Lago Trasimeno, si rovescia la barca: in sei muoiono annegati

In sei. Una gita domenicale in barca sul lago Trasimeno. Finì in tragedia. La barca si rovesciò e tutti e sei morirono annegati.

Successe il 20 marzo del 1955.

Persero la vita tre uomini dell’aeronautica militare: il sergente maggiore dell’aeronautica Antonio Lucentini (38 anni), l’elettricista Cerros Minozzi (44 anni) il motorista Alessandro Grano (30 anni). E tre pescatori Alberto Fabbroni (50 anni) Luigi Urbani (42 anni), Demetrio Lumaca (53 anni). I tre militari dell’aeronautica erano stati compagni d’arme durante la seconda guerra mondiale.

Lago Trasimeno: sei morti annegati, 1955
Lago Trasimeno: la barca della tragedia tirata in secco dopo essere stata ritrovata capovolta in un canneto

Dieci anni dopo la fine del conflitto, due di loro erano in servizio alla Sai di Passignano. Il terzo, Grano, era invece a Ciampino. Era andato a trovare i due amici. Con le famiglie, insieme agli amici pescatori, s’erano riuniti proprio a Passignano, per far festa. Poi nel primo pomeriggio, la decisione di andare via con la barca: una gita all’Isola Maggiore. Era la scusante per collaudare un motore nuovo da sette cavalli montato sula barca dei pescatori. All’Isola Maggiore la comitiva di uomini era stata notata, e in parecchi li avevano visti ripartire intorno alle 18, per far ritorno a Passignano.

Da quel momento scomparvero. Il lago era, sì, increspato per un forte vento di scirocco, il che rendeva la traversata più complicata. Ma non eccessivamente pericolosa.

Eppure la barca non tornò. Si dette l’allarme. Cominciarono le ricerche. Dall’Isola Maggiore fecero sapere che avevano ritrovato sulla battigia la giacca del sergente maggiore. Ma la barca? Dov’erano finiti i sei se non in fondo al lago? Il timore ebbe conferma a notte ormai fonda, quando in un canneto fu trovato lo scafo, rovesciato. La tragedia s’era consumata in pochi minuti e nemmen a cinquecento metri dal molo di Passignano. Qualcuno l’aveva vista, quella barca con i sei uomini a bordo proprio appena uscito, anch’egli in barca. I pescatori di Passignano s’erano subito mobilitati, ma quando nel canneto si imbatterono nel relitto, era ormai notte fonda.

Le ricerche ricominciarono la mattina dopo, all’alba: i vigili del fuoco di Perugia avevano chiamato rinforzi a Livorno, servivano sommozzatori. Tre ne arrivarono di prima mattina insieme ad un palombaro.

Ci vollero due giorni, però, prima che si ritrovasse la prima salma, quella di Demetrio Lumaca. A trovarla fu un pescatore di Passignano, che stava scandagliando il fondo del lago: cinque o sei metri la profondità.

Inspiegabile il motivo della disgrazia, anche perché ad eccezione di Alessandro Grano fli altri cinque erano nuotatori esperti. Il sergente maggiore Lucentini, in un’azione di guerra, benché ferito s’era tenuto a galla per più di tre ore prima che lo soccorressero.

Il 25 marzo, cinque giorni dopo la disgrazia, si trovò un’altra salma. Poi la notizia che era stata seguita con particolare attenzione, dai maggiore quotidiani nazionali, scomparve per lasciar posto, sulle prime pagine, a un’altra grande e più pesante in termine di vite umane perse: l’incidente  terribile della miniera di Morgnano, che avvenne proprio in quei giorni

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