Terni 1895, coltellata al cuore al rivale politico

Terni, corso Vittorio Emanuele

Terni, corso Vittorio Emanuele

Un diverbio durato pochi minuti e finito con una coltellata mortale. A Terni, all’incrocio tra corso Vittorio Emanuele e via delle Scuole. Erano le 8 di sera del 28 maggio 1895.  L’assassino un falegname originario di Ancona, Giuseppe Barilari. La vittima era un macellaio, Tommaso Stecca.

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Terni, scontri per il centenario della Rivoluzione Francese

Terni porta garibaldi

Porta Garibaldi fu teatro degli scontri tra operai e soldati

Il giorno era il 5 maggio, anniversario della partenza da Quarto della spedizione dei Mille. In più quell’anno, il 1889, cadeva il centenario della Rivoluzione Francese, che fu ricordato con grandi manifestazioni soprattutto in Francia ma da chiunque, in Europa, avesse uno spirito democratico. A Terni, figurarsi. Si dice che fossero almeno ottocento, tra repubblicani e socialisti, coloro che si riunirono al parco delle Grazie. Fu una grande manifestazione che si tenne fuori dalle “mura cittadine”, anche perché non è che il governo guardasse tanto di buon occhio a certe manifestazioni “di facinorosi e sovversivi” e non guardava con favore alle manifestazione di celebrazione della Rivoluzione.
Finita la festa, una scampagnata, durata per tutto il pomeriggio, ormai all’imbrunire tutti tornarono in città, anche perché era scoppiato un temporale. In corteo. A Porta Garibaldi c’erano i soldati, schierati, a rinforzae il presidio dei carabieri. Non ci volle molto a far scattare la scintilla, e fu subito scontro, cruento. Con feriti ed una quarantina di arresti.
Le prime notizie, concitate, erano per forza di cose frammentarie ed imprecise. “Pare che ad un certo punto –riferirono le cronache giornalistiche – si siano sollevate grida sovversive. Intervennero la forza pubblica e picchetti di truppa. Siccome gli operai non obbedirono alle intimazioni avvenne una colluttazione. Si parla di numerosi feriti. Furono fatti circa cinquanta arresti”. Cronaca imprecisa e pure leggermente esagerata: notizie provenienti da ambienti ministeriali, il giorno dopo, furono più dettagliate. I feriti furono due: un capitsno di fanteria ed un maresciallo dei carabinieri, uno per una ferita da taglio (una coltellata ma niente di grave) e l’altro colpito da una sassata.
Gli arrestati furono 39 e furono incarcerati a Spoleto. Il loro trasferimento da Terni avvenne durante la notte stessa.
Ovvia la “coda” in Parlamento. Alla Camera dei Deputati furono presentate tre interrogazioni da altrettanti deputati della destra: Ruggiero Bonghi, Errico Ungaro ed Edoardo Pantano. I quali non solo sottolineavano la gravità del fatto, ma accusavano il governo (presidente e ministro degli interni era Francesco Crispi) di esserci andato con la mano troppo leggera: “Perché i soldati avevano cartucce a salve?” chiesero, infatti a Crispi. La replica fu che le cartucce non erano a salve, ma che i soldati avevano evitato di spargere sangue, e s’erano limitati a circondare la folla. Comunque – aggiunse Crispi – ciò non significa che il governo reagisca con debolezza, se fosse necessario le cartucce a palla i nostri soldati sapranno usarle. “Male – fu la replica degli interroganti – perché la cartucce vanno usate contro gli stranieri non contro i cittadini italiani”.
E’ trascorso più di un secolo, eppure certe volte pare che non sia passato nemmeno un giorno.

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