Archivi tag: Saffat

Blitz di re Umberto alle acciaierie poco dopo l’alba

Re Umberto di Savoia lascio il letto prima dell’alba quella mattina del 12 luglio 1887. Il treno speciale che doveva condurlo a Terni per una visita-lampo alle acciaierie partì da Roma alle 4 e 10. Continua a leggere Blitz di re Umberto alle acciaierie poco dopo l’alba

Annunci

Viale Brin, il cuore della Terni industriale

Viale Brin, il cuore pulsante della Terni industriale. Alla metà degli anni Sessanta, al cambio del turno, migliaia di operai la percorrevano in bicicletta, in scooter o sul bus di linea. Lì stavano tutte le fabbriche principali, fatta eccezione per la Polymer. Allora erano circa ottomila gli occupati alle acciaierie, Continua a leggere Viale Brin, il cuore della Terni industriale

Acciaierie, ammazza il capo officina che vuole licenziarlo

18 ottobre 1884
La notizia secondo cui a Terni c’era stato un omicidio all’interno delle Ferriere era di quelle atte a creare una certo scalpore. Si, perché riferita in quei termini favoriva il nascere di una serie di congetture e di valutazioni attorno ad un precedente omicidio, commesso giusto un mese prima, il 18 settembre, di cui era stato vittima il direttore della fabbrica, Continua a leggere Acciaierie, ammazza il capo officina che vuole licenziarlo

Sciopero di Ferragosto alle acciaierie

Il 19 agosto 1888,
con la mediazione del deputato Ettore Ferrari si raggiunse l’accordo tra la direzione delle acciaierie di Terni e i seicento operai che erano scesi in sciopero Continua a leggere Sciopero di Ferragosto alle acciaierie

Lo sciopero del 1889 alle acciaierie

Il 13 gennaio 1889
Gli operai delle acciaierie di Terni decisero che lo sciopero – in corso da alcuni giorni – proseguiva ed anzi l’azione di protesta doveva divenire più stringente. La crisi, anche allora, era diffusa in tutto il mondo industrializzato, aveva determinato una riduzione dei salari e un calo del potere di acquisto. Gli operai dell’acciaieria chiedevano Continua a leggere Lo sciopero del 1889 alle acciaierie

Vacanze alle terme Manni di piazza Tacito

 

Lalbergo della Saffat ex Manni in piazza Tacito
L’albergo Manni in piazza Tacito a Terni

“Società degli Alti Forni, Fonderie ed Acciaierie di Terni”: la scritta, in neretto e caratteri grandi fa parte di un tamburino pubblicitario sul quotidiano La Stampa, pubblicato per molti giorni consecutivi del gennaio 1887. Le acciaierie di Terni sono nate da appena tre anni. La “Saffat”, si spiega nell’inserzione pubblicitaria, è una società “Anonima con sede inTerni”  che ha un capitale di16 milioni di lire “interamente versato”. La sorpresa, però, arriva dopo. Perché la società delle Fonderie pubblicizza la ghisa o l’acciaio prodotti, ma un albergo. “D’affittare o da vendere a condizioni da convenire”. E illustra: “Nuovo Albergo con stabilimento bagni a Terni”,  un “Grande e decoroso edificio sulla nuova piazza Cornelio Tacito, entro barriera sulla strada della stazione,con grandi sale per ristorante, caffè, bigliardo, sale di lettura e di aspetto, bagni, terrazze e 37 camere. Bagni caldi e vasca natatoria”.Gli interessati potevano rivolgersi “Per informazioni e trattative”  a Terni, alla direzione generale della Società degli Alti Forni,Fonderie ed Acciaierie; a Roma,in via Nazionale 163; a Padova all’Ufficio della Società Veneta per Imprese e costruzioni pubbliche.

iNSERTO PUBBLICITARIO SAFFAT albergo manni piazza tacito Terni
L’annuncio Saffat per vendere l’albergo Manni

Ecco spiegato, allora, il perché la Saffat, società proprietaria della acciaierie si trova in possesso di un albergo con “bagni caldi e vasca natatoria”. Era una delle tante e considerevoli proprietà che la società “Veneta” guidata da Vincenzo Stefano Breda aveva acquisito a Terni ancor prima di far società con Cassian Bon. Sia Breda che Bon furono uomini d’affari ed imprenditori che svilupparono le loro attività nel primo periodo post-unitario, buttandosi nel business della costruzione di infrastrutture  necessarie per far sì che l’Italia si avviasse a diventare uno stato moderno ed industrializzato. Gli investimenti erano fortemente incoraggiati e gli imprenditori che aspiravano ad assicurarsi l’ingente mole di lavori utilizzavano ogni risorsa per ottenerli. I contatti personali di Breda con membri del governo e del parlamento, le buone conoscenze (e parentele) del Bon in Vaticano ebbero il loro peso. E certo la Società Veneta si dette un bel da fare per far nascere le acciaierie a Terni dove aveva non pochi interessi. Tra questi c’era pure l’albergo. Costruito dai fratelli Manni (Pietro, Luigi e Agostino), un albergo di lusso e adatto – a quanto pare – anche ad un vacanza di tipo termale. L’acqua utilizzata per “i bagni caldi e piscina termale” veniva captata da una delle forme che servivano di energia idraulica tutta la città e veniva opportunamente riscaldata. Era l’acqua del Nera insomma.
Sarà stato venduto facilmente l’albergo dalla Saffat? Chissà. Certo è che anni dopo quella costruzione era stata destinata ad altri usi, ospitando, tra l’altro l’ambulatorio del medico Bracci (quello proverbiale di “Se te do ‘n cazzottu non te sarva mancu Bracci”. Tra demolizioni e ricostruzioni successivamente lì fu la sede dell’Inam, “la mutua”, del Pci. Oggi c’è la banca Bnl.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Vacanze alle terme Manni di piazza Tacito

Vittorio Faustini, il sindaco cacciatore

Castelchiaro (Terni), casale dei Faustini
Il casale dei Faustini a Castelchiaro

A Castelchiaro, la Flaminia, uscita da Narni e dirigendo verso Terni, nel valicare la collina, passa tra due fabbricati: quello che fu un rimessaggio-fienile e un casino di campagna, restaurato qualche anno fa, ora dipinto di rosa. Sulla facciata spicca una targa, con l’effigie in bronzo di un uomo baffuto: è quella di Vittorio Faustini. Uno della famiglia di Pietro (chiamato “il Garibaldi ternano” per via del suo impegno risorgimentale e l’amicizia col Generale), Francesco, deputato repubblicano del… Regno d’Italia, e Benedetto, architetto cui, a Terni, si deve – tra l’altro – corso Tacito.
E’ il meno noto ai più, tra i Faustini, eppure non è che, ai suoi tempi, sia proprio rimasto nell’ombra. Basta scorrere l’elenco dei sindaci di Terni e si troverà cosi che Vittorio Faustini fu sindaco per una decina di anni, dal 1905 al 1914. Anni difficili, se ci si pensa su. Quando fu eletto le acciaierie, nate una decina di anni prima, erano ormai una realtà più che consistente: con tutto quel che ne conseguiva per la città. Terni era cresciuta in maniera esponenziale e l’inurbamento massiccio aveva generato diversi problemi. E c’erano anche le questioni più propriamente legate alla fabbrica. E’, per esempio, nel 1906 che comincia il braccio di ferro tra la Saffat (le acciaierie, cioè) e gli operai che portò alla serrata del 1907. In discussione c’erano i rapporti tra l’azienda e i suoi tremila operai. Si discuteva intorno a diritti essenziali: orari, condizioni di lavoro, infortunati che venivano mandati a casa perché non piu “abili e remunerativi” per l’azienda.

La lapide che ricorda Vittorio Faustini
La lapide di Castelchiaro

Vittorio Faustini, sindaco, anch’egli- come il fratello – repubblicano ai tempi del Regno d’Italia, si trovò a fare i conti con una situazione del genere. Operò così come avrebbero fatto ottant’anni dopo i suoi successori: ponendosi come mediatore tra la direzione e il sindacato, richiamando l’azienda alle sue responsabilita, coinvolgendo ministri e ministeri perché le esigenze dei lavoratori venissero considerate. D’altra parte faceva parte di una famiglia in cui le istanze sociali si erano respirate sempre. Pur se con qualche contraddizione. Perché sempre di borghesia rurale, si parla: “Possidente” c’e scritto alla voce “professione” nell’elenco dei sindaci di Terni, a fianco al nome di Vittorio Faustini.
La famiglia era proprietaria di grandi appezzamenti di terreno nella pianura tra Terni e Narni. Una pianura fertile, coltivata a mais, grano, cereali di vario tipo, cocomeri. Dove vivevano, nei casali di proprieta dei Faustini, numerose famiglie di mezzadri; e dove trovavano occupazione come braccianti molti di coloro che abitavano sulle colline e che andavano “Jo ‘n i Piani”, al di là “de ‘a strada romana” a spezzarsi la schiena nei lavori stagionali.
Quasi illeggibile quella lapide posta sul casino di campagna di Castelchiaro. C’è comunque solo un accenno all’attivita amministrativa. Non si parla della serrata del 1907 alle acciaierie, dei disordini, di un momento delicatissimo della vita cittadina. E neanche di altri cambiamenti importanti delle’poca: l’elettrificazione della citta; l’apertura definitiva della linea di tramvia tra Terni e Ferentillo. Faustini fu pure il sindaco che rischiò di essere rimosso per fatti di clientelismo. Pericolo evitato grazie alla concomitanza delle elezioni politiche –siamo nel 1909- nelle quali fu eletto deputato suo fratello Francesco.
Quella lapide a Castelchiaro lo consegna alla storia solo quale grande cacciatore.

Vittorio Faustini, il sindaco cacciatore

©RIPRODUZIONE RISERVATA

La Saffat, nata fonderia è diventata una banca

La Fonderia di Terni Saffat
La Fonderia Saffat in viale della Stazione a Terni

La riunione iniziò alle due di pomeriggio. Tre ore e mezza dopo, Ulisse Contessa notaio in Stroncone, sigillava l’atto, cinque fogli di carta bollata. Alle 17,30 del 10 marzo 1884, nasceva la società anonima per azioni Saffat, Società degli Continua a leggere La Saffat, nata fonderia è diventata una banca