Operai, arriva l’aumento e crescono subito i prezzi

Non era venerdì quel 17 ottobre del 1924. Ma per gli operai delle acciaierie di Terni non fu certo una giornata da annoverare tra quelle radiose. Avevano appena ricevuto la busta paga, con un aumento che era stato finalmente concesso a seguito di scioperi (alcuni dei quali proclamati dai sindacati fascisti) e disordini susseguitisi in tutta Italia, da Napoli a Torino, dal Valdarno a Milano: la richiesta di adeguamenti salariali era partita dal segretario della Fiom, Bruno Buozi, ma ben presto anche in ambienti governativi ci si rese conto che, finita la crisi del 1922, gli industriali italiani stavano conoscendo una fase di seppur contenuta crescita, ma mentre le loro entrate salivano, per gli operai le cose non cambiavano: per loro la crisi durava ancora, in sostanza. L’aumento della paga oraria su così riconosciuto e per quella “quindicina”  (il salario veniva corrisposto ogni quindici giorni allora)  se ne dovevano vedere gli effetti in busta paga. Ma qualunque sospiro si flebile sollievo fu immediatamente gelato dalla direzione delle acciaierie la quale comunicò quel giorno a tutti i propri dipendenti che a partire nella quindicina successiva in busta paga essi avrebbero trovato una trattenuta di cinque lire, il contributo “volontario” a favore delle Corporazioni: La direttiva della Corporazione ternana dei sindacati metallurgici aveva comunicato che la trattenuta doveva essere generalizzata, ma la direzione aziendale, lasciò che comunque ogni salariato decidesse davvero volontariamente. Cominciò così una “ferma campagna” da delle corporazioni per “convincere” tutti a versare la quota, cosa che se fosse avvenuta, avrebbe portato nelle casse delle Corporazioni ternane circa quindicimila lire.

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Una pubblicità del 1924

“Cosa degna di rilievo – affermava L’Unità del 18 ottobre 1924 – è la coincidenza verificatasi sui generi alimentari in armonia con l’aumento giornaliero concesso ai lavoratori metallurgici. Tanto che possiamo ben dire che i primi hanno già assorbito il secondo”. “Vivo malcontento – riferiva e commentava l’Unità – circola nelle sfere della popolazione per la ingordigia dei commercianti, come le più aspre rampogne sono indirizzate alle autorità comunali fasciste. Nessun provvedimento atto a frenare l’ascesa dei prezzi, nessuna azione che valga a mitigare il danno. Vi basti conoscere che il pane ha subito un nuovo aumento di dieci centesimi e che nella seconda quindicina di questo mese subirà altro consimile aumento. Dove si va!”.

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