La Cgil, la crisi del Sud dell’Umbria e il ruolo della Fondazione Carit

In Umbria le realtà che hanno pagato di più la crisi economica in termini di sviluppo e occupazione sono Terni e Narni. E’ questa la premessa della Cgil ternana, e del suo segretario generale, Attilio Romanelli: “La crisi – afferma Romanelli – che nel nostro territorio non è praticamente mai finita, deve essere affrontata con la consapevolezza che la necessità principale è quella di avere interventi coordinati che impegnino istituzioni, associazioni datoriali e

organizzazioni dei lavoratori. La creazione di lavoro deve costituire l’obiettivo fondamentale”.
In effetti che la crisi sia più acuta nel sud dell’Umbria, pur in un quadro di generale difficoltà regionale, è evidenziato proprio dai dati dell’Ires, il centro ricerche del sindacato, diffusi pochi giorni fa.
Interventi coordinati quindi. E il sindacato? “Come Cgil – spiega Romanelli – in questi lunghi anni abbiamo proposto, in tempi diversi, interventi che agissero sul tessuto industriale, con la volontà di rilanciare un nuovo sistema produttivo compatibile con l’ambiente e capace di valorizzare al meglio gli uomini e le donne residenti nell’area ternana. Il Piano del lavoro prima e la richiesta del riconoscimento dello stato di crisi, con l’applicazione delle misure straordinarie, sono entrambe proposte nate con l’intenzione di sostenere i necessari processi di modernizzazione dell’intero comparto industriale ternano”.
Area di crisi complessa, una di quelle etichette che, per anni, una dopo l’altra, hanno fatto intravedere eccezionali opportunità di ripresa, che però non c’è stata. Del riconoscimento dello stato di area di crisi complessa ci si è erimpweti da più parti la bocca, ma gli effetti? Non a caso si tratta di un provvedimento nel mirino delle forze di destra e dell’M5S nella campagna elettorale per le comunali ternane di giugno. Troppo poco è stato forse spiegato che il riconoscimento di uno status di cirsi da solo non muove niente, mette a disposizione strumenti agevolativi di vario tipo, ma le proposte e le richieste debbono arrivare da chi intende, o dovrebbe intendere, di fare impresa. C’è quindi possibilità di intervenire da parte delle istituzioni locali? Per il segretario della Cgil qualcosa si può. “Fondamentale è l’impegno delle istituzioni preposte alle attività formative afferma –    sia per consentire un reale legame tra l’offerta e la domanda di lavoro, sia per programmare le attività scolastiche in modo da costruire generazioni attente alla specializzazione e alla conoscenza critica, evitando che l’ignoranza e la povertà colpiscano in modo irreversibile una comunità come quella ternana». Quindi formazione, cultura e ricerca come tema di base si cui possono intervenire i soggetti locali, specie l’università, ma non solo. “Fondamentale – aggiunge Romanelli – resta però il problema degli investimenti. Per questo chiediamo il ripristino di una corretta utilizzazione del credito, con attenzione particolare al ruolo di promozione che possono svolgere in una stretta correlazione le agenzie regionali e la Fondazione Carit, con la costituzione di un fondo   rotativo   per   sostenere   ricerca   e   nuove   imprese   seguendo   esempi   virtuosi   come   quelli   della Fondazione San Paolo a Torino”.

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