Confcommercio e l’impianto fanghi: “Terni merita un po’ di rispetto”

E’ anche questione di rispetto: di una città, di un territorio e dei cittadini che li abitano, operano. Nemmeno a dirlo: si parla di Terni e della scelta di relizzarvi l’impianto di trattamento dei fanghi dei depuratori di tutta l’Umbria. E’ di questi giorni la denuncia da parrte dei consiglieri comunali del Pd Francesco Flipponi e Tiziana De Angelis relativa alla marcia, abbastanza spedita, dell’iter autoirizzativo. Per essere piùpecisi: si tratta di un impianto – riferiscono i due consiglieri – che occupera un’area di 2.800 metri quadrati, in via Vanzetti, che dovrebbe trattare fango umido proveniente da decanter centrifugo/nastropresse per una produzione di fanghi pari a 20.800 ton/anno. Di fatto si vuole concentrare a Terni il trattamento di fango dei vari processi di digestione aerobica, prodotto dai vari impianti di depurazione dislocati in tutti gli ambiti dell’Umbria”. 

A parlare di rispetti dei cittadini e di un territorio è la Confcommercio di Terni. che rifiuta “la collocazione a Terni del maxi impianto di essiccamento fanghi a firma del Servizio Idrico Integrato, la cui collocazione è prevista a poco più di un chilometro dal centro cittadino… in un’area già particolarmente esposta con la presenza di attività ed impianti che già trattano rifiuti”. Particolare importante riferito dalla Confcommercio è che “Nella stessa zona vi sono esercizi commerciali, artigianali, produzioni alimentari che sicuramente non ne gioverebbero anzi ne risulterebbero danneggiati. Auspicheremmo per Terni qualcosa di diverso, migliore e più qualificante, rispetto a ciò che si propone”.

“La documentazione tecnica presentata, induce ad una forte preoccupazione per le criticità legate agli odori ed altro che questo trattamento comporta continua Confcommercio – Sarebbe certamente più sensato ed utile l’individuazione di un sito meno impattante. Siamo assolutamente favorevoli ad una economia circolare, che sia però effettivamente sostenibile e non penalizzante. Ingolfare un’area cittadina con un ulteriore impianto, facendolo passare come una conquista meritoria, appare una decisione priva di fondamento, magari ispirata da logiche economiche pur comprensibili, ma comunque scarsamente rispettosa di un territorio e dei suoi cittadini”.

Diverse le azioni che Confcommercio si aspetta, in una visione futura di una città in cui “sono in atto profonde trasformazioni economiche e sociali: cambia la popolazione, si modificano gli spazi urbani, muta lo stesso modo di lavorare. Si affermano nuovi stili di vita, basati su rinnovate visioni e moderne tecnologie. La città quindi, se ben interpretata, non è solo un crocevia di problemi e contraddizioni contemporanee ma può trasformarsi in un volano di opportunità”, afferma Confcommercio che sottolinea: “Questo richiede una visione in cui, virtuosi percorsi di rigenerazione urbana, possano attivare processi di dialogo tra persone, imprese ed associazioni, favorendo l’inclusione sociale ed una ampia partecipazione di comunità. Pensiamo quindi alla “smart city” non solo in termini di grandi investimenti infrastrutturali o industriali, ma anche e soprattutto come modello di valorizzazione del tessuto urbano in termini di valori e progresso. Puntare allo sviluppo “intelligente” significa aggregare istituzioni, cittadini ed imprese con l’obiettivo di migliorare ed elevare lo standard di vita cittadino. Il cambiamento deve essere in primo luogo culturale. Solo in questo modo si può tracciare una forte linea di discontinuità con il passato”.

Un impianto come quello previsto in via Vanzetti non sembra in alcun modo andare nella direzione di soddisfare “l’esigenza, che Confcommercio sente fortemene, di rafforzare e migliorare la dimensione economico-produttiva della città: la rivitalizzazione del centro cittadino, la questione ambientale, il rapporto con la grande fabbrica, le infrastrutture, la formazione e l’Università sono i driver sui quali costruire una azione comune, con particolare attenzione alla valorizzazione del territorio, dell’agroalimentare e del turismo, intesi questi ultimi come asset strategici di sviluppo”.

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