A-SOCIAL/Rubrica semiseria di G.Schicchi

EPISTOLARIO /1– Il ministro l’ha capita subito: una lettera tutta sbaffata d’inchiostro non poteva che venire da Terni. E infatti: “Gigginu mia, no’ lo pozza prova’ mai gniciunu…” cominciava la lettera poi c’era una parola che s’era tasformata in un macchia illeggibile per la lagrima che aveva diluito l’inchiostro… “…nzi della Lega” comtinuava e giù un altro lagrimone. Alla fine comunqe si leggeva pure: “… emo giù co’ l’occhiu …cetta o ci portamo la bot… Io sarei per un’oppo…ne dura. Tu che dici?. Fa’ sape’… ..rda”. T…

La risposta del ministro fu scritta in quattro e quattro…..otto? Beh, comunque partì e arrivò subito. “Nun sacce chi si’. Se tu extracomunitario aih da sape’ che non si cchiù dde moda. E ‘nvece se chi m’ha scritt e Htomas (Tomhas? Tomash? Vabbé, chist è l’acca H mettela do’vuo’ tu) sient’ a mmé: statte buono pe ‘nu mese, po’ vedimme. Giggino
 EPISTOLARIO /2 – Ad un tratto al sindaco di Terni arrivò una lettera della Regione. Una di quelle con tutti i timbri a posto loro. “Lunedì ci incontreremo tra istituzioni e sindacati per affrontare il problema della siderurgia a Terni”. Il sindaco ha risposto: “Presente!”, però un pochettino si è incacchiato e così prima di partire in comitiva alla volta di Perugia ha chiamato a Palazzo Spada sindacati ed altri rappresentanti di associazioni e istituzioni. “Questi perugini debbono piantarla. Adesso sono giunti ad inventarsi che noi fabbrichiamo acciaio…”. Vedendo lo stupore dei presenti si è zittito, ha guardato le facce… il segretario della Cgil aveva gli occhi strabuzzati che uscivano fuori dalle lenti degli occhiali e la mandibola afflosciata.. Quello dell’assindustria continuava a giocherellare col telefonino, altri s’erano accasciati sulla poltrona… L’unico tranquillo era il sindacalista della Uil il quale se ne è rimasto tranquillamente al mare. “Ma perché, noi facciamo davvero l’acciaio?”, ha aggiunto il sindaco.

LA BONARIETA’ DEL CAPO – Non è che non lo sappia che a Terni ci sono le acciaierie. La sua è tutta una tattica. Così facendo – con spirito di sacrificio altruista – metterà i futuri assessori nella condizioni di fare bella figura, perché mal comune mezzo gaudio. Vuole metterli a loro agio, sembra. In effetti i nomi che giurano qualche volta mettono impressione. Anche le pulci ci hanno la tosse e così uno che alla fine ha fatto il corso quattro anni in uno per diventare ragioniere pensa che a lui starebbe bene l’assessorato alla cultura. Un altro che non capito bene la differenza tra sinistra e destra punta a fare il vicesindaco (tanto sinistra e destra non esistono più, gli hanno detto). E c’è sempre il vecchio marpione in agguato. Sembrava facile fare un buon caffè…


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