Bomba atomica su Piediluco: Terni e Rieti distrutte, ma per finta

7 giugno 1958

Dopo dice che uno si lascia andare. Ma gli scongiuri – quelli soliti, “da uomo” – erano più che necessari. Con una elevata dose di buon gusto che ti fanno le forze NATO di stanza in Italia? Simulano un attacco nemico e lo sganciamento di una bomba atomica sul lago di Piediluco. Lo scopo, per gli autori dell’attacco aereo, era quello di inondare la pianura ternana e far fuori intanto per la via “acquatica” tutta la popolazione.  Però, si simulò pure una complicazione. Con i ternani tutti affogati anche i reatini avrebbero avuto la loro parte. E sì, perché il fungo atomico, a causa dei venti, s’era spostato verso la piana reatina e la Nato era preoccupata. Per la sorte dei reatini? Manco per sogno: per l’aeroporto militare di Rieti che andava immediatamente evacuato. Tutto il personale militare si sarebbe dovuto dirigere verso Vazia e il Monte Terminillo. Tanto più che quello stesso aeroporto era stato oggetto di un attacco nemico via terra (in mezzo alla nube radioattiva?) ad opera di un solo guastatore nemico (Nembo Kid?). Era però necessario organizzarsi e catturare quel nemico. Cosa che puntualmente si verificò. Anzi, il militare italiano che “sprezzante del pericolo” aveva messo le mani sul guastatore venne dato un premio: una licenza di dieci giorni e diecimila lire.

Va bene le esercitazioni sono necessarie. E tutto doveva passare sotto silenzione se “Il Messaggero” e “l’Unità” non avessero dato la motizia. Ma non si poteva, comunque, scegliere un altro posto? Quanto meno per un minimo di delicatezza verso una popolazione, quella ternana, che dei bombardamenti , pur se non atomici, portava ancora segni profondi.

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