Stroncone in ansia per le reliquie del Beato Antonio


A Stroncone sono preoccupati. Il beato Antonio Vici, per gli abitanti del piccolo comune del ternano, specie per quelli che stanno lì “da sette generazioni”, è uno di famiglia. Ma adesso  – fedeli e non – temono che le reliquie del Beato Antonio gliele portino via. Proprio a loro che a suo tempo, nella seconda metà del 1600,

si batterono duramente affinché le spoglie del beato, che stavano a Perugia, fossero trasportate a Stroncone, dove – d’altra parte –  il beato Antonio era nato. A Perugia, invece, v’era morto nel 1611 all’età veneranda di cent’anni.  Nel 1643 il corpo, esumato, era ancora intatto. Segno di santità decretarono senza alcun dubbio quelli di Stroncone. E siccome Antonio Vici era, appunto, loro concittadino, a loro toccava custodirne le reliquie.

Il convento San Francesco a Stroncone

Quattro secoli dopo c’è un problema: i monaci della “Provincia Serafica dei Frati Minori dell’Umbria”, cui all’epoca fu affidata la cura della teca contenente le preziose reliquie, se ne vanno da Stroncone. “Tale decisione riflette una situazione più generale degli ordini religiosi maschili e femminili e dei sacerdoti secolari, che nella diocesi di Terni-Narni-Amelia ha già fatto sentire negli ultimi anni le sue pesanti conseguenze” commentano amareggiati in vescovado. Non si trova chi si fa frate o prete, insomma. E l’elenco degli istituti religiosi che nella diocesi Terni, Narni Amelia hanno abbandonato è piuttosto lungo: gli Agostiniani a Terni, i Salvatoriani a Narni, le suore Leonine e Orsoline a Terni, le maestre Pie Venerini a Terni e Amelia, le suore di Nostra Signora del Monte Calvario, le Suore del Perpetuo Soccorso a Città Giardino, le  suore di Sant’Anna a Narni, le Figlie della Divina Provvidenza a San Valentino, le suore della Sacra Famiglia alla Polymer, le Paoline a Terni. E “non vi sono segni che indichino una inversione di tendenza; anzi dobbiamo aspettarci ulteriori difficoltà”, si legge in una nota preoccupata del vescovado con cui si smentisce, comunque, categoricamente che le spoglie del Beato Antonio siano a rischio di trasferimento da Stroncone.
E pensare che ai tempi in cui il beato Antonio Vici lasciava la vita terrena, Terni poteva fregiarsi di un record:  il 4,9 per cento dei suoi cinquemila abitanti apparteneva infatti alla schiera dei religiosi: un ternano ogni venti era prete, frate, monaca. D’altra parte, Terni, era una città pontificia. Tanto per continuare coi numeri (riferiti da Adolfo e Marianne Puxeddu  nel libro  “I Tramazzoli. Una famiglia ternana nelSeicento”)  è possibile aggiungere che di quei cinquemila abitanti di Terni i maschi erano il 48,6%  (e le femmine, ovviamente, il 51,4%), i coniugati il 29%, celibi e nubili il 60,3%. Poi oltre ai religiosi c’erano vedove e vedovi.
Nell’anno del Signore 2018 la diocesi si trova invece a sperare in aiuti esterni, ossia che al posto dei monaci della Provincia Serafica ecc. ecc. a dare una mano siano alcuni “colleghi” messicani della “Congregazione dei Missionari della Natività di Maria”. Hanno già avviato contatti.

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