Archivi tag: Amelia

Guazzaroni e il progetto della Camera di Commercio

Amelia, 25 dicembre 1875 – Il giorno di Natale del 1875, ad Amelia nacque Angelo Guazzaroni, ingegnere, noto a Terni per avere, tra l’altro, progettato l’edificio sede della Camera di Commercio, una delle poche opere “pubblico-monumentali” non nate dalla matita dell’architetto Cesare Bazzani, in una città che…

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Reichlin, “ripensando la storia dal mio colle”. E Collicello fu centro del mondo

Collicello, il borgo amerino in cui Alfredo Reichlin aveva una casa in affitto, resta un posto in cui il contatto con la natura, i rapporti con le persone semplici ma di buon senso, inducono al relax ma anche a lasciar correre i pensieri. Alfredo Reichlin era molto affezionato a quel paesino, che ha con assiduità frequentato e vissuto per quasi mezzo secolo. Lo ha visto cambiare, Continua a leggere Reichlin, “ripensando la storia dal mio colle”. E Collicello fu centro del mondo

Amelia bloccata dalla dissenteria, in cinquecento nei “guai”

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Il 10 novembre 1961

ad Amelia si manifestarono i primi casi di una “strana” malattia: alcuni cittadini chiamarono allarmati il medico Continua a leggere Amelia bloccata dalla dissenteria, in cinquecento nei “guai”

Condannati a morte i briganti assalitori della diligenza

Erano tre evasi. C’era anche Fortunato Ansuini, brigante di Norcia noto per la sua ferocia. La sentenza non fu eseguita: Ansuini riuscì di nuovo a scappare

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Banditi all’assalto della diligenza Narni-Amelia

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7 luglio 1885

Erano in quattro i passeggeri sulla diligenza da Narni per Amelia ed erano ormai le sette di sera. La diligenza, andava al passo ed aveva appena cominciato a percorrere la salita di San Pellegrino, quando – riferiscono le cronache – tre individui sbucarono all’improvviso Continua a leggere Banditi all’assalto della diligenza Narni-Amelia

Fantino, l’amerino amico di Caravaggio

Il 7 giugno 1539
Nacque ad Amelia Fantino Petrignani. E’ da considerare, insieme al fratello Bartolomeo, il Continua a leggere Fantino, l’amerino amico di Caravaggio

UmbriaSud Flash: L’attualità

Motogiro d’Italia: al via l’edizione “d’argento”

Dal 19 al 25 giugno si tiene la 25. edizione della rievocazione storica del Motogiro d’Italia, organizzata dal Motoclub Terni “Liberati-Pileri”. Le tappe in programma sono sei. Da Terni si arriverà fino in Slovenia per poi tornare per l’arrivo dell’ultima tappa nella località di partenza. In totale 1.900 chilometri. Continua a leggere UmbriaSud Flash: L’attualità

Bombe su Amelia, uccise dodici ragazzine

Amelia chiesa di Santa Elisabetta. Tratta da"Amelia e l'Amerino", guida edita a cura del Gruppo di Ricerca Fotografica di Amelia
Amelia, le bombe, sganciate per un errore di puntamento, distrussero la chiesa di Santa Elisabetta e l’annesso istituto scolastico di Amelia

Il 25 gennaio 1944

gli aerei anglo-americani bombardarono Amelia. Fu l’unico bombardamento che la città subì nel corso della seconda guerra mondiale ed il bilancio fu pesante: dodici ragazzine rimasero uccise mentre cercavano di abbandonare la scuola, Continua a leggere Bombe su Amelia, uccise dodici ragazzine

Vincenzo Lojali, ultimo vescovo di Amelia

Lpojali vescovo di AmeliaIl 1. settembre 1894
ad Attigliano nasce Vincenzo Lojali. Compiuti gli studi ginnasiali al seminario di Amelia venne inviato a Roma e ad Arezzo per la maturità classica. Gli studi furono sospesi in conseguenza dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Il giovane Vincenzo raggiunse il fronte dove restò per un lungo periodo. Riportò gravi ferite i cui segni lo accompagnarono per tutta la vita, ma “salvo per intercessione di Maria”. Riprese gli studi in seminario a Roma, dove fu ordinato sacerdote alla vigilia del Natale del 1923. Poco tempo dopo si laureò in teologia col massimo dei voti. Da sacerdote tornò nella sua diocesi ad Amelia dove divenne rettore del seminario. Il 2 ottobre 1938 fu consacrato vescovo di Amelia. Con i suoi  44 anni era il più giovane vescovo d’Italia. Morì il 14 marzo 1966.
Fu l’ultimo vescovo di Amelia la cui diocesi, dopo la scomparsa di monsignor Lojali, fu accorpata a quella di Terni e Narni.

Rinaldo Tinarelli, l’amerino “mago dei motori”

La passione per i motori ad Amelia è di lunga tradizione
La passione per i motori ad Amelia è di lunga tradizione

Ad Amelia, su una facciata vicino ai giardini pubblici di piazza XXI Settembre c’è una targa. Una scritta in caratteri bianchi su un fondo rosso vivo, il rosso Ferrari. E’ stata posta a ricordo di due piloti amerini, i fratelli Rinaldo e AlfredoTinarelli. Rosso Ferrari, ma le auto dipinte di rosso, agli albori delle corse automobilistiche, non era il segno distintivo dei bolidi di Maranello, tanto più che la scuderia Ferrari non esisteva ancora. Il rosso era il colore che per scelta delle associazioni internazionali indicava le vetture italiane, così come il blu lo era per le francesi, il verde per le inglesi.
Il rosso, quindi, come colore di chiunque, in Italia, viva nel mondo dell’automobilismo sportivo. Come Rinaldo Tinarelli, ad esempio, riconosciuto in tutta la nazione come “Il mago dei motori”.
Rinaldo, giovanissimo era emigrato in Francia dove aveva lavorato alla Peugeot, poi era tornato in Italia, a Milano, dove aprì la sua officina di meccanico in via Savonarola, in un locale–garage ricavato sotto le gradinate del velodromo Vigorelli, all’epoca tempio del ciclismo. Ma non di biciclette si occupava Tinarelli. Lui si dedicava alle auto, motori soprattutto, ma anche telai. Era specializzato per le Lancia, ma la sua clientela era la più varia. A Milano chiunque avesse un’auto sportiva o comunque un’auto di una certa levatura, era al “Tina” che si rivolgeva. Era suo cliente fisso, ad esempio, Antonio Maspes. Chi ha una certa età lo ricorderà certamente come uno dei più grandi sprinter mai esistiti, vincitore di sette titoli mondiali nella velocità su pista. Maspes,grande campione, era uno che non stava tanto a rimirare i (tanti) soldi che ogni anno incassava con le sue tournées in Giappone con la maglia iridata: in estremo Oriente il ciclismo su pista era sport popolarissimo anche per il circuito di scommesse che ruotava intorno ad esso. Maspes non si faceva mai mancare gli ultimi modelli delle auto sportive. Ed ogni volta, non appena ritirata la vettura dal concessionario, la portava al “Tina” che doveva elaborarne il motore, potenziarlo.
Quel lavoro di meccanico permetteva a Rinaldo Tinarelli di campare la famiglia dando sfogo alla sua passione per le auto, specie se da corsa. Meccanico esperto ed ovviamente pilota. In coppia con Franco Cornacchia fu al via della Mille Miglia del 1952, con una Ferrari 212 Export berlinetta Vignale della scuderia Guastalla. L’equipaggio amerino-milanese si classificò ventesimo nella graduatoria generale, ma ottenne in ottimo tero posto nella classifica della sua categoria, quella riservata alle vetture “Gran turismo internazionale classe oltre 2000 cmc”.

L’exploit per cui è più conosciuto, Rinaldo Tinarelli lo compì non da pilota, ma come meccanico-costruttore. Nel 1955 realizzò un esemplare unico di auto da competizione. Una vettura da corsa realizzato sulla base di una Lancia Aurelia B20. Ne accorciò il telaio di una ventina di centimetri e vi montò il motore di 2.500 cc che prelevò dal rottame della vettura con cui Luisa Rezzonico, una giovanissima milanese che correva in auto,ebbe l’incidente in cui perse la vita mentre disputava la Trento–Monte Bondone il 1. ottobre del 1954.
Telaio più corto, motore più potente e, ovviamente, un’altra carrozzeria che il “Tina” progettò e fece costruire a Torino. Dell’Aurelia, insomma, c’era ormai quasi niente. Era diventata una coupé (rossa) che si chiamò Tinarelli B20.
E Alfredo? Il fratello di Rinaldo fu anch’egli meccanico, ma rimase ad Amelia, titolare di un’officina e del distributore di benzina che fino a qualche anno fa, in piazza XXI Settembre, c’era ancora. Come meccanico non raggiunse la fama del fratello anche perché ad Amelia non capitavano certo le stesse opportunità che a Milano, al Vigorelli. Fu però appassionato pilota automobilistico e partecipò a quasi tutte le edizioni del giro dell’Umbria automobilistico–Coppa della Perugina che disputò con vetture sport di costruzione artigianale. Proprio lì, dove aveva sede l’officina di Alfredo è apposta la targa che ricorda i fratelli Tinarelli

 

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