Un tedesco alla guida delle acciaierie: s’apre la guerra per il “magnetico”

8 dicembre 2004

Cambio al vertice dell’Ast Tk, l’amministratore delegato, Giovanni Bertoni, fu dimissionato dalla ThyssenKrupp AG, la multinazionale di cui le acciaierie ternane erano entrate a far parte dal 1995, per effetto della privatizzazione dell’Ilva decisa dal governo italiano. Bertone è rimasto alla  guida dell’Ast per 19 mesi. Al suo posto arrivava Michael Rademacher.

Bertoni era membro del consiglio di amministrazione delle acciaierie ternane fin dal 1995 in rappresentanza della Krupp con cui era in strettissimo contatto di collaborazione. I tedeschi avevano rilevato da Bertoni la maggioranza del pacchetto azionario della Berco, una società di Ravenna che produceva macchine per movimento terra, di cui lo stesso Bertoni era in pratica proprietario. Diventò amministratore delegato dell’Ast TK nel  momento in cui si presentava all’orizzonte la questione della produzione dell’acciaio magnetico, di cui pochi giorni prima era stato annunciata la fine. In Germania avevano deciso, nel quadro di una razionalizzazione produttiva, che Terni sarebbe diventato il sito dell’acciaio inox. E basta. Niente più acciaio magnetico, quindi. Un piano che provocò la decisa opposizione della città di Terni con in testa i rappresentanti dei lavoratori. Il pericolo paventato era che il sito siderurgico ternano andasse incontro ad un drastico ridimensionamento.

Giovanni Bertoni e Michael Rademacher

Giovanni Bertoni era stato nominato Ad in ossequio alla volontà di mantenere per l’Ast una guida italiana. Egli succedeva infatti ad Attilio Angelini (alla guida di Ast dal 1995 al 2002), e a Giovanni Vespasiani che restò in carica un solo.

Alla fine del 2004, in pieno braccio di ferro sulle questione del magnetico, nel ritenere che fosse necessaria una guida più rigida e decisa, Bertoni fu allontanato e sostituito da un tedesco “doc”: Michael Rademacher. Una fama di “mastino”, questi fece subito capire che ormai c’era poco da sperare: “Per la Thyssenkrupp il problema non è il magnetico, ma il sito siderurgico ternano nella sua interezza – spiegò – Abbiamo quindi varato un piano di investimenti consistenti, finalizzati ad aumentare la produzione di acciaio inossidabile. Il magnetico ha perso 75 milioni di euro in due anni, perciò a settembre 2005 il reparto sarà chiuso”.

Cominciavano gli scioperi, le tensioni, le proteste. Tutto fu inutile. Rademacher svolse fino in fondo il compito assegnatogli. Poi se ne tornò in Germania destinato a più alto incarico. A Terni, come amministratore delegato arrivò Harald Espenhahn.

®Riproduzione riservata

Per saperne di più:
W.Patalocco, "ThyssenKruppen-I tedeschi 
alle acciaierie di Terni", 
Morphema Terni, 2013.

A.Portelli, "Acciai speciali. Terni, 
la Thynneskrupp, la globalizzazione",
Donzelli, Roma 2008

M.Torricelli, "Un cuore d'acciaio. 
I giorni dell'orgoglio". 
Tip. Visconti Terni, 2004



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