Simigni, un castello medievale sfortunato

castello di Simigni, Gualdo Cattaneo
I lavori in corso al castello di Simigni

Il “mistero” nasce nel percorrere la strada che dall’abitato di Pozzo scende giù verso il fondo valle e il “paesone” di Bastardo, marcando il confine tra i Comuni di Giano dell’Umbria e di Gualdo Cattaneo. C’è, sulla destra, un’indicazione turistica: “Castello medievale di Simigni”, c’è scritto. E sotto, proprio sotto, quasi attaccata la targa col nome della strada: via Somigni, con la “o” al posto della “i”. Una delle due targhe dev’essere sbagliata, e per chi non è della zona la deduzione logica è: o il castello è il castello di Somigni, o la località si chiama anch’essa Simigni.

Il dubbio sparisce ed il busillis è risolto non appena si dà un’occhiata ad un libro qualsiasi di storia locale o si leggono le poche righe dedicate sul sito del Comune di Gualdo Cattaneo.

Simigni. Il castello e la località si chiamano Simigni. E così si scopre pure che il castello è stato costruito nel 1103 da un conte di Collazzone di nome Seminio. All’inizio della storia è un casale di campagna, più che altro, ma successivamente l’edificio rurale diventa un luogo fortificato grazie alla costruzione di una cinta muraria difensiva e di una torre, un “mastio”.

Simigni diventa così uno dei castelli, o comunque delle fortificazioni,  che forse costituirono una cintura difensiva a guardia della Valle del Puglia: su quelle colline tutte intorno al corso d’acqua, è infatti un fiorire di castelli: da Gaglietole, il più vicino a Collazzone, a Pozzo, e Ceralto. E poi in sequenza Cisterna, Saragano, Marcellano, Barattano, Le Torri, San Terenziano. Una specie di sistema difensiva della valle, ma anche la demarcazione di una linea di confine tra i possedimenti dei Collazzone, e poi degli Atti, signori di Todi e quelli dei Trinci, i signori di Foligno.

Simigni, comunque, ha una storia tormentata: ai Collazzone fu strappato con la forza dalla Compagnia Nera di Nicolò da Montefeltro. Il quale non sapeva che farsene di quel castello, tanto è vero che dietro un riscatto di mille fiorini versato dal Comune di Todi se ne andò liberando quei luoghi dalla presenza dei suoi armigeri. Era il 1363. Trent’anni dopo ecco i Trinci, e successivamente gli Atti, i tuderti. Toccò poi a Braccio Fortebraccio, che era in rapporti strettissimi coi Trinci, fino a che nel 1435 Corrado XV Trinci consegnò il castello di Simigni al governatore di Perugia, il vescovo Alberto Alberti.

Ma non finirono le vicissitudini per il castello di Simigni. Una decina o poco più anni dopo eccolo occupato da Nello Pandolfo Baglioni; da questi di nuovo in proprietà agli Atti, quindi alla giurisdizione dell’abbazia di chiaravalle e alla fine, divenuto contea, il forte fu assegnato al conte Federico di Simigni, uno che molto probabilmente prese il nome dalla contea e con il Seminio che pose la prima pietra non c’entrava proprio niente.

gualdo cattaneo, il castello di Simigni
La chiesa

Per farla breve nel 1645 il castello fu conquistato dalla famiglia tuderte Degli Oddi, e finalmente fu restaurato e ristrutturato da Benigno Degli Oddi che era priore di Todi.

Al momento è proprietà privata, della famiglia Farchioni, (Quelli di “Mi passi l’oio? Come si dizeee… Per favooore”) che l’acquistò diversi anni fa e che lo elesse a centro nevralgico della propria, vasta, azienda agricola. E che ha avviato un’operazione di recupero che, formalmente ineccepibile (sembra), ha reso il castello medievale non immediatamente riconoscibile come tale. La chiesa  attigua al castello è stata recuperata e intonacata, così come gran parte del perimetro esterno della costruzione, ivi compresa la cinta muraria difensiva.

A fianco al nucleo originario dell’edificio fortificato è anche spuntato un capannoncino in cemento armato e “foratoni”, che – dicono al Comune di Gualdo Cattaneo – ricalca comunque la planimetria originaria del Castello. I lavori sono fermi e, ad occhio, sembra già da qualche tempo.

In attesa di vedere come diventerà un luogo carico di storia si può essere già contenti di aver potuto stabilire che l’indicazione giusta è Simigni. E che la cambiassero quella targa sbagliata della “via”, una strada sterrata che sbuca all’improvviso dentro l’abitato di Bastardo.

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