Lotteria, lo cercavano a Bressanone ma il vincitore era di Narni

7 gennaio 1961

Hai voglia a cercarlo a Bressanone! Il vincitore del secondo premio della Lotteria Italia del 1960, era a Narni, anzi in una frazione di Narni. I cinquanta milioni di lire del secondo premio erano toccati a lui. E com’è che venne fuori Bressanone, allora? In effetti il tagliando serie I numero 83552 era stato venduto in un’edicola che si trovava proprio lì, vicino alla stazione. E la titolare, interpellata, lo aveva detto subito: “E’ probabile che a comprare il biglietto da cinquanta milioni sia stato un turista”. Ma Bruno Dominici non era un turista, era un militare di leva che si congedò qualche giorno prima di Natale e prima di tornare a casa investì cinquecento lire nell’acquisto di un biglietto della lotteria… hai visto mai?
In effetti attorno al misterioso neo milionario di Bressanone non ci fu un grande clamore. I giornali ebbero altri motivi d’interesse, nel raccontare le vicende della lotteria e della trasmissione televisiva “Canzonissima”, che assegnava i premi. Quell’anno la trasmissione – la più popolare della Rai – era condotta da un trio di attori: Lauretta Masiero, Alberto Lionello e Aroldo Tieri. Ad ogni puntata si sfidavano alcune canzoni: era poi il voto del pubblico – o meglio: il voto del pubblico che aveva comprato un biglietto – che decideva quale canzone passava il turno, fino ad arrivare alla finale: dieci canzoni e ad ognuna era abbinato un biglietto della lotteria. Il premio per i fortunati era a scendere a seconda della posizione nella classifica dell’ultima serata di gara di ciascuna canzone: cento milioni di lire, cinquanta, trenta, per i primi tre premi. Per gli altri sette, dieci milioni di consolazione.

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Aroldo Tieri, Lauretta Masiero e Alberto Lionello

L’attesa per l’ultima puntata di Canzonissima, in onda il giorno della Befana del 1961, era quindi piuttosto viva. Ma – primo argomento che fece riempire le pagine dei giornali – quella sera si rischiò la trasmissione non ci fosse. Il motivo? Aroldo Tieri era sceso in sciopero, si rifiutava di prender parte alla trasmissione, perché nel finale era previsto uno sketch nel quale Alberto Lionello avrebbe fatto da mattatore. “Non mi sento inferiore a nessuno – protestava Tieri – Lionello con quello scketch mi ruba la scena e popolarità”. Tutto si appianò comunque cinque minuti prima dell’inizio.
La “Canzonissima” fu “Romantica” di Renato Rascel: significava che al biglietto ad essa abbinato andava il primo premio di cento milioni, una cifra da sogno. Lo avevano venduto a Milano, alla stazione centrale, quel tagliando fortunato. E già il giorno dopo si scoprì che l’aveva comprato un impiegato della Montecatini il quale era improvvisamente partito per una vacanza a Sanremo e non s’era presentato in ufficio. Su lui, ovviamente s‘accentrò l’attenzione. Su quale fine aveva fatto, se avesse deciso di darsi alla pazza gioia lasciando il posto di lavoro. Poi si scoprì pure che aveva vinto grazie a un atto di cortesia: un viaggiatore che andava di fretta gli chiese di passare avanti e comprò il biglietto prima di quello fortunato.
E i cinquanta milioni? Un turista, probabilmente, si leggeva sui giornali. Lo scoop lo fece L’Unità che tre o quattro giorni dopo informò che i cinquanta milioni li aveva vinti “il compagno Bruno Dominici”, mezzadro che abitava a Narni nella frazione La Quercia, che poi per i narnesi – e non solo – quella località era da sempre La Cerqua. Nobilitato il dialetto, L’Unità raccontava quindi della serata di festeggiamenti che coinvolse tutta la piccola comunità, visto che il televisore stava solo al bar e lì, tutti insieme, avevano vissuto l’ansia di Bruno il cui biglietto comprato a Bressasone, era stato abbinato a “Addio sogni di gloria” cantata da Giacomo Rondinella e scritta _ scherzi del caso- da un umbro, Carlo Innocenzi di Monteleone di Spoleto.

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Giacomo Rondinella

Arrivò seconda “Addio sogni di gloria”, con un po’ più di 170 mila voti. Inarrivabile “Romantica” che superò i trecentomila. Ma al “compagno Bruno, mezzadro a La Quercia” (non la Cerqua, per carità!) bastarono per sentirsi ricco. Beh, d’altra parte cinquanta milioni di lire nel 1961 erano una bella somma: circa 650 mila euro di oggi.

 

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