell’obiettivo. Poi lo scatto: clic. “Fermi!” tuonava immancabilmente Casiello: “Facciamone un’altra”. Due pose per ogni classe, cosicché c’era la scelta, casomai uno fosse uscito con gli occhi chiusi o l’espressione da tontolone.
Un paio di generazioni di ternani lo hanno incontrato, dalle elementari fino al liceo.
Casiello, dopo gli studi superiori si era iscritto all’Accademia Aeronautica dove conseguì il brevetto di “Osservatore fotografo”. Fu lì, insomma, che imparò il mestiere. La guerra buttò forse all’aria i suoi progetti, fattostà che nel 1946 arrivò a Terni, ed aprì lo studio fotografico “Cine Leica Casiello”, in corso Vittorio Emanuele (oggi Corso Vecchio).
Allora non c’era il telefonino per fare le foto, e pochi erano coloro che possedevano un apparecchio, pur di basso costo e di facile uso, come la Comet Bencini. Si andava nello studio fotografico per un ritratto da mandare alla fidanzata; per fissare un momento di felicità: gli sposi per la foto di rito si recavano dal fotografo. E poi, ovviamente, c’erano le foto tessera. A Terni non c’era solo lo studio Casiello: suoi colleghi e concorrenti di chiamavano Angelici, Usignoli… Casiello trovò la maniera di lavorare di più, con le foto ricordo delle scolaresche.
Lasciò un archivio di grande valore documentale: là dentro ci sono le facce di tutti i ternani dell’epoca. Non solo scolaresche, ma ritratti, matrimoni, eventi cittadini. La Provincia organizzò una mostra con le immagini tratte da quell’archivio che nel contempo acquisì con l’intenzione di valorizzarlo. Era il 1985. Non se ne è saputo più niente.

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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