Giustinelli e il Novecento a Terni: il “Racconto” di un secolo di passioni

A Terni la “Cirenaica” era un gruppo di case, sul lato destro della strada Flaminia che da Narni entrava in città. Case piccole, un piano o due. L’orto, pochi metri quadrati. La chiave sulla porta; un aiuto al vicino quando serviva. La guerra era passata da pochi anni. Le strade erano (e sono ancor oggi) intitolate a battaglie delle guerre d’Indipendenza. All’angolo tra via Pastrengo e via Montebello, tre o quattro locali erano occupati dalla sezione del Pci. L’unico luogo di aggregazione, oltretutto perché in uno di quei locali c’era il circolo ricreativo: un bicchiere e una partita a tresette, uno sguardo a “L’Unità”.

In questo ambiente sono cresciuti e si sono formati diversi giovani. Operai o artigiani per la maggior parte, ed altri che alla passione politica affiancavano lo studio. Franco Giustinelli era uno di questi ultimi. Lì, in quella sezione. In quel clima è vissuto, ha studiato, si è impegnato, ha costruito e difeso i propri ideali, ed è stato poi chiamato a mettere a disposizione della gente le sue esperienze, la sua cultura: tutto quel che aveva appreso in anni di formazione personale e politica. Negli anni seguenti il cursus honorum, all’interno del Partito Comunista di allora, lo ha percorso tutto: amministratore comunale, assessore alla Regione, poi in Senato, quindi dopo due mandati  al senatore Pci toccava di portare la propria esperienza al gruppo consiliare in Comune.

A lui capitò un periodo difficile, quello che vide Terni invischiata nella tangentopoli, un avvenimento che vide il taglio vicino alle radici di una classe dirigente che andava crescendo nei partiti e nelle associazioni, di cui  trent’anni dopo la città paga ancora le conseguenze. Nel 1993 una serie di circostanze e di emergenze  lo portò ad essere candidato sindaco di Terni. Era la prima volta che in Italia si applicava la legge per l’elezione diretta.

Perse al ballottaggio contro Gian Franco Ciaurro, poche decine di voti, ma bastarono al “Professore”. Il periodo era difficile per la politica; serpeggiavano le prime ondate di populismo; il muro di Berlino era caduto da poco tempo. Il Pci stava facendo i conti con la fine di un’epoca. Si era avviata la mutazione in Pds, che a Terni fu particolarmente sofferta. All’interno del partito ternano si scaricarono posizioni divisive.

Una era quella dell’apertura verso l’esterno, alla società civile, alle associazioni, alle altre forze progressiste e l’altra  maggiormente arrocata sulle posizioni “classiche”. Ce n’era, forte, anche una terza: quella di chi sostenne la rifondazione comunista e se ne andò..

Franco Giustinelli ha ora scritto un libro. “Il Novecento a Terni”. Sottotitolo: “Un secolo di passioni” (Editrice Thyrus, 619+CXV pp.).

Un libro di storia? “Racconto” c’è scritto sulla copertina. Classico di un romanzo è l’incipit:  un treno arriva in stazione a Terni e si ferma con stridio di freni e sbuffi di vapore: è il 1903. Un romanzo certamente no, ma appunto un racconto, anche perché fatti e personaggi sono veri, reali. Così come la passione politica, le lotte per una vita migliore. Accadimenti che hanno segnato non solo una città, ma anche l’Umbria dove da Terni si è irradiata una cultura diversa, di sinistra ma più delineata e caratterizzata  rispetto al resto della regione: la cultura operaia.

Da quel treno – nel racconto di Giustinelli – scende Pietro Farini, farmacista il quale diventerà punta di diamante della cultura operaia ternana. Un uomo che arriva in una città nuova, di cui presto diventa parte integrata, e che lotterà per affermare i principi del progresso, dei diritti, della solidarietà, della libertà, della giustizia sociale. Ma non è Farini, comunque, il personaggio principale. Protagonista del racconto– avverte subito l’autore – è il Novecento a Terni.

Un libro di storia, alla fine. Storia scritta  rendendo subito palese il punto di vista dell’osservatore: dalle lotte operaie e sindacali degli inizi del secolo, al fascismo, alla guerra, alla rinascita, all’espansione degli anni tra il 60 d il 90. E tanti altri protagonisti del Novecento ternano, e le gioie, delusioni, i sogni realizzati o infranti. Il tutto fotografato da protagonista ma soprattutto da un testimone.  

Lui c’era.

w.p.

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