Collestatte frazione di Terni

Collestatte, piazza regalata: il Comune accetta 30 anni dopo

Era il primo aprile del 1922 quando il conte Paolo Manassei scriveva al Comune proponendo la donazione di un’area di 7.620 metri quadrati di proprietà della sua famiglia: l’area antistante la chiesa di San Liberatore a Collestatte. Ci vollero trent’anni prima che, nel maggio 1952, il notaio potesse perfezionare, finalmente, l’atto. 1 aprile 1922: sei mesi prima della marcia su Roma; cinque anni prima che il Comune di Collestatte – cui la lettera era indirizzata – fosse cancellato ed inglobato in quello di Terni che diventava capoluogo di Provincia. Diciotto anni prima che l’Italia entrasse in guerra. La quale era solo un terribile ricordo quando, unanime, il consiglio comunale di Terni rispose sì alla proposta. Sindaco era un comunista: Luigi Michiorri, uno che i nobili come i conti Manassei li guardava di traverso, ma a caval donato… Il Comune pagò le spese notarili: 15.534 lire.
In quei trent’anni il mondo era cambiato. Il conte Paolo era passato a miglior vita, tanto è vero che il Comune dovette trattare con gli eredi, i figli Minervina ed Alessandro ed i fratelli di Paolo, Barnaba e Ottavio. Tutti confermarono la volontà di cedere il terreno “in vocabolo Santa Croce, di natura pascolativo, della superficie di tavole 7,62 e con reddito imponibile di 4,57 lire”.
D’altra parte quel pezzetto di terra era piccola cosa in confronto alla totalità dei possedimenti dei Manassei.san-liberatore

La famiglia del conte Paolano Manassei che nel 1905 divenne senatore del regno d’Italia, il padre di Paolo e Barnaba (oltre che di altri sette figli, cui _ evidentemente _ nel riparto dell’eredità erano toccate altre proprietà). Originari della Francia, i Manassei si trasferirono in Italia prima dell’anno Mille. Tra gli antenati del conte Paolano c’erano podestà di Firenze, Orvieto, Todi; capitani del popolo e padre Barnaba Manassei fondatore dei Monti di Pietà. I diritti feudali e di vassallaggio su Collestatte e Torre Orsina arrivarono sotto il pontificato di Alessandro VII. Primo feudatario fu Antonio Manassei, che, a Terni, aveva sposato Anna Maria Mazzancolli, appartenente – anche lei – ad una nobile e facoltosa famiglia.
I signori di Collestatte e Torre Orsina, non si chiusero in casa nei due piccoli centri della Valnerina ternana. Anzi, a Terni costruirono, quasi subito (nel 1500) un importante palazzo che si dice realizzato sulle case che furono dei Tacito, lo storico Cornelio, l’imperatore Marco Claudio e l’imperatore Annio Floriano. Leggende, sembra, ma non certo leggenda fu l’espletamento della loro signoria sui “castelli” di Collestatte e Torre Orsina dove furono, oltre che proprietari di vasti territori e residenze, severi amministratori della giustizia penale e civile e signori assoluti.
A vocabolo Santa Croce, su quel terreno ceduto al Comune, ad un paio di chilometri da Collestatte, sul crinale che dà verso Terni, c’è la chiesa di San Liberatore, il patrono di Collestatte. I Manassei forse vollero scrollarsi di dosso alcune responsabilità, visto che quell’area era di fatto a disposizione di tutti. O forse il loro fu davvero un atto “di affetto e di attaccamento al paese natio”, come scriveva il conte Paolo. Certo è che pensavano che tutto si concludesse in maniera un po’ più celere. Comunque, nel maggio del ’52 l’avvenimento fu ricordato con una lapide affissa sulla facciata della chiesa di San Liberatore: “Il Comune di Terni, grato del munifico gesto ricorda che questa area… fu donata spontaneamente pro bono pubblico nel maggio dell’anno 1952 dai signori Manassei di Collestatte”.

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 ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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