Parto finto e marito ingannato: la neonata l’aveva comprata

15 febbraio 1929

Tremila lire. All’incirca 2.700 euro. Tanto costò una neonata ad una donna di Terni. che la comprò da una balia romana. Una donna sconvolta dal fatto di essere sterile e che voleva dare un figlio al marito, Bruno P., commerciante di 33 anni che a quei tempi gestiva un negozio a Terni ed abitava in viale Brin. A quanto emerse dalle indagini lui non ne sapeva niente, anzi, fu il primo ad essere ingannato perché sua moglie Antonietta B., di 34 anni, finse una gravidanza durata i mesi “canonici” ed organizzò alla fine anche un finto parto.

Era appunto il 15 febbraio del 1929 quando scattò la denuncia della questura di Roma.

Tutta la faccenda venne alla luce per caso. Il Governo aveva impartito disposizioni alle questure di tutta Italia affinché si intensificasse la sorveglianza sulle agenzie per il collocamento delle balie. Le indagini portarono all’agenzia romana di via Calatafimi, gestita da Assunta Vigorito. Si scoprì che la donna conosceva una signora romana, separata dal marito, la quale aveva avuto una bambina da una relazione con uno spazzino. La bambina, però, in casa della signora non c’era e lei riferì di averla consegnata alla Vigorito per “darla a balia”. La titolare dell’agenzia, sottoposta ad interrogatorio, finì col confessare che la bambina era stata consegnata ad una coppia di Terni in cambio di tremila lire.

A Terni si scoprì tutto il resto. Intanto di accertato che il marito di Antonietta era all’oscuro di tutto. Sua moglie s’era attivata da sola, o meglio mediante i buoni uffici di un’amica, che dopo aver promesso di risolvere il problema della maternità mancata, andò a Roma e – riferì – dopo tanto girare aveva conosciuto la Vigorito. Fu quest’ultima a contattare la madre della piccola, nata da pochi giorni. I tempi si facevano stringenti perché ormai era qualche tempo che Antonietta B. aveva annunciato la lieta notizia della gravidanza. Per alcuni giorni la neonata rimase nascosta in casa dell’amica, poi la sorte venne in aiuto: il commerciante dovette andare per alcuni giorni fuori Terni, e proprio in quei giorni fu messo in scena il finto parto.

Finì con una serie di denunce, a carico della finta madre e di quella vera, della titolare dell’agenzia, oltre a quella della madre di Antonietta, a quel punto finta nonna, e della levatrice, che era sì vera, ma aveva messo il proprio imprimatur su una messa in scena.

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