E Toscanini disse: "Non fare il Briccialdi"

Un libro di Gian Luca Petrucci sul “Principe dei flautisti”: la vita, le opere, le polemiche 



“Non fare il Briccialdi” disse Arturo Toscanini al primo flauto durante una prova d’orchestra alla Scala. Il primo flauto, in un assolo, stava mettendo in “campo” una serie di virtuosismi. Ciò accadeva nel 1921, quando Giulio Briccialdi era scomparso già da quarant’anni.
La morte, infatti, sopraggiunse il 17 dicembre del 1881, a Firenze dove trascorse gli ultimi anni “con la mia buona moglie – scrisse Briccialdi – ed il guadagno dei miei flauti, tranquillamente, ma senza aver fastidi, né di censo, né di cartelle dello Stato, né di cassa di risparmio”.

Forse non era del tutto così, ma uno come lui non avrebbe mai ammesso di trovarsi in una qualche difficoltà. La sua era stata una vita dinamica e battagliera, sostenuto da una personalità irrequieta: “Fascinoso esecutore, abile nel gioco delle carte come nel tessere rapporti elegante ed eloquente nel suo lessico musicale come compositore, affannato nella ricerca disperata dell’affermazione, quotidiana, del suo valore”.
A Giulio Briccialdi è dedicato un volume che ne ripercorre la vita, ma che soprattutto ne sottolinea il valore di musicista: una monografia dedicata ad un ternano di cui la cittadinanza andò fiera se si batté perché fosse sepolto al cimitero di Terni, gli intitolo la scuoloa musicale, pose una lapide sulla sua casa natale.
Ne è autore Gian Luca Petrucci, uno che conosce ciò di cui parla. Lui, Gian Luca Petrucci, allievo del padre, è stato Primo flauto dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma, dell’Angelicum e dei Pomeriggi Musicali di Milano e dell’orchestra Sinfonica della Radio-Televisione di Roma. Ha effettuato tournée solistiche a Masterclasses in Europa, Stati Uniti, America del Sud, Africa, Asia minore e India.

Diversi prestigiosi autori come Jean-Michel Damase e Jindričh Feld gli hanno dedicato loro composizioni. Ha inciso numerosi dischi e pubblicato per importanti case editrici revisioni e trascrizioni di opere per flauto di autori del Settecento, dell’Ottocento e contemporanei. Come saggista ha pubblicato studi storici e monografie tradotti anche in inglese, francese e tedesco. E’ stato docente di flauto presso il Conservatorio Santa Cecilia in Roma.La monografia “Giulio Briccialdi. Il principe dei flautisti” è stata pubblicata nel secondo centenario dalla nascita di Briccialdi (Zecchini Editore, Varese) e, tra tanti, rappresenta un altro virtuosismo di Gian Luca Petrucci, il quale è riuscito a produrre un testo che interessa, sì, i “tecnici”, ma capace di atrarre il lettore pur se non profondo conoscitore di cose musicali. La vita movimentata, i viaggi per concerti in tutto il mondo, le battaglie per sostenere il tipo di flauto da lui inventato, i contrasti con i direttori dei Teatri stabili, fanno di Briccialdi un personaggio dalle spessore inaspettato anche parallelamente al mondo musicale.

“Il Principe dei flautisti, Giulio Briccialdi, – si legge in una nota informativa che accompagna la monografia di Petrucci – fu una poliedrica personalità artistica, alternò il sublime al pratico, l’ispirato al manierato riuscendo a sorprenderci sia nelle sventure che nei momenti di massima gloria. Scrivendo di sé non cita i trionfi nelle maggiori capitali europee ma l’aspirazione ad una vita calma e serena, proprio egli che, pregno di ideali risorgimentali, devolse i guadagni di diversi concerti alla causa dei Mille. La figura di Giulio Briccialdi è sostanzialmente legata, nella memoria collettiva degli addetti ai lavori, alla sua attività di concertista eccelso e generoso estensore di ampie serie di studi per flauto tuttora praticati assiduamente.
Assai più marginalmente si conosce la sua attività di raffinato compositore ed ancor meno quella di organologo inventore di un nuovo modello di flauto che per anni contese la celebrità a quello costruito da Theobald Böhm. Proclamato dalla critica “il primo dei flautisti viventi”, in un’epoca in cui il virtuosismo flautistico raggiungeva in Europa vette sorprendentemente alte, fu un grande artista ed un tipico esempio di personaggio romantico”
La monografia è corredata dal catalogo tematico, diviso per generi e con i relativi incipit, di tutta l’opera di Briccialdi.
Scrive Petrucci nell’introduzione: “Abbiamo scelto che il “romanzo” della vita di Briccialdi restasse articolato, nella sua unicità, fra il senso del “lavoro”, inteso come momento creativo, e ‘‘l’avventura’’, intesa come estrema espressione del romanticismo. Lavoro e avventura, costanza e progettualita`, rigore e trasgressione sono elementi della personalità di Briccialdi, talmente intrecciati da non consentire una separazione fra di essi”. E se lo dice Petrucci…

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