Spoleto, in dieci evadono dalla Rocca

In dieci evasero la notte tra il 24 e il 25 aprile del 1951 dal carcere di Spoleto, allora ospitato nella Rocca Albornoziana.
Un’evasione di quelle classiche: sbarre della finestra segate, lenzuola annodate e via, in fuga. Una faccenda meno semplice di quel che può sembrare, perché i detenuti evasi si trovavano in una camerata della torre “Spiritata”, sul lato est del maniero. Per scendere dalla finestra fino in cortile dovettero discendersi da un’altezza di quindici metri. Poi dovettero scalare le mura della rocca e calarsi al di fuori: un salto di una ventina di metri. E proprio di un salto si trattò per cinque di loro, perché la “corda” si ruppe.
Intanto era scattato l’allarme. I cinque atterrati senza conseguenze se la svignarono immediatamente, mentre degli altri tre erano feriti e non riuscirono ad andare molto lontano. Furono riacciuffati alle 5 del mattino e arrestati insieme a due “colleghi” che si erano attardati per dar loro una mano. Li intercettarono non molto lontano dal carcere, nei pressi del poligono di tiro di Spoleto.
L’avventura fini lì per Benvenuto Frisina, 27 anni di Dellanova (Reggio Calabria) condannato a 14 anni di reclusione; Arrigo Volta, 44 anni, di Ferrara, condannato a 19 anni; Vincenzo Miano, 31 anni di Cosoleto (Reggio Calabria) condannato a 33 ani; Giovanni Caputo di Villa Literno (Caserta) che doveva scontare 14 anni, Rocco Muscari, 32 anni, da Senima (Reggio Calabria) condannato a trent’anni.
Frisina e Volta erano in condizioni serie e furono portati in ospedale. Nella caduta il primo s’era fratturato una vertebra, l’altro un piede.
Cinque dei dieci evasi avevano concluso la propria avventura di libertà. Per gli altri cinque scattò la caccia all’uomo: ci fu chi segnalò la loro presenza nella zona di Montebibico, sulla Somma; chi li aveva visti a Norcia. Ma solo uno di loro venne rintracciato nelle macchie di Ceselli. Si trattava di Giacinto Tanzariello, 29 anni di Ostuni (Brindisi) che doveva scontare 22 anni di reclusione. Tanzariello non fornì indicazioni su dve potessero essere i suoi compagni di evasione. Alle domande degli inquirenti rispose che lui non li conosceva e che era in fuga solo con un altro evaso, Mario Bindi, di 26 anni di Pievepelago, “Ma l’ho ucciso” riferì, senza specificare il perché.

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