Il sindaco Latini s’insedia e arrivano i primi grattacapi

L’uno o l’altro… l’importante era cambiare. In un ipotetico sondaggio tra i cittadini ternani la risposta più gettonata sarebbe proprio questa. Che poi i voti siano andati soprattutto all’uno (o all’altro, secondo i punti di vista) è un particolare che per molti nemmeno è importante. Invece lo è. Lui?

Brava persona, a modo, calmo… Dicono intanto in parecchi parlando di Leonardo Latini che ieri mattina ha preso possesso della fascia tricolore e della sedia dietro il tavolo a ferro di cavallo del piano nobile di Palazzo Spada. La sedia del sindaco di Terni. Una sedia scomoda. E Latini, che lo sa, dimostra coraggio.

Adesso deve fare un sacco di conti, e non solo quelli in cifra legati alla situazione – disastrosa – di un bilancio comunale la cui cassa contiene solo ragnatele e cambiali.
Prima di tutto deve decidere la giunta comunale. Un bel rebus. Vicesindaco chi sarà? Davvero spetta a Forza Italia che ha avuto più voti degli altri alleati e davvero nel caso toccherebbe a Francesco Ferrante, mentre ci sarebbe chi spinge per Sonia Bertocco? La Bertocco gode delle simpatie di Confindustria – dicono – di altre associazioni “datoriali” e pure di appoggio “proibiti”, stando alle malelingue. Ma allora Stefano Fatale? E i Fratelli d’Italia? Che cosa pensano di avere, un assessorato pesante o un assessorato leggero ma magari col baffo di vicesindaco sulla manica? E quelli della Lega, la sua lista? C’è qualche vecchio marpione che scalpita, fa proclami, illustra programmi… E ci sono le aspirazioni di altri che coi voti hanno fatto il pieno di preferenze, ma insomma…
L’impressione è che Latini non si lascerà invischiare in queste manovre che sanno di vecchiume, in metodi simili a quelli usati dalle forze che sostenevano chi lo ha opreceduto: che cambiamento sarebbe se non si facesse un passo avanti?
E quello contenuto nelle dichiarazioni immediate di Leonardo Latini è già un messaggio abbastanza esplicito, o almeno cosi pare di poterlo interpretare. Ha detto più o meno: la giunta comunale? Quote rosa, come da legge; le competenze importanti più che i voti e quindi non è detto che chi è stato votato di più può accampare più diritti. Capito suocera? D’altra parte lo spirito originario della legge elettorale comunale era proprio questo: giunte di esperti, non di eletti. Al fine di assicurare competenze ed evitare tentazioni di fidelizzare i consensi facendosi degli amici.
Poi verranno i problemi quelli veri, quelli che vanno oltre la fontana di piazza Tacito, le buche, il teatro Verdi così o cosà. C’è la povertà, l’occupazione,  l’addomentamento del commercio nel centro cittadino; c’è la qualità dell’aria il che significa inceneritori, traffico da rifondare, decisioni coraggiose da prendere. Con un pizzico di ottimismo e di fantasia, “a questa comunità servono sogni e speranze” ha detto tra l’altro il Vescovo Piemontese nel salutare il nuovo sindaco. Poi la sicurezza perché la Lega è la Lega e gli immigrati non sono tutti “santi”. Il lavoro, i servizi… C’è da perdersi. Coraggio, sindaco. Buona fortuna. Ha un punto a suo favore: c’è tempo di intervenire e decidere con la calma che sempre consente di far prima e meglio. Nessuno bussa alla porta. L’opposizione, quella teorica del centrosinistra, sembra stia vagando attonita in zona desertica: gli unici sprazzi di lucidità sembrano quelli dei giochini e degli sgambetti, delle camarille, della composizione e scomposizione di gruppi. Come se il rullo compressore non fosse passato. E manco la ruspa.

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