Blocco fondi per le periferie, il sindaco di Terni al Governo: "Normativa da rivedere"

Il sindaco di Terni, Leonardo Latini

TERNI – Leonardo Latini, sindaco di Terni è intervenuto sulla necessità dell’ “adozione di una modifica legislativa che preveda quantomeno la non applicabilità della previsione normativa approvata in Senato alle città che si trovano nella nostra condizione”. La normativa, com’è noto è quella cui si fa riferimento nel cosiddetto decreto “Milleproroghe” in cui è previsto – tra le altre cose – un blocco dei finanziamenti già a suo tempo decisi per la riqualificazione e la sicurezza delle periferie.
Latini, insieme al sindaco di Benevento Clemente Mastella ed al sindaco di Potenza Dario De Luca, ha inviato
una lettera ai vertici del governo (presidente e vice presidenti del Consiglio, vice ministro dell’Economia e Finanze Garavaglia e al sottosegretario alla Presidenza del consiglio Giorgetti, per sottolineare “la peculiarità delle condizioni materiali e giuridiche delle amministrazioni in stato di dissesto che avevano fatto particolare affidamento sui fondi del Piano Periferie, una delle pochissime entrate straordinarie possibili, e che sono state posticipate dal cosiddetto decreto Milleproroghe”. Tutte e tre le città, Terni, Benevento e Potenza,  sono alle prese con il dissesto finanziario e presenti nelle graduatorie per l’assegnazione dei fondi del Programma Straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie.
Fondi in cui queste città vedono una delle pochissime risorse disponibili, in quanto non possono, per le loro condizioni economiche, attivare mutui. “La decretazione dell’insolvenza – scrivono Latini, Mastella e De Luca – ha conseguenze rilevanti, poiché implica l’applicazione di una disciplina particolarmente stringente, specie sotto il profilo delle possibilità di approvvigionamento finanziario. Di fatto ci è preclusa la possibilità di contrarre mutui per finanziare l’attività dell’ente.
“Per tali motivi – aggiungono – è per noi vitale il ricorso a fondi, filoni, progetti e programmi speciali di finanziamento e non perdere neppure un centesimo di quanto stanziato. Nello specifico, poi, senza tali risorse ci troveremmo nella impossibilità di dare con ragionevole tempestività le (pur minime e senza dubbio insufficienti) risposte a quelle esigenze sociali che le zone marginali delle nostre città reclamano a gran voce”.
Anche alla luce dello stesso spirito del decreto Milleproroghe  e  delle normative sulle procedure di dissesto degli Enti, i tre sindaci concludono la lettera sostenendo che a loro parere sembra “opportuna nei successivi passaggi d’aula l’adozione di una modifica legislativa che preveda quantomeno la non applicabilità della previsione normativa approvata in Senato alle città che si trovano nella nostra condizione”.

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