Zuffa per accaparrarsi l’eredità dello “Zio d’America”

Gennaio 1948

E’ una truffa, si penserebbe subito al giorno d’oggi. La solita truffa di chi ti comunica di aver ereditato improvvisamente una grossa cifra da uno “zio d’America” di cui spesso nemmeno si sospettava l’esistenza. C’è solo una piccola formalità cui far fronte prima di poter entrare in possesso della somma: occorre prima versare qualche migliaio di euro per le spese notarili. E così spariscono sia gli euro che i milioni dell’eredità.

Italiani emigrati in Ausrralia
L’emigrazione italiana in Australia

Ma quella volta, nel gennaio del 1948 non pareva affatto una truffa. Intanto lo zio ricco che era morto lasciando un pacco di soldi era una “Zio d’Australia”, e poi il notaio di Firenze, incaricato da un collega di Sidney, non chiedeva anticipi per le spese.

Un particolare lasciava un po’ dubbiosi, per la verità: questo zio “australiano”, a quanto risultava, era morto alla veneranda età di 120 anni. Un po’ troppi, a ensarci bene, anche se uno li ha campati in un ambiente non inquinato come poteva essere l’Australia, specie lontano dalle coste. Ma poteva sempre trattarsi di un errore di trascrizione commesso da qualcuno nello spedire il dispaccio in Italia, per l’esattezza a Perugia. Destinatrie tre sorelle: Alba, Ottavia e Maria Bettozzi. E poi il gioco valeva la candela: 150 milioni di lire (l’equivalente di 110 mila sterline), nel 1948, con la fame del tempo di guerra ancora ricordo vivissimo, erano una cifra da far strabuzzare gli occhi. Cosa che capitò a parecchi.

Le tre sorelle Bettozzi, pare, s’erano da qualche tempo trasferie a Venezia, ma a Perugia rimaneva un piccolo esercito di Bettozzi, i cui componenti furono contattati dal notaio perugino, nelle more di una seppur discreta indagine volta a localizzare le tre ereditiere milionarie. Se tanto mi dà tanto – pensarono queli dell’”esercito” – anche noi abbiamo diritto ad una fetta di torta.

E così spuntarono pretendenti all’eredità del matusalemme zio d’Australia oltre che da Perugia, da Roma, da Bettona, da Pescara, Fano, Spoleto. In totale erano sedici persone, che andarono ad aggiungersi alle tre sorelle “veneziane”.

Come mettere tutti d’accordo. Il notaio fiorentino, con i capelli ormai ritti, decise di convocare tutti in campo quasi neutro. A Spoleto. Per cercare finalmente un accordo. E probabilmente lo si trovò: nessuno si arricchì, però una bella boccata d’ossigeno ci scappò per tutti. O almeno questo è quel che è lecito supporre. Perché dell’eredità Bettozzi, non si parlò più.

 

®Riproduzione riservata

 

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