Terni, il nuovo consiglio comunale si comporta come quello vecchio

Il sindaco di Terni, Leonardo Latini

TERNI, 13 lug -Colpa dell’emozione? Bah, chissà. C’è però da sperarlo perché poi l’emozione passa e non si avrà più occasione di assistere a spettacoli da “cinema” come quello di ieri pomeriggio nell’aula consiliare di Palazzo Spada,
Il fatto è che in quella che per Terni dovrebbe essere la consiliatura del cambiamento, c’è qualcosa che, almeno al via, stona e francamente scoraggia. Se il passo rimarrà questo sarà davvero difficile anche affrontare rapidamente certe questioni bollenti, così come sarebbe necessario.

Perché tutto resti come prima bisogna che tutto cambi, diceva – più o meno – quello famoso. E in effetti, nella seduta di insediamento di sindaco e giunta, ci sono stati molti déjà vu. Per esempio: l’urlatore è sempre l’urlatore e  non ha mancato nemmeno stavolta di rompere due o tre lampadine coi suoi do di petto per insultare quella che una volta era una maggioranza ed ora è una sparuta minoranza. Sì, è passato sull’altra sponda, ma la maleducazione rimane la stessa. Altro déjà vu: l’opposizione. Ieri ha puntato sull’osservanza pedissequa delle regole riguardo nomine, subentri, proclamazione degli eletti e – addirittura – richiesta di fotocopie… Dicesi “addirittura” perché sulle fotocopie è scoppiata una confusione da tregenda: chi le voleva in un modo, chi le faceva in un altro… ad un certo punto c’è stato chi ha pensato che l’addetta fosse stata rapita.
Una battaglia ostruzionistica quella del Pd e dei Cinquestelle, i quali d’altra parte, hanno esercitato un loro diritto, ossia di assicurarsi che tutto fosse regolare, ma che pare annunciare comportamenti come quelli visti negli ultimi anni, seppure a parti rovesciate.
Sarebbe lecito aspettarsi che l’azione sia stringente, ma concreta e che al centro dei comportamenti di maggioranza e minoranza siano i problemi dei cittadini.
La prima convocazione del nuovo consiglio comunale è stata quindi molto particolare, confusa, subito litigiosa, puntigliosa, interminabile in considerazione del fatto che si dovevano compiere atti che potevano essere messi in archivio in pochi minuti. Mentre sbuffava per il caldo torrido la gran parte del pubblico che affollava la sala del consiglio. Gli spettatori erano quelli delle grandi occasioni, comunque, e in massima parte fans della nuova maggioranza i quali sembravano considerare il luogo sede di un’Istituzione come il ballatoio di casa loro, invadendo persino gli spazi tra i banchi dei consiglieri, lasciandosi andare in qualche caso con  invettive soprattutto contro quei quattro gatti del Pd.
Un inizio singolare, non c’è che dire: da una parte l’emozione di trovarsi seduti in quell’emiciclo, dall’altra un po’ di esperienza che manca. Ma impareranno, magari a bacchettate sulle dita come è accaduto ieri a sindaco, alcuni assessori e consiglieri che attendevano l’inizio della seduta nella saletta della giunta. L’irruzione dell’urlatore è stata provvidenziale, pur se non il massimo della finezza.
Alla fine comunque la riunione “s’è messa” e si è potuto procedere. Interventi “moscetti”, un paio di battute da varietà, il povero Fiorini, chiamato alla presidenza come primo degli eletti, ingarbugliato e scamiciato tra fogli, fotocopie, appunti, calcoli, vocabolario d’italiano…
L’impressione, in generale, è che sia proprio necessario che qualcosa cambi. Ed avverrà prima o dopo.
Quando si è stabilita un po’ di normalità, comunque, il sindaco e la giunta hanno giurato, e Leonardo Latini ha finalmente potuto prendere la parola per un discorso che è stato un invito alla concretezza, al coraggio di pensare in grande, all’impegno di far di Terni di nuovo una città speciale. Con un’aggiunta che può essere interpretata anche come il centro del discorso: basta colle divisioni, le liti, i veleni. Magari gli dessero retta!

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