Dimissioni del sindaco: la palla passa al Pd

Di Girolamo
Leopoldo Di Girolamo

Anche Gian Franco Ciaurro si dimise almeno un paio di volte da sindaco di Terni. Poi c‘erano venti giorni “di riflessione”. Per cui – legge alla mano –anche le dimissioni di Leopoldo Di Girolamo diventeranno “operative” solo tra venti giorni. Ciaurro alle dimissioni ricorse durante il suo secondo mandato, quando non aveva la maggioranza in consiglio (chi ricorda l’anatra zoppa?) e quando i suoi quelli della giunta facevano “gli americani”.
Poi almeno in un’occasione Ciaurro rimase, perché seppure a collo storto i “suoi” gli chiesero di rimanere assicurandogli lealtà.

Che differenza c’è con la questione di oggi a Palazzo Spada. Il sindaco, nell’annunciare di aver consegnato al presidente del consiglio comunale la lettera con cui si dimette, ha ricordato, sì, che la decisione è legata alla conclusione dell’iter per il piano di rientro dai debiti. “Ora è concluso, purtroppo negativamente” ha detto. Ma attenzione: Di Girolamo la lettera l’ha scritta non perché la risposta è stata negativa, ma perché “l’iter s’è concluso”. Punto e basta. Le motivazioni sono quindi solo in minima parte collegata alla risposta della Corte dei Conti.
Non si tratta di dimissioni tecniche, insomma.
Adesso a decidere debbono essere le componenti del Pd. Dovranno mettersi d’accordo: dimissioni, elezioni anticipate, spubblicamento del partito. O invece compattezza, rimpasto di giunta nerboruto, attivazione dei programmi con determinazione e impegno a salvare il salvabile in faccia ai cittadini?
In soldoni: se un Pd unito assicurasse il proprio appoggio leale, il sindaco potrebbe andare avanti, nonostante le amarezze, le difficoltà personali, lo sconcerto per aver visto certe gazzarre indegne in consiglio. Non è a caso che Di Girolamo ha ricordato che lui faceva il senatore dell’opposizione quando gli chiesero di candidarsi a sindaco, contro un avversario del centrodestra forte come Antonio Baldassarre, dato per favorito.
Chi glielo ha fatto fare? “Lo spirito di servizio, la correttezza politica ed istituzionale”, ha detto. Adesso debbono essere gli stessi di allora a decidere: lui, con le stesse motivazioni di allora sarebbe anche pronto ad andare avanti, ma dovranno chiederglielo tutti quelli della maggioranza. Lo spiraglio, c’è. E’ una porticina, piccola e da cui passa solo un filo di luce. Si vedrà adesso chi e se c’è qualcuno che vorrà aprirla.
Mica per altro, per dare un verso a questa città.
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