“Angelone”, brigante e spia dello stato pontificio

23 febbraio 1868

Conflitto a fuoco tra uomini della guardia nazionale, carabinieri e guardie doganali con cinque briganti nel territorio di Orvinio, nel circondario di Rieti. I cinque briganti facevano parte della “Banda Trovegna”, dal cognome del capobanda, Angelo Trovegna, detto Angelone. Erano brigantisconfinati oltre i limiti dello stato pontificio e non avevano in verità commesso alcun reato in quella occasione, ma il gruppo di cui facevano parte era noto in tutto il basso reatino per la ferocia e la mancanza di ogni scrupolo.

La loro presenza, in territorio di Orvinio, fu segnalata alla Guardia nazionale del Comune, che unitamente  aI carabinieri reali e alle guardie doganali, avviò la caccia ai banditi. I cinque furono raggiunti in breve tempo e nel conflitto a fuoco che ne seguì un brigante rimase ucciso ed un altro fu arrestato.

Il brigante ucciso fu identificato per Teodoro Proja, di Carsoli, nell’Abruzzo Aquilano, sospettato di essere stati l’autore dell’omicidio di Antonio Rossi, cancelliered della pretura di Carsoli assassinato pochi giorni prima. L’arrestato era invece Santo Cucina, un palermitano, che risultò essere un disertore del 21. battaglione bersaglieri.

La banda di “Angelone” era sospettata di svolgere anche azioni di spionaggio ed incursioni in territorio del Regno d’Italia per conto della polizia dello stato pontificio. Era una banda numerosa, composta di una trentina di malviventi, il cui capo sembrava godesse di una certa impunità. Due volte era stato arrestato dai gendarmi pontifici, Angelone. E due volte rimesso in libertà. Arresti che le autorità italiane sospettavano fossero servite solo ad allontanare ogni supposizione circa i rapporti fra Angelo Trovagna e l’organizzazione spionistica pontificia. Tra i tanti delitti a lui ascritti, elencati nella sua scheda personale e conservata dal ministero dell’Interno italiano, figurava anche quello di aver attirato con l’inganno due carabinieri in un’imboscata  da parte dei gendarmi papalini. Per conto suo, comunque, “Angelone”, che nel 1868 aveva più di sessant’anni, era  descritto – nella scheda compilata dai carabinieri di Avezzano –  come “un ex bracciante comunque ignorante, povero, e affatto privo d’influenza” il quale “non si è lasciato sfuggire veruna occasione che satisfar potesse la sua libidine di sangue e di saccheggio. Rotto a tutti vizi e capace di ogni bassezza, nella reazione del ’60 al ’61 ei prese parte a tutti i fatti che desolarono questa contrada”.

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