Terni, costa più caro sposarsi in Comune




Lo scopo, allora, era che le giovani coppie fossero attratte dalla prospettive di sposarsi in Comune e non in chiesa. Così al sindaco comunista di Terni, Luigi Michiorri, si accese una lampadina: almeno impegniamoci a regalare un mazzo di fiori alla sposa. D’altra parte, erano gli anni dell’immediato dopoguerra e anche un mazzo di fiori

poteva essere considerato tra le spese superflue da tanti giovani che, ad inizio degli anni Cinquanta, avevano l’intenzione di sposarsi e poche lire in tasca. Vedesse oggi, invece, che il Comune di Terni ha alzato il costo di un matrimonio civile, a Michiorri si rizzerebbero i capelli in testa. Colpa del dissesto finanziario di Palazzo Spada. Sono state rivisitate, rialzandole ovviamente, le tariffe per la celebrazione di matrimonio, voce inserita tra i servizi individuali non essenziali.
Il sindaco Luigi Michiorri
Il sindaco Michiorri, nel settembre del 1951 presentò la sua proposta(⇨):  “Com’è noto – disse – molte coppie di sposi preferiscono celebrare le nozze col rito civile”, per cui si ritiene opportuno che il sindaco regali, consegnandolo alla sposa, un mazzo di fiori, per offrire alla nuova famiglia “oltre agli auguri un qualcosa di tangibile”. La spesa, ovviamente, doveva essere affrontata dal Comune, specificò Michiorri. Un’ovvietà secondo lui, tanto che s’era convinto che la sua proposta sarebbe stata accolta all’unanimità. E invece no. Perché comunque all’inizio degli anni 1950 la contrapposizione politica tra cattolici e comunisti era – come noto – vivacissima. “Quella del sindaco è una proposta strana che non trova alcuna giustificazione”, contestò il consigliere Dc Poliuto Chiappini. “Se non altro – spiegò – perché i matrimoni civili sono pochissimi se paragonati a quelli religiosi. Nel 1949 – riferì – a fronte di 582 matrimoni in chiesa solo 14 sono stati i matrimoni in Comune. Ed ancor meno essi sono stati lo scorso anno, il 1950”. Perciò “appare non logico né opportuno usare un trattamento speciale verso gli sposi che non sentono il bisogno di celebrare il rito religioso. Comunque – concluse – se il sindaco vuol proprio essere gentile con gli sposi nessuno gli impedisce di regalare i fiori, ma deve pagarli di tasca sua». Il dibattito durò mesi e fu arricchito di ricorsi e controricorsi agli organi di controllo. Si sospettava, in sostanza, un’operazione di propaganda, ma Michiorri – ingenuo – espresse tutta la sua sorpresa per il fatto che si fosse pensato “che io sia stato mosso da chissà quali considerazioni”. La delibera, approvata comunque in consiglio fu bocciata dal omitato di controllo
Nel 2018 altro che mazzi di fiori! Sposarsi in Comune a Terni costa 200 euro nei giorni feriali, 400 nei prefestivi e festivi se si sceglie l’ex chiesa del Carmine. A Palazzo Spada si risparmia: 150 euro i feriali, 200 i festivi e prefestivi, e nel caso c’è pure un’offerta speciale: se si vuole utilizzare il parcheggio a fianco al municipio, batano 60 euro e passa la paura.

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