Ast e indotto: sindacati preoccupati per 1.500 lavoratori

Ben vengano anche le “mancette” da 300 euro per alleviare il peso delle bollette (tra l’altro previste nel Decreto Aiuti e quindi “scaricabili” fiscalmente) ma da Arvedi, a Terni, c’è chi si aspetta altro. Mentre il “famoso” piano industriale pare ormai quasi una chimera, si profila all’orizzonte un’altra difficoltà: la scadenza della maggior parte degli appalti, il che significa incertezza per tutto l’indotto Ast. Un indotto che, tradotto in posti di lavoro, dà un totale di 1.500 persone. L’aria che tira non è tale da far dormire sonni tranquilli: basta considerare la situazione creatasi – per esempio – all’ex Ilva di Taranto, dove l’azienda ha sospeso i contratti di 145 imprese. Un’altra faccenda rispetto all’Ast, ma potrebbe essere il segno di un andazzo. E proprio dall’Ast c’è un segnale da non dimenticare: la vicenda dell’appalto sicurezza, che ha visto tagliare diversi posti di lavoro.

Cosa succederà, allora, alle lavoratrici e ai lavoratori dell’indotto di Ast? È la domanda che i sindacati, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Terni pongono con forza alla proprietà delle acciaierie e alle istituzioni locali e regionali, sottolineando l’assoluta necessità di scongiurare altre possibili perdite occupazionali in un momento di enorme difficoltà per il tessuto sociale territoriale.

“La vicenda dell’appalto della vigilanza è stata il primo campanello d’allarme – hanno spiegato nel corso di una conferenza stampa i segretari delle tre sigle, Lucia Rossi (Filcams Cgil), Sergio Sabatini (Fisascat Cisl) e Massimiliano Ferrante (Uiltucs Uil) – ma nessuna discussione si è aperta su quello come sugli altri appalti in scadenza. Eppure, parliamo di una vicenda enorme per l’impatto che potrebbe avere su centinaia di aziende, che vivono solo in funzione delle acciaierie e che danno lavoro a un pezzo importante della nostra città e del nostro territorio”. 

Per i sindacati in gioco c’è il futuro di una bella fetta dell’economia ternana: “Aprire la discussione sul piano industriale di Ast è un’esigenza non più rinviabile – hanno rimarcato Rossi, Sabatini e Ferrante – e questa discussione deve includere anche le lavoratrici e lavoratori degli appalti multiservizi (mense, pulizie, vigilanza, etc.) che noi rappresentiamo. Anche le stesse aziende dovrebbero porre il problema, perché è in gioco l’assetto economico della nostra provincia, in cui il sistema degli appalti è così pervasivo. Come dovrebbero uscire dal silenzio anche le istituzioni che invece balbettano di fronte alla mancanza di chiarezza e trasparenza sul futuro di Ast”.

E a proposito di istituzioni, Cgil, Cisl e Uil, a tutti i livelli, chiedono da tempo un intervento normativo della Regione in materia di appalti: “Non è più rinviabile una legge che metta fine alle continue scorribande dei cambi di appalto, quando si aprono sistematicamente guerre sul mantenimento dei diritti di chi lavora, dei profili orari e degli stessi posti di lavoro – hanno concluso i rappresentanti di Filcams, Fisascat e Uiltucs – La politica ascolti questo grido d’allarme e intervenga finalmente per sanare una situazione indegna di un paese civile”. 

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