Archivi tag: Collescipoli

Novembre, le cronache di un mese

Foligno, tenta di uccidersi, ma si spara a un braccio 

Foligno, 5 novembre 1886 – Il fatto è registrato dalle cronache come tentato suicidio, ma qualcosa non ha funzionato a dovere. Perché l’aspirante suicida è andato liscio, Continua a leggere Novembre, le cronache di un mese

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Froscianti, una vita spesa per “Fare l’Italia”

froscianti
Giovanni Froscianti

 

Il 20 novembre 1811 a  Collescipoli nacque Giovanni Froscianti, uno degli amici più devoti di Giuseppe Garibaldi che seguì in tutte le sue battaglie a cominciare dal 1848 e con lui visse per anni a Caprera svolgendo i compiti di segretario personale del Generale. Una vita avventurosa, passata per la gran parte in battaglia per “fare l’Italia” o in esilio.. Continua a leggere Froscianti, una vita spesa per “Fare l’Italia”

I ribelli trucidati dai Romani nella grotta del mistero

Quell’anno 450 dalla fondazione di Roma sembrava che dovesse concludersi nella noia più completa: i consoli Lucio Genucio e Servio Cornelio Continua a leggere I ribelli trucidati dai Romani nella grotta del mistero

Narni: “scaricato”, ammazza il rivale a bastonate

Il 20 gennaio 1905
alla mattina poco dopo l’alba, due donne che erano in cerca di gramigna, trovarono non lontano dal corso del Nera, nella zona tra il fiume e la frazione narnese di Ponte San Lorenzo, il corpo di un uomo avvolto in un mantello. Continua a leggere Narni: “scaricato”, ammazza il rivale a bastonate

1646: il cardinale Rapaccioli vescovo di Terni

Il 18 ottobre 1646
il cardinale Francesco Angelo Rapaccioli fu nominato vescovo di Terni da Papa Innocenzo X  Farnese. Continua a leggere 1646: il cardinale Rapaccioli vescovo di Terni

Michelangelo Spada fa grande il casato

Il 27 settembre 1521

nacque a Terni Michelangelo Spada, da Hersilia de Attis di Todi e da Silvestro Spada notaio che si occupò degli statuti comunali e fu capopriore. La famiglia Spada era già ben nota e potente a Terni. Continua a leggere Michelangelo Spada fa grande il casato

Costretto alle nozze si spaccia per suo fratello

matrimonio1C’è chi è pronto a tutto per amore, anche a fare carte false. Ed Emidio, elettrotecnico che riparava televisori e lavatrici in centro a Terni, fece proprio così: le carte false. S’innamorò perdutamente di Giuseppina, una bella mora che abitava vicino Collescipoli, ma  c’era una “piccola” difficoltà da superare. Era già sposato. Alla fine, lui, ci sarebbe anche passato sopra. Ma della ragazza insistevano: visto che la storia era stata avviata da un bel pezzo, era ora di portarla alla giusta conclusione. Non erano solo pressanti, il padre e i due fratelli di Giuseppina: erano anche tre armadi ben piazzati e, quando lo andarono a cercare al negozio di elettrodomestici dove lavorava, s’erano mostrati pronti a trovare il modo di convincerlo con un “massaggio” bene assestato. Emidio capita l’antifona rispose con un filo di voce: “E ci mancherebbe, la sposo sì. Che problema c’è?”
Una parola… Loro la facevano facile. Ma ammesso che avesse trovato una soluzione con la moglie Alba e con la figlia di 15 anni, come poteva “cacciare le carte” se era già sposato? Per di più la moglie era viva e in buona salute mente il divorzio in Italia non era ancora legge: c’era da finire dritti dritti in gattabuia per bigamia. Era un problema serio insomma.
Nel 1960 Emidio aveva già 41 anni. Giuseppina, che nel 1955 quando lui la conobbe aveva 24 anni, era arrivata vicina ai trenta. Età giusta per il matrimonio. Fosse capitata a suo fratello Alfredo la cosa non sarebbe stata così difficile, pensò Emidio, Alfredo era scapolo! Fu un bagliore… E già: bastava spacciarsi per Alfredo ed era cosa fatta. Già, ma Alfredo? Sarebbe stato d’accordo a rinunciare definitivamente a sposarsi?
Alfredo, da buon fratello, si votò al sacrificio. Anche perché stava in brutte acque per certi ammanchi: non ci aveva una lira, insomma. In fondo tirar su quattro soldi vendendosi solo il nome di battesimo non era occasione da buttar via. E trovarono l’accordo: settantamila lire di anticipo e diecimila lire al mese per un anno. Totale 190 mila lire e la cosa era fatta.
Fu un gran bel matrimonio, una grande festa, la luna di miele, la nascita di una bella bambina. Ma era destino… Non ti arrivano i carabinieri? Cominciarono a fare un sacco di domande, sempre più precise. Insomma scoprirono tutto. Emidio, Alfredo e Giuseppina, che pare sapesse, furono denunciati per sostituzione di persona, falso in atto pubblico e alterazione dello stato civile. Matrimonio nullo. I carabinieri erano stati informati per filo e per segno. Da chi? Da un’altra donna, la terza, di Emidio. Il quale a Roma, sua città natale, aveva già convissuto con una ragazza per lungo tempo, visto che erano nati tre bambini. Emidio, ad un certo momento, aveva ritenuto prudente fare le valigie e trasferirsi a Terni. Probabilmente anche quella ragazza aveva fratelli grossi come armadi.

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 Costretto alle nozze si spaccia per il proprio fratello

Terni, Bilbao: reazioni diverse alla crisi siderurgica

Ast ThyssenKrupp Terni
Le acciaierie di Terni

Bilbao? Trecentomila abitanti, il mare ed il porto. Un’economia ed un modello di sviluppo che, nel XX secolo, si basava sulla siderurgia e che andò in difficoltà a cominciare dagli anni Ottanta del secolo scorso. Bilbao aveva trecentomila abitanti, la città si era sviluppata in fretta attorno alle fabbriche e sulle sponde del fiume Nervion. Con la crisi dell’industria siderurgica diventarono improduttive infrastrutture come il porto, sul golfo di Biscaglia, e l’aeroporto.
Una situazione che può essere raffrontata a quella di Terni? Beh, ci sono differenze sostanziali. Il punto di contatto evidente è che anche nella città basca l’economia cittadina e dell’intera area si reggevano principalmente sulla siderurgia. Per il resto i due casi presentano non poche differenze. Intanto le dimensioni della città, le infrastrutture come porto e aeroporto che Terni non ha; la stessa dipendenza dell’intero sistema economico dalla monoproduzione siderurgica che a Terni non è totale, seppur egualmente vitale. Non basta: tra Bilbao e Terni c’è un’altra importante differenza: la capacità di reazione e di decisione che gli spagnoli – forse “agevolati” dalla disperazione – hanno mostrato al sopraggiungere della crisi, e che a Terni non si è vista e non si vede.
Da città della siderurgia e degli Altos Hornos de Vizcaya, Bilbao è diventata la città del museo Guggenheim, attorno al quale si è costruita l’immagine di una delle capitali mondiali della cultura e dell’arte moderna e contemporanea. Dal declino ad un nuovo sviluppo repentino e consistente, alimentato da milioni di visitatori. La mancanza di alternative e la disperazione, ma anche coraggio e capacità di pensare in grande, guardando oltre quel che c’era, furono alla base della scelta di cambiamento radicale del modello di sviluppo: cultura. E quindi turismo e servizi ad esso collegati, e contemporaneamente lo sfruttamento di una opportunità costituita dalla disponibilità di aree dismesse dall’industria da riconvertire. Oggi, dopo la “bolla edilizia” un’operazione di questo tipo sarebbe impossibile. Ma il metodo utilizzato, quasi sfrontato rimane un’esperienza in grado di fornire importanti indicazioni. A Terni qualcuno se la sarebbe sentita di rischiare così tanto?
E’ proprio questa la diversità che salta agli occhi leggendo il libro d’indagine scritto da Cecilia Cristofori e dal gruppo di ricercatori a lei vicini, nato dentro una facoltà universitaria, scienze politiche, che  a Terni è stata giubilata dopo pochi anni. Basterebbe questo fatto a sottolineare la differenza tra Terni e Bilbao. Mentre nella città basca si è puntato sulla realizzazione di un centro culturale di primo piano a livello europeo, a Terni non si è stati capaci di mantenere nemmeno una delle facoltà di indirizzo non strettamente tecnico che l’Università di Perugia, che si tenta blandamente di far diventare l’ateneo regionale umbro, vi aveva distaccato. Eppure quella operazione sembrava interessante, sembrava l’occasione per dare fiato ad un cultura cittadina che andasse al di là della monocultura industriale.
La facoltà di scienze politiche in poco tempo ha promosso iniziative atte a “ragionarci su”, a conoscere meglio la città e la sua gente andando sotto la crosta del magma, individuando problemi e cercando – come nel caso del libro in questione “Terni e Bilbao. Città europee dell’acciaio” – di studiare le esperienze degli altri, magari per avviarne di proprie. Ma, appunto, la facoltà di Scienze Politiche non esiste più; e langue la facoltà di economia aziendale che aveva, tra l’altro, rivitalizzato un centro minore come Collescipoli; e la facoltà di Scienze della Formazione, nata come il “Dams ternano” e ridotta ad un singolo corso di Scienze dell’Investigazione che si tiene a Narni. Si è tornati nell’alveo dell’ingegneria e della medicina, per di più impelagate in non poche difficoltà logistiche.
E pensare che s’era arrivati ad un passo, che bastava compiere un saltino in avanti, a cavallo degli anni Novanta, quando Terni sembrava avviata per tempo a rivoluzionare il proprio modello economico e di sviluppo mediante progetti che avevano, oltretutto, il merito di non considerare quello siderurgico un comparto esaurito, ma anzi talmente vitale da essere la pedana elastica per un salto qualità. Accanto alla siderurgia la cultura: l’Università, l’intuizione del multimediale, il cinema a Papigno, un centro di video produzione alla Bosco, un laboratorio con Rambaldi, la ricerca col parco tecnologico scientifico, il Centro Sperimentale Materiali e l’Isrim; la chimica innovativa dal biodiesel alla plastica biodegradabile, il centro di ricerca sulle cellule staminali, la biotecnologia.
Altro che Guggenheim! Si alzava lo sguardo al di sopra delle montagne della conca. Ma la ricreazione è presto finita. Di tutte quelle iniziative già in cantiere o avviate, della loro articolazione nell’ambito di uno stesso progetto complessivo, come l’accordo di programma tra tutte le istituzioni pubbliche, non è rimasto niente. Ci si è mangiati tutto, contentandosi di attività di terziario a bassissimo contenuto innovativo, di servizi assistenziali e di supporto; un po’ di rifiuti, un po’ di grande distribuzione commerciale, un po’ di appalti alle acciaierie; basso valore aggiunto alle produzioni. Una nascente vitalità piccolo–imprenditoriale ben presto abbandonata a sé stessa, privata di supporti e  stimoli.
Lo studio di Cecilia Cristofori, posto Bilbao come termine di paragone (ma poteva essere anche qualche altro centro europeo  passato attraverso la reindustrializzazione) ripercorre tra l’altro la storia cittadina degli ultimi decenni, richiamando alla memoria le occasioni perse, fotografando la Terni “fisica” e sociale. Il paragone con Bilbao, è la conclusione cui il lettore arriva automaticamente, non può esistere.

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Terni e Bilbao. Città europee dell’acciaio.
A cura di Cecilia Cristofori. Franco Angeli, Milano 2014. Pp.224. Euro 25.  

 

Terni, Bilbao: reazioni diverse alla crisi siderurgica

Michelangelo, il più potente degli Spada

Più di quattro secoli fa, esattamente nel 1584, il 22 marzo fu giorno di grave lutto a Palazzo Spada. Quel giorno morì Michelangelo Spada, colui che consegnò alla storia di Terni il nome di una famiglia che s’era messa in luce attraverso la professione notarile, ma che poi seppe affermarsi come una delle famiglie cittadine di maggior prestigio. Nell’arco di due secoli (i primi documenti con su scritto il nome degli Spada risalgono alla prima metà del 1300) in verità, diversi furono gli Spada che ricoprirono ruoli di primo piano a Terni, da quello di camerlengo a quelli di capopriore o castellano di Colleluna. Ma è niente al confronto degli incarichi di Michelangelo il quale procurò alla famiglia il titolo nobiliare di conte ed una consistente disponibilità economica, grazie alle numerose proprietà acquisite a Roma oltre che a Terni  e nei dintorni.
Nel 1521, quando alla fine di settembre nacque Michelangelo, suo padre Silvestro era notaio. Non appena ebbe l’età, nel rispetto della tradizione famigliare,michelangelo fu mandato a Roma per seguire gli studi di giurisprudenza. Nel contempo cominciò a frequentare la curia romana dove conobbe ed entrò in sintonia con il cardinale Giovanni Maria Cecchi del Monte, che successivamente divenne papa Giulio III. Bene anche per il giovane Spada che fu nominato “coppiere e cameriere segreto del papa”. Aveva 28 anni, Michelangelo, e da quel giorno la sua fortuna cambiò. Giulio III, al proprio uomo di fiducia, concedette il castello di Forano, nel reatino, di cui gli Spada furono feudatari fino al 1579, e lo nominò nobile romano e governatore del castello di Collescipoli. Un incarico limitato, agli inizi, ad un solo anno, ma poi grazie prima ad un prestito di 2500 scudi d’oro e successivamente ad una regalia di cinquemila, il governatorato di Collescipoli divenne perpetuo con l’aggiunta del titolo nobiliare, per cui Michelangelo Spada potette fregiarsi del titolo di patrizio romano e conte di Collescipoli.
Collescipoli, successivamente gli verrà “soffiato” dopo la morte di Giulio III e l’ascesa al soglio di Paolo IV, dopo un beve pontificato di Marcello II, anche perché i collescipolani si ribellarono. Nel periodo in cui la sua potenza era ai vertici, a Terni nel luogo in cui aveva avuto in dono dal papa alcuni immobili che fino ad allora erano stati di proprietà della curia romana, Michelangelo aveva avviato la costruzione del palazzo di famiglia. Nell’animo suo, doveva rappresentare il segno della sua potenza, l’ostentazione del prestigio da lui acquisito a Roma, l’affermazione di un primato nei confronti di altre famiglie aristocratiche e dei notabili di Terni. Un palazzo che – precisò egli stesso – doveva essere  sempre aperto ad ospitare “patroni e benevoli”, e mezzo di propaganda in favore della sua convinzione politica – che sempre mostrò con determinazione ed orgoglio – di ferma opposizione alla controriforma e ai protestanti. Non a caso uno dei sette figli di Michelangelo morì nelle Fiandre, combattendo proprio contro i protestanti e non a caso il conte Spada chiamò un pittore fiammingo, Karel Van Mander ad affrescare il palazzo con scene esplicite che vanno dalla battaglia di Lepanto alla strage degli Ugonotti.
Vissuto quasi sempre a Roma, morì a Terni all’età di 63 anni.

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Michelangelo, il più potente degli Spada

Froscianti, l'amico di Peppino Garibaldi

Garibaldi a Terni mise piede in numerose occasioni. Di passaggio, certo, ma dove non era di passaggio, lui? Giusto a Caprera risiedette con continuità e negli ultimi anni. A Terni era stato nel 1849, quando, caduta la Repubblica Romana se ne andò con almeno un migliaio Continua a leggere Froscianti, l'amico di Peppino Garibaldi