Sanità Umbra: allarme Cisl per il fuggifuggi di eccellenze e specializzandi

Angelo Manzotti, segretario generale della Cisl umbra

C’è qualcosa che proprio non va, secondo la Cisl, anche nel rapporto tra vertici della Sanità e personale medico, specie se di eccellenza. “All’avvio del nuovo anno – spiega Angelo Manzotti segretario generale della Cils umbra – registriamo la notizia di un altro professionista che abbandona la Sanità dell’Umbria per andare in altre regioni”. Il gastroenterologo Raffaele Manta ha proprio in questi giorni lasciato l’Umbria per andare a dirigere una struttura pubblica a Livorno. E’ il quinto a compiere una scelta del genere nel giro di un lasso di tempo relativamente breve. “E la faccenda crea grande preoccupazione in casa Cisl”, aggiunge Manzotti.

Il perché è intuibile: si perdono professionalità ed esperienze. “I professionisti che hanno deciso di lasciare l’Umbria sono andati a svolgere ruoli dirigenziali in strutture più grandi di quelle presenti nella nostra regione. Tra queste ci sono le realtà ospedaliere della Toscana e della Campania”.

“Una criticità – sottolinea il segretario Cisl – che non trova prospettive risolutive da parte della Regione, a nostro parere troppo impegnata su questioni politiche legate all’assessorato alla Sanità”.

E non sono solo alcune eccellenze a compiere tali scelte. “Se da una parte – spiega Manzotti – abbiamo le nostre eccellenze che decidono, per ragioni economiche o di prospettive di carriera, di lasciare la nostra regione, dall’altra abbiamo i giovani specializzandi che già all’inizio della propria attività decidono di lasciare il nostro territorio. Per non parlare dei senior, i medici con più esperienza, che sempre di più abbandonano il pubblico per lavorare nel privato perchè non adeguatamente valorizzati nelle strutture nelle quali sono stati impegnati per anni”.

Quali saranno le conseguenze di tutto ciò? La preoccupazione della Cisl nasce dal fatto che “Tutto questo, soprattutto se visto nel suo insieme, non può che fare male alla sanità regionale – dice Manzotti – in quanto rinforza i processi che caratterizzano una sanità passiva, che tra l’altro ed oltretutto si caratterizza per annose e insostenibili liste d’attesa. Oltre, naturalmente, a minare la qualità del servizio”.

Per la Cisl Umbria, quindi, è arrivato il momento di concertare una strategia comune. “Quello che sta accadendo in Umbria – spiega ancora Manzotti -, trattandosi di un fondamentale servizio, in prospettiva potrebbe portare a far considerare l’Umbria come una grande macro area interna. Se vogliamo che questo non accada dobbiamo attraverso il dialogo sociale lavorare per creare le sinergie affinché i professionisti possano restare nella sanità umbra, dando così risposte alle esigenze dei territori e dei cittadini. Ciò, nella consapevolezza delle nostre caratteristiche demografiche. L’Umbria, infatti, ha un primato: quello degli over 65. Solo in questo modo – conclude il segretario – potremo riuscire a creare le premesse per una sanità attiva. Una sanità che invece che impoverire il territorio lo arricchisca anche in uno dei beni più preziosi che si possa avere: la qualità della vita”.

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