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Lingotto record della “Terni” per la centrale nucleare di Trino

Un lingotto da 280 tonnellate colato alle acciaierie di Terni nel maggio del 1986 e destinato al reattore nucleare della centrale di Trino Vercellese. Dal punto di vista tecnologico si trattava di un vero e proprio record mondiale: “Dal manufatto fucinato – spiegava  una nota della “Terni” – verrà ricavata la parte principale del nocciolo del reattore nucleare…

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1976, la “Terni” perde 40 miliardi: cassa integrazione

Dicembre 1976 – Lavoratori, cittadini e istituzioni erano preoccupate per il futuro dell’acciaieria di Terni, stretta in un grave situazione soprattutto dal punto di vista finanziario. E’ per questo che il 15 dicembre del 1976 a Roma una delegazione della giunta comunale ternana…

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1924: la "Terni" toglie cinque lire dalla paga

operai acciaierie Terni
Operai della Terni in una foto dei primi anni del Novecento

Il 1924 fu un anno di conflittualità costante in tutta Italia. Le proteste contro il carovita si susseguirono. L’espansione industriale veniva pagata cara dagli operai che avevano visto assottigliarsi di quasi il venti per cento il potere di acquisto dei loro salari rispetto a soli tre anni prima, il 1921. Così quando ad aprile del 1924 la direzione della “Terni” annunciò che per quella quindicina sarebbero state trattenute 5 lire di paga ad ogni lavoratore, la protesta fu veemente. La direzione non aveva fatto oltre che ottemperare alla richiesta della Corporazione ternana dei sindacati metallurgici, la quale aveva stabilito che ogni lavoratore  versasse appunto – cinque lire quale “contributo volontario alla Corporazione”. Il calcolo era presto fatto: cinque lire per circa tremila, quanti erano gli operai, e nella cassa del sindacato sarebbero arrivate quindicimila lire che, all’epoca, non erano una cosetta da buttar via: tanto per regolarsi le prime Moto Guzzi costavano un po’ più di ottomila lire mentre il tipo meno costoso delle Fiat stava intorno alle ventimila. La protesta fu alta ed alla fine si ottenne che il contributo fosse davvero e soltanto volontario anche se, sui quotidiani dell’epoca, si riferisce di qualche azione di “convincimento”, messa in campo da alcuni esponenti del sindacato corporativo.
In un momento come quello, in cui ogni giorno le difficoltà economiche crescevano per un continuo e generalizzato aumento dei prezzi al consumo, pioveva sul bagnato e divennero manifeste le accuse da parte dei cittadini nei confronti del’amministrazione fascista. E si digrignavano i denti per “l’ingordigia dei commercianti” individuati anch’essi come responsabili di una situazione che nasceva, in verità, ben più lontano. Oltretutto, negli stessi giorni,
era stato annunciato un aumento di dieci centesimi del prezzo del pane che passava da una lira e 15 ad uno e 25 e che si sapeva già sarebbe stato seguito da un ulteriore aumento nel mese di maggio. “Di questo passo chissà dove si andrà a finire”, commentava l’anonimo corrispondente ternano.

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1924: la “Terni” toglie cinque lire dalla paga

Vittorio Faustini, il sindaco cacciatore

Castelchiaro (Terni), casale dei Faustini
Il casale dei Faustini a Castelchiaro

A Castelchiaro, la Flaminia, uscita da Narni e dirigendo verso Terni, nel valicare la collina, passa tra due fabbricati: quello che fu un rimessaggio-fienile e un casino di campagna, restaurato qualche anno fa, ora dipinto di rosa. Sulla facciata spicca una targa, con l’effigie in bronzo di un uomo baffuto: è quella di Vittorio Faustini. Uno della famiglia di Pietro (chiamato “il Garibaldi ternano” per via del suo impegno risorgimentale e l’amicizia col Generale), Francesco, deputato repubblicano del… Regno d’Italia, e Benedetto, architetto cui, a Terni, si deve – tra l’altro – corso Tacito.
E’ il meno noto ai più, tra i Faustini, eppure non è che, ai suoi tempi, sia proprio rimasto nell’ombra. Basta scorrere l’elenco dei sindaci di Terni e si troverà cosi che Vittorio Faustini fu sindaco per una decina di anni, dal 1905 al 1914. Anni difficili, se ci si pensa su. Quando fu eletto le acciaierie, nate una decina di anni prima, erano ormai una realtà più che consistente: con tutto quel che ne conseguiva per la città. Terni era cresciuta in maniera esponenziale e l’inurbamento massiccio aveva generato diversi problemi. E c’erano anche le questioni più propriamente legate alla fabbrica. E’, per esempio, nel 1906 che comincia il braccio di ferro tra la Saffat (le acciaierie, cioè) e gli operai che portò alla serrata del 1907. In discussione c’erano i rapporti tra l’azienda e i suoi tremila operai. Si discuteva intorno a diritti essenziali: orari, condizioni di lavoro, infortunati che venivano mandati a casa perché non piu “abili e remunerativi” per l’azienda.

La lapide che ricorda Vittorio Faustini
La lapide di Castelchiaro

Vittorio Faustini, sindaco, anch’egli- come il fratello – repubblicano ai tempi del Regno d’Italia, si trovò a fare i conti con una situazione del genere. Operò così come avrebbero fatto ottant’anni dopo i suoi successori: ponendosi come mediatore tra la direzione e il sindacato, richiamando l’azienda alle sue responsabilita, coinvolgendo ministri e ministeri perché le esigenze dei lavoratori venissero considerate. D’altra parte faceva parte di una famiglia in cui le istanze sociali si erano respirate sempre. Pur se con qualche contraddizione. Perché sempre di borghesia rurale, si parla: “Possidente” c’e scritto alla voce “professione” nell’elenco dei sindaci di Terni, a fianco al nome di Vittorio Faustini.
La famiglia era proprietaria di grandi appezzamenti di terreno nella pianura tra Terni e Narni. Una pianura fertile, coltivata a mais, grano, cereali di vario tipo, cocomeri. Dove vivevano, nei casali di proprieta dei Faustini, numerose famiglie di mezzadri; e dove trovavano occupazione come braccianti molti di coloro che abitavano sulle colline e che andavano “Jo ‘n i Piani”, al di là “de ‘a strada romana” a spezzarsi la schiena nei lavori stagionali.
Quasi illeggibile quella lapide posta sul casino di campagna di Castelchiaro. C’è comunque solo un accenno all’attivita amministrativa. Non si parla della serrata del 1907 alle acciaierie, dei disordini, di un momento delicatissimo della vita cittadina. E neanche di altri cambiamenti importanti delle’poca: l’elettrificazione della citta; l’apertura definitiva della linea di tramvia tra Terni e Ferentillo. Faustini fu pure il sindaco che rischiò di essere rimosso per fatti di clientelismo. Pericolo evitato grazie alla concomitanza delle elezioni politiche –siamo nel 1909- nelle quali fu eletto deputato suo fratello Francesco.
Quella lapide a Castelchiaro lo consegna alla storia solo quale grande cacciatore.

Vittorio Faustini, il sindaco cacciatore

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La Saffat, nata fonderia è diventata una banca

La Fonderia di Terni Saffat
La Fonderia Saffat in viale della Stazione a Terni

La riunione iniziò alle due di pomeriggio. Tre ore e mezza dopo, Ulisse Contessa notaio in Stroncone, sigillava l’atto, cinque fogli di carta bollata. Alle 17,30 del 10 marzo 1884, nasceva la società anonima per azioni Saffat, Società degli Continua a leggere La Saffat, nata fonderia è diventata una banca