Metelli, Dottori e Picasso

«Guardate queste biciclette – esorta Paolo Cicchini rivolto ad una nidiata di ragazzini di una decina d’anni – vedete niente di particolare?». Il quadro rappresenta “La visita di Mussolini a Terni”: è uno dei quadri in mostra a Terni nella sede della Fondazione Carit. Una mostra dedicata ad Orneore Metelli, grande pittore naif. Ancora Metelli? «Come sarebbe a dire! – replica Cicchini, critico d’arte e curatore della mostra insieme a Maurella Eleonori – Di Metelli si parla spesso, ma lo tengono in un modo… Nel campo dell’arte se lo stavano già dimenticando, era necessaria un’iniziativa seria, e non lo dico perché ci sono di mezzo io…».
La mostra si è tenuta per le festività natalizie del 2014. «Abbiamo prenotazioni anche per tutto il giorno 10 – spiega non senza soddisfazione Maurella Eleonori – Scuole, soprattutto, ma è proprio ai più giovani che ci rivolgiamo per una riscoperta non solo di un grande come Metelli, ma anche della storia cittadina. Una migliore conoscenza di quel che siamo non può che avere effetti positivi anche sull’amore e il rispetto per la città».
Ma torniamo alle ruote delle biciclette. Nel quadro sono “cavalcate” da dieci omini che scortano la vettura su cui Mussolini passa da Viale Brin a piazza Valnerina, diretto verso la fontana di piazza Tacito. «Le ruote sono in movimento, Metelli le rappresenta mentre girano, e le bici scortano la macchina di Mussolini di cui si vede la scia… E’ una scelta precisa, perché Metelli non era uno che nei suoi quadri mettesse qualcosa per caso… E’ espressione di un concetto che in un naif non ci si aspetta di trovare. Siamo davanti ad un Naif futurista», spiega Cicchini.
I curatori della mostra “Metelli, il racconto della città ch c’era” non hanno dubbi: il pittore–calzolaio si avvicinò decisamente al futurismo, attraverso Gerardo Dottori, artista perugino che del Futurismo fu alfiere. E Metelli aveva contatti e scambi di idee con Dottori che, per parte sua, apprezzò significativamente alcune opere di Metelli. Il dinamismo, tratto essenziale del Futurismo, e l’aeropittura, la rappresentazione di oggetti visti dall’alto, tratto che trova proprio in Dottori uno dei più convinti assertori, rimbalzano nelle opere del naif ternano. Forse non sono, in gran parte, visti dall’alto gli scorci paesaggistici di Metelli? Le piazze, le strade della Terni che c’era, non sono spesso dipinte da chi le osserva dai piani alto di una delle abitazioni? Ma non basta. Perché ad un certo punto, dopo quella “Visita di Mussolini” Metelli imbocca decisamente la strada dell’aeropittura, con le panoramiche della città ed i paesaggi: «Guardate come dipinge il Terminillo – spiega Cicchini ai ragazzi – in “Gare di sci”. Come esce chiara la percezione di un baratro, e come traspaia il buttarsi giù lungo il pendio innevato da parte degli sciatori. E osservate, ancora, in quest’altro dipinto che si chiama “Veduta dall’alto”: due strade che s’intersecano e tra di esse, proprio guardando in prossimità del punto di unione come si subisca una sensazione di pericolo di una caduta nel vuoto da parte dell’osservatore».
Un Metelli che nasce col “quid” del pittore, ma forse non lo sa e che comincia a dipingere per diletto e senza essere in possesso delle cognizioni “canoniche”; ma che poi nel procedere della sua esperienza, osserva, conosce le tendenze a lui contemporanee, “pesca” nelle idee e nelle tecniche di artisti di vaglia. Come Dottori, appunto. Ma anche come Picasso. E così per illustrare la particolarità di uno dei quadri più fascinosi e nel contempo pieni di mistero tra quelli messi in mostra, Paolo Cicchini ricorre proprio a Picasso. E a Peppa Pig. I ragazzi ridono, più che altro per lo stupore a fronte di una citazione che mai si sarebbero aspettati: «Peppa Pig si presenta sempre di profilo, ma ha tutti e due gli occhi in evidenza, seppure su un solo lato del viso. Non ne fanno mistero gli autori di Peppa: hanno copiato il concetto da Picasso. Ora guardate un attimo questa bicicletta e ditemi cosa notate». Il quadro si intitola “L’amante con la bicicletta”: un uomo intabarrato in un cappotto chiaro, elegante, che cammina spingendo una bicicletta. Costeggia una casa. Da dietro la persiana, verde come il capello a larghe tese indossato dall’uomo, fa occhiolino una donna. Dalle maniche del cappotto dell’uomo, elegante, con un maglione a collo alto, stivali rossi ai piedi, sporgono i polsini della camicia, ma non la mano sinistra. Con la destra spinge la bicicletta tenendola per il manubrio. «Il manubrio è come Peppa Pig» dice una ragazzina sveglia là davanti. «Già – dice Cicchini – il manubrio ha le manopole che stanno entrambe dalla stessa parte: sarebbe inguidabile la bici se il manubrio stesse così. E come gli occhi di Peppa Pig, come certi ritratti di Picasso cui Metelli sembra essersi ispirato. E Picasso, che non ne faceva mistero , lo sapete?, aveva copiato dalle pitture rupestri di Lascaux, roba di 12–14mila anni prima di Cristo». Poi, sottovoce aggiunge ad un amico d’una certa età e che non si scandalizza: «Il manubrio è fatto come le corna. Oh! Le corna del toro, naturalmente…».

Walter Patalocco

Pubblicato da "Il Messaggero Umbria", 11 dicembre 2014


 Su Orneore Metelli vedi anche: 1 - 2

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