Terni, la Fabbrica d’Armi sarà la più importante in Italia

Costi di produzione troppo alti e il Governo Crispi elabora un piano che vede Terni come unica fabbrica d’armi statale

 

La Fabbrica d'armi di Terni
La Fabbrica d’armi di Terni

5 gennaio 1895

La più importante fabbrica d’armi in Italia sarà quella di Terni, in vista di una riorganizzazione del settore che porterà alla chiusura di Torino, Brescia e Torre Annunziata. Era questo il progetto di razionalizzazione messo in cantiere dal Governo Crispi. In effetti verità, sulle prime, s’era considerata l’opportunità di chiuderle subito le fabbriche d’armi che dipendevano dallo Stato. La ventilata chiusura, con conseguenti licenziamenti, dette le mosse per quello che fu definito un vero e proprio pellegrinaggio a Roma, presso la presidenza del consiglio e al ministero della guerra, da parte di delegazioni e commissioni provenienti dai vari centri interessati che, ovviamente, spingevano per un ripensamento, e rappresentavano la propria preoccupazione.

Il fucile mod. 91
Il fucile mod. 91

Il Governo, innestando la retromarcia, aveva promesso, di conseguenza, che si sarebbe studiato il modo di far coincidere le esigenze dei vari territori con quelli dello Stato, ma i costi andavano sensibilmente diminuiti. Si decise di riunire tutte le officine di produzione in un’unica fabbrica d’armi: quella di Terni. Le altre sarebbero diventate delle sezioni da questa dipendenti.

Il piano fu confermato dal governo Di Rudinì, nel frattempo succeduto a Crispi, così come comunicò il nuovo ministro della guerra, il generale Pelloux, nel luglio del 1896, non appena nominato. Si andava comunque a rilento, ma nel giro di un anno c’erano state due crisi di governo. Il ministro Pelloux, affermò di essere favorevole al mantenimento della produzione nelle fabbriche d’armi di Torino, Brescia e Torre Annunziata, ma solo in via temporanea. Cioè fino a quando non si fosse provveduto al completo armamento dell’esercito di prima linea. “Dopo di ché – aggiunse – quando questo lavoro straordinario per la produzione del nuovo fucile, quelle fabbriche sarebbero state chiuse, considerato che la fabbrica di Terni coi nuovi meccanismi perfezionati era considerata in grado di provvedere al rifornimento anche per le classi in congedo, potendo produrre centomila fucili all’anno”.

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