Montecchio, ripresa la campagna di scavi archeologici a Copio

La necropoli di Montecchio

Sono ripresi gli scavi archeologici alla Necropoli del Vallone di San Lorenzo, nel comune di Montecchio il sindaco, Federico Gori, che parla di indagini “che stanno restituendo risultati inaspettati per tutti gli studiosi che partecipano al progetto e che gettano nuova luce sull’importantissima area sepolcrale in uso dal VI al IV sec.a.C.”dice il sindaco, Federico Gori.

La ricerca è il risultato di una convenzione firmata nel 2017 tra il Comune di Montecchio e il Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, per la ricerca, recupero e valorizzazione di beni archeologici della città. “Una collaborazione – sottolinea Gori – che rappresenta un’occasione rara e auspicabile di studio, salvaguardia e promozione del territorio. L’amministrazione comunale intende incrementare l’attività di ricerca con lo scopo principale di valorizzare il patrimonio storico-archeologico del territorio, assolutamente fondamentale per la comunità locale, al fine non solo della maggiore conoscenza dei beni archeologici presenti nel comprensorio ma anche della loro salvaguardia, valorizzazione e maggiore fruibilità da parte di visitatori e ricercatori”.

Quest’anno le indagini vedranno all’opera, per quattro settimane, dieci studenti provenienti da università americane e dieci dall’Università di Perugia, sotto la direzione scientifica del prof. Gian Luca Grassigli in collaborazione con la prof.ssa Sarah Harvey, docente di Studi Classici presso la Kent State University in Ohio, con l’assistenza sugli scavi degli archeologi Stefano Spiganti e Francesco Pacelli. 

La ricerca è realizzata grazie al contributo dell’amministrazione comunale di Montecchio, con la concessione del Ministero della Cultura, la stretta collaborazione e supervisione del dott. Luca Pulcinelli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

Il sito si trova sul versante sud-occidentale di Montecchio, lungo il Fosso di San Lorenzo tributario del Tevere, delimitato da una serie di alture separate da profondi valloni incisi dai numerosi affluenti che percorrono questo territorio riversandosi nel fiume.

In età preromana il territorio era occupato da diversi complessi abitativi, non molto grandi, organizzato secondo un modello abbastanza diffuso di tipo paganico-vicanico; ad oggi non sono molti i dati archeologici di cui disponiamo, ma individuano l’abitato più importante e rilevante presso l’altura soprastante di Copio, luogo di puntuali ricerche di superficie che hanno individuato presenza di materiale che denota una continuità di vita parallela a quella della necropoli di San Lorenzo.

L’area archeologica, oggetto di numerose opere di valorizzazione e visitata da un numero sempre crescente di turisti, è stata oggetto di una serie di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza dal 1975 fino al 2000; sono state individuate una cinquantina di tombe in gran parte manomesse da scavi clandestini. Si tratta di sepolture a camera che si sviluppano sui fianchi del vallone, scavate direttamente nel banco naturale da cui si accede attraverso un breve dromos realizzato a cielo aperto.

Le camere sono caratterizzate da ambienti quadrangolari, con tetto displuviato e munite di banchine laterali e di fondo, distintamente utilizzate per la deposizione dei defunti e dei materiali di corredo. Le tombe sono provviste di camere singole o doppie coassiali, in cui il secondo ambiente è spesso di ridotte dimensioni, talvolta con soffitto piano, a ogiva o arco.

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