Archivi tag: Papigno

1925: fascisti malmenano Angelucci, segretario di Tito Oro Nobili

Aggredito e malmenato mentre a piedi, il 30 marzo 1925, percorreva una strada del centro di Terni. Per strappare Ruggero Angelucci dalle mani di un manipolo di fascisti,  dovettero…

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1558, il Comune di Terni vende mezza Marmore per 50 ducati

Il 23 gennaio 1558 il Comune di Terni  decise di vendere una vasta area in contrada Porto delle Marmore, ad un cittadino di Papigno, Pier Sante Capoccetti. L’area, confinava con la “strada pubblica”- vale a dire la strada della Sgurgola (⇒) – il “lago Velino”,

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Viale Brin, il cuore della Terni industriale

Viale Brin, il cuore pulsante della Terni industriale. Alla metà degli anni Sessanta, al cambio del turno, migliaia di operai la percorrevano in bicicletta, in scooter o sul bus di linea. Lì stavano tutte le fabbriche principali, fatta eccezione per la Polymer. Allora erano circa ottomila gli occupati alle acciaierie, Continua a leggere Viale Brin, il cuore della Terni industriale

1883, s’inaugura la ferrovia Terni-Rieti-L’Aquila

Il 28 ottobre 1883

a Terni fu il giorno dell’inaugurazione del collegamento ferroviario con Rieti, l’Aquila e Sulmona. In realtà quel giorno si celebrava il completamento dell’opera che era stata realizzata, Continua a leggere 1883, s’inaugura la ferrovia Terni-Rieti-L’Aquila

Terni e il “mistero” dei Carrara

A Terni, dalla parte est, si entra traversando Ponte Carrara, e percorrendo Continua a leggere Terni e il “mistero” dei Carrara

Dal giudice 376 operai di Papigno

Papigno inquinamento
Lo stabilimento di Papigno 

Il Ferragosto loro lo avevano passato in fabbrica, quella di Papigno, perché l’avevano occupata. La “Terni”, che nel 1961 era proprietaria dell’impianto, li denunciò e così nel marzo del 1965, quattro anni dopo, eccoli a gruppetti presentarsi a Palazzo di Giustizia a Terni per essere interrogati dal giudice istruttore. Si andò avanti per giorni perché gli operai denunciati e finiti sotto indagine erano 376.
La faccenda era andata per le lunghe perché c’era stato un conflitto di competenza:doveva procedere la Pretura oppure la Procura della Repubblica di Terni? Fu necessario attendere il pronunciamento della Corte di Cassazione che riconobbe la competenza della Procura e quindi del Tribunale. Questioni analoghe, a Firenze e Bologna,  s’erano risolte ben più alla svelta decretando il non luogo a procedere poiché l’occcupazione di una fabbrica non costituiva un reato.
Cos’era accaduto a Papigno? Nell’agosto del 1961 era in corso uno sciopero da due settimane l protesta era legata al rinnovo del contratto di lavoro nazionale dei chimici, la categoria cui appartenevano i lavoratori di Papigno. Quel contratto non era stato sottoscritto dalla Cgil che chiedeva miglioramenti salariali. S’era intavolata una trattativa interna che andava per le lunghe, fino a che la direzione dello stabilimento su decisione della “Terni” abbandonò la fabbrica di cui, gli operai, decisero l’occupazione. S’era sotto Ferragosto e gli operaila festa d’estate la passarono lì, dentro i capannoni di Papigno.
Un’occupazione tranquilla, che terminò subito in quanto le trattative ripresero concludendosi, anzi, con l’accettazione da parte della “Terni” delle proposte di contratto integrativo avanzate dal sindacato.
Ma la denuncia scattò ugualmente e così si innescò tutto l’ambaradan. Quanti finirono condannati tra gli operai? Il processo non si fece: dopo l’interrogatorio, con tutta probabilità si decise come a Bologna e a Firenze. Finì con l’interrogatorio.


	

Frana sulla strada per Piediluco

L‘8 marzo 1965
a causa della pioggia  che da giorni e giorni era incessante una grossa frana rese intransitabile la strada che da Terni porta a Marmore e Piediluco, unico collegamento tra Terni e Rieti. Continua a leggere Frana sulla strada per Piediluco

Evaso ucciso a Papigno dai carabinieri

Quella del 28 febbraio 1902

Il ponte di Papigno
Il ponte di Papigno

fu una serata movimentata al ponte di Papigno. Una scena da film western coi carabinieri che fecero fuoco su un bandito per arrestarlo, dentro un’osteria. L’uomo, Romolo, era evaso dal carcere mandamentale di Terni, Continua a leggere Evaso ucciso a Papigno dai carabinieri

La battaglia di Campomicciolo

Terni giacobina

 

Il 27 novembre 1798
a Campomicciolo, alle porte di Terni, si scontrarono le truppe guidate dal generale Louis Lemoine, inviate dalla Francia per sostenere la Repubblica Romana, e quelle del contingente inviato dal Regno di Napoli con lo scopo di restaurare l’autorità papale, comandate dal colonnello Sanfilippo. La colonna napoletana, composta da oltre 4.000 soldati e dotata di cannoni, proveniva da Rieti che aveva facilmente occupata, con l’obiettivo di strappare Terni al controllo francese, contando sulla scarsità di equipaggiamento e sull’irrisoria forza numerica della guarnigione locale. Questa era in effetti formata da 1.500 uomini, ma potette contare sull’aiuto della brigata del generale Simon Dufresse.
I rinfori francesi arrivarono a Terni poche ore prima che i napoletani muovessero da Papigno, che li aveva accolti con grande favore quali difensori dell’autorità pontificia.
Il comandante francese, senza aspettare l’attacco a Terni tentò una sortita ed affrontò i soldati nemici mentre erano in marcia.
Un’ora e mezza durò il combattimento, fino a quando cioè la colonna napoletana fu costretta a ritirarsi lasciando in mano ai francesi carri di vettovaglie e munizioni e tutta l’artiglieria. Quattrocento furono i napoletani presi prigionieri e tra di essi lo stesso colonnello Sanfilippo.
Al rientro a Terni i soldati francesi furono accolti con entusiasmo dai ternani, soprattutto in segno di gratitudine per aver affrontato la battaglia fuori delle mura cittadine.
Quello nella battaglia di Campomicciolo fu uno dei maggiori successi militari per la Repubblica Romana che però ebbe vita breve. Per ciò che riguarda Terni va detto che la sua esperienza giacobina fini qualche mese dopo, il 14 agosto 1799, quando in città arrivarono le truppe austro-russe del generale Gerlanitz.

Con un manifesto la “Terni” licenzia 2.200 operai

operai terniUn manifesto affisso all’ingresso delle fabbriche: così il gruppo “Terni” il 4 novembre 1948, anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale, annunciò il licenziamento di 2.200 lavoratori. Il provvedimento era già operativo colpiva tutta l’Umbria. Il Folignate, con le miniere di Bastardo; lo Spoletino con quelle di Morgnano e le cementerie, il Narnese con lo stabilimento di Nera Montoro. Poi Papigno e Terni. A casa sarebbero dovuti andare 1.200 minatori e 600 operai delle acciaierie.

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