Dopo vent’anni ricompare il brigante Ansuini

Dicembre 1913

ansu
Fortunato Ansuini, il brigante di Norcia

Un mistero: di Fortunato Ansuini brigante di Norcia si erano perse le tracce da tempo. Che fine aveva fatto colui che per una decina di anni, verso la fine del 1800, aveva terrorizzato tutto il centro Italia con le sue “gesta”? Rapine, omicidi, assalti alle diligenze, furti sacrileghi, che gli fruttarono vari arresti e persino una condanna a morte poi tramutata in galera a vita. Era un palmares da far invidia in certi ambienti. Anche perché, agli arresti, seguirono sempre evasioni, a volte rocambolesche.
L’ultima di queste evasioni risaliva al 1889, quando Ansuini scappò dal reclusorio dell’isola di Capraia e riprese le proprie scorrerie soprattutto nella campagna a cavallo tra l’Umbria e il Lazio, tra il Narnese ed il Viterbese. Al suo fianco aveva il fido luogotenente Menichetti. Si scontrarono in conflitto a fuoco coi carabinieri, nel giugno 1891. Menichetti ferito ad una coscia e s’accasciò. Fu quindi arrestato. Ma Ansuini, la cui rapidità di movimenti era proverbiale, riuscì a sfuggire alla cattura e sparì nel nulla.
Da quel giorno di lui non si ebbero più notizie. Qualcuno disse che, pur di non subire un altro arresto,s’era annegato nel lago di Bolsena; alri che s’era chiuso in convento dopo essersi fatto frate; qualche altro che era emigrato in America.

Invece eccolo ricomparire nel periodo di Natale del 1913 a Voghera. I carabinieri della città lombarda fermarono per vagabondaggio un anziano. “Mi chiamo Domenico Proietti – disse – ho settant’anni e sono di Acquapendente in provincia di Viterbo”. Non aveva documenti, e all’accertamento compiuto i carabinieri si sentirono rispondere dell’ufficio anagrafe del centro del Viterbese che quel nome nei registri non compariva. La statura, un metro e settanta, l’età, gli occhi sempre in movimento, il naso sottile ed adunco, le orecchie esageratamente attaccate alla testa… Un agente di custodia del carcere di Orbetello lo individuò quasi con certezza. Macché Domenico Proietti di Acquapendente, quello era Fortunato Ansuini da Norcia. Il brigante famigerato che aveva seminato il terrore in tutta la fascia centrale della penisola; lo stesso che era evaso due volte da Regina Coeli, e poi dal penitenziario di Orbetello e dal carcere di Capraia. Colui che il Tribunale di Spoleto aveva condannato a morte insieme ad altri tre brutti ceffi per essersi tutti macchiati in poco tempo della rapina ad una diligenza tra Narni e Amelia, dell’assalto ad un convento di cappuccini in Sabina coi frati legati come capretti prima di razziare tutto quel che trovarono; del repulisti compiuto in diverse chiede del nuesino; dell’omicidio a sangue freddo di un anziano che passava per la via principale di Norcia, assassinato per una scommessa tra i malviventi.

Era davvero lui, il feroce Ansuini (a suo tempo accusato anche della strage dei frati dello speco francescano di Sant’Urbano) quel vagabondo arrestato a Voghera? Certo, gli anni erano passati. Aveva 47 anni, Ansuini, quando sparì. Era infatti nato a Norcia nel 1884, il 30 aprile.

Prima pecoraio, poi bracciante agricolo, ma era ancora molto giovane quando cominciò a compiere le sue malefatte. Fu cacciato dalla fattoria in cui lavorava e dalla casa di alcuni parenti in cui abitava. Da quel momento il bracciante agricolo uscì di scena, sostituito dal brigante Ansuini. Fu arrestato, però, poco tempo dopo, Per la prima volta. Il Tribunale di Spoleto, fu condannato a dieci anni di reclusione. Da Regina Coeli scappò insieme ad alcuni compagni di galera attraverso il foro di una latrina. Poi fu tutta un’escalation.
Quel vagabondo, un vecchio ormai, fu sottoposto ad una serie di riscontri, di confronti con persone che in un modo o nell’altro erano capitati a contatto con Fotunato Ansuini e potevano ancora raccontarla. Due cicatrici, una alla coscia l’altra al mento, sembrarono risolvere ogni dubbio. E Ansuini rientrò in carcere. Stavolta ne uscì solo quando la sua vita finì.

O almeno così si crede…

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