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Alessio Patalocco

Verso la città emittente

Alessio Patalocco
Verso la città emittente

L’involucro come elemento di transizione  tra Architettura e Immagine.

Prefazioni di Raynaldo Perugini e Enrico Menduni

Edizioni Accademiche Italiane- Saarbrücken 2015

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 Francesco Donnarumma

Vincenzo De Angelis (Omaggio a…)

Vincenzo De Angelis
Vincenzo De Angelis

Tra centinaia di caricature la sua non c’era. Ovvio, visto che il caricaturista era lui. Così si sono attrezzati: pochi tratti decisi: i capelli con la riga a sinistra, il naso adunco, la bocca sottile atteggiata a un sorriso, un paio di occhialoni da vista. La caricatura di Vincenzo De Angelis era bell’e pronta per la copertina del libro che, a sei anni dalla scomparsa, hanno voluto dedicargli. A Scafati, sua città di origine, laddove “ha lasciato un segno indelebile”, come sottolinea Francesco Donnarumma che quel libro ha curato. La città che lasciò nel 1962 per trasferirsi in Umbria, prima a Narni e poi a Terni dove è rimasto per tutto il resto della vita. Arrivò per “colpa” di una delle sue grandi passioni, la politica. Che per lui era prima di tutto militanza, dare più che avere, onestà, coerenza. Atteggiamenti che a tanti, al giorno d’oggi, forse sembrano inconcepibili: “Tolleranza, ascolto, comprensione, magari anche scontri verbali, ma sempre conditi di amichevole ironia, era questo il metodo politico di Vincenzo”, racconta il fratello Antonio. Una serie di valori in cui credere e da rispettare. E’ stato questo il suo esempio, insieme alla modestia che nasce dalla consapevolezza delle proprie capacità, che Vincenzo aveva affinato attraverso un impegno costante nell’apprendimento che gli consentiva, tanto per dire, di tradurre all’impronta i classici latini. Il sapere come ossigeno e strumento per esercitare le grandi passioni della sua vita, al di là dell’impegno sociale: l’arte, il giornalismo, lo sport. Che ha “frequentato” con grande dignità, sentendosi appagato nel ricevere in cambio la grande ricchezza costituita dall’apertura della mente e del cuore. Caratteristiche che è stato capace di utilizzare anche in politica, pronto a dare un contributo di idee, a volte attraverso interventi accalorati e “coloriti” di cui non tutti sapevano cogliere l’essenza, e prodigo di consigli, chioccia per tanti giovani che sul finire degli anni Sessanta si avvicinavano alla politica attiva.A Scafati hanno voluto perpetuarne il ricordo raccogliendo opere grafiche e pittoriche, ricordi e testimonianze, i racconti di gente che gli ha voluto bene. Ma d’altra parte è impresa impossibile trovare qualcuno che a Vincenzo abbia potuto non volergliene.

Francesco Donnarumma, “Omaggio a Vincenzo De Angelis”. Ed. Scafati 2015

Cecilia Cristofori (A cura di).

Terni e Bilbao. Città europee dell’acciaio

Il libro: Cecilia Cristofori (a cura di) Bilbao Terni città europee dell'acciaioBilbao? Trecentomila abitanti, il mare ed il porto. Un’economia ed un modello di sviluppo che, nel XX secolo, si basava sulla siderurgia e che andò in difficoltà a cominciare dagli anni Ottanta del secolo scorso. Bilbao aveva trecentomila abitanti, la città si era sviluppata in fretta attorno alle fabbriche e sulle sponde del fiume Nervion.

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Andrea Giardi. 

Giovanni Froscianti e Giuseppe Garibaldi amici e compagni d’armi”

Froscianti e Garibaldi, amici e coompagni d'armiCerto, ricostruire episodi della vita di un personaggio storico che di sé non ha scritto granché, non è che sia tanto agevole. Anche se si tratta di Giovanni Froscianti, uno dei principali attori del Risorgimento italiano, uno su cui sono stati scritti quintali di carte da cultori di storia locale, da storici di fama, da esperti della materia. Ma quando ad affrontare la questione ci si mette uno come Andrea Giardi, il risultato arriva. «È dal 1982 che vado occupandomi di Giovanni Froscianti», ha raccontato Giardi, a Palazzo Mazzancolli a Terni, sede dell’Archivio di Stato, alla presentazione del suo ultimo libro: “Giovanni Froscianti e Giuseppe Garibaldi amici e compagni d’armi” (ed. della Soprintendenza Archivistica per l’Umbria, pagg. 256, euro 15).

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Adolfo Puxeddu- Marianne Gackenholz Puxeddu, “I Tramazzoli. Una famiglia ternana del 600”

tramazzoli, una famiglia ternana del Seicento

Chissà che avranno pensato i visitatori che, nel Seicento, capitavano a Terni? La città non era grandissima e contava meno di cinquemila abitanti. Non era questa la sorpresa, ma – casomai – il fatto che per ogni venti persone che essi incontravano lungo le strade del centro una era un prete o una monaca. Il 4,9 per cento di quei cinquemila abitanti apparteneva infatti alla schiera dei religiosi

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Roberto Tincano,

Memorandum”

copertina tincano

«Sofia Loren? Io la conobbi molto prima che diventasse un’attrice famosa. Capitava spesso di vederla in negozio; era davvero una bellissima ragazza, non passava di certo inosservata». Probabilmente sarebbe bastato molto meno di una Sofia Loren nel pieno del fulgore giovanile a catturare l’attenzione di un giovanotto di nemmeno vent’anni, sbarcato a Roma.

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Danilo S. Pirro, “Enrico Lattes, l’architetto ritrovato”.

enrico lattes, l'architetto ritrovato

Danilo Pirro col suo libro “Enrico Lattes, l’architetto ritrovato” lancia una provocazione ponendo un dubbio: la concezione urbanistica secondo cui s’è sviluppata Terni quanto e come è stata influenzata dalle idee di Mario Ridolfi? O trova invece il seme nelle azioni di altri? E’ un’esortazione a rivisitare il tema, a discuterne in termini scientifici. Intanto: perché Enrico Lattes è “l’architetto ritrovato”?  Pirro lamenta, implicitamente, un misconoscimento dell’opera di quel giovane di talento, scomparso repentinamente a trent’anni a causa di un incidente stradale. Quale segno ha lasciato Lattes su Terni?

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Alberto Favilla, “I Ragazzi di san Giovanni– Terni, una storia di quartiere”

I ragazzi di San Giovanni

La passione per il calcio, anzi per il pallone. E’ il punto di partenza. Quel che spinge i ragazzi del quartiere a ritrovarsi nello stesso luogo, un campo dove bastano due legni incrociati a fare da porta per dare “quattro zampate”. Nel caso in questione il campo è quello del quartiere San Giovanni, dove tra la metà degli anni Settanta e degli Ottanta passava le giornate un gruppo di ragazzi. Un gruppo nutrito, perché comprendeva quasi tutti quelli che in quel periodo avevano dai 13 ai 25 anni. Con qualche eccezione perché non mancavano quelli più “anziani” e c’era sempre chi si portava appreso un fratello più piccolo.

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Pompeo De Angelis, “L’isola senza mare- Storia del Piano di Sviluppo Economico dell’Umbria”.

l'isola senza mare

Gli anni sono quelli del boom economico italiano. Vale a dire la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. La crescita “miracolosa” del PIL (mediamente in quegli anni in aumento di oltre il 6 per cento), una produzione industriale che saliva del 30 per cento annuo, la crescita dei consumi, il basso costo del lavoro anche grazie a migrazioni interne di massa dal sud al nord industrializzato, l’oscar delle monete assegnato alla lira.
In Umbria c’era un problema, però: la crescita economico-industriale italiana non produceva effetti positivi..

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