Parto in corso: allarme sul treno Terni-Foligno

L'omicidio fu scoperto quando il treno da Roma si fermò alla stazioine di Folino
La stazione di Foligno alla fine del XIX secolo

25 settembre 1886

“Correte, correte, c’è una signora che muore”. Il grido d’aiuto risuonò da una carrozza e l’altra del treno Roma-Ancona in quel momento fermo alla galleria del Balduino, vicino Giuncano, tra Terni e Spoleto. Si pensò ad un’aggressione, invece era tutto dovuto alle doglie del parto. Era prassi che in prossimità di Giuncano il convoglio si fermasse. Un locomotore di rinforzo che veniva attaccato alla stazione di Terni e che serviva a superare la salita fino al Balduino, lì terminava il suo compito. La breve sosta permetteva al locomotore di rinforzo di tornare indietro alla stazione di Terni. Fu mentre si compiva questa operazione che fu lanciato l’allarme che innescò un vero e proprio terrore: non era una rarità che sul treno si commettessero delitti e spesso accadeva che proprio in quel tratto si scoprissero, perché il malvivente di turno approfittava della ridotta velocità a causa della salita per saltare dal treno.
Le grida di dolore una donna provenivano da uno scompartimento del vagone della prima classe. Il treno era fermo in galleria, il buio era pesto. Accorse uno dei ferrovieri con una lanterna ed in effetti una donna era distesa sul sedile ed urlava mentre due uomini attorno a lei cercavano di far qualcosa. Non aveva subito aggressione. Stava partorendo. Ed era necessario che ci fosse qualcuno pratico per aiutarla in un parto che sembrava difficile. Diverse signore in viaggio interpellate rifiutarono, fino a che non si trovò una signora francese che, dovette scendere dal vagone su cui viaggiava  per raggiungere a piedi e con quel buio la vettura della prima classe. Proprio appena lei scese  il treno, che aveva avuto l’autorizzazione e il sollecito dalla stazione a farlo, si rimise in movimento, lasciandola a piedì. Qualcuno avvertì il macchinista che si fermò qualche centinaio di metri più avanti, dando tempo alla viaggiatrice straniera di salire, ma lei era stravolta per la fatica della rincorsa lungo la salita e per di più dentro la galleria e per la paura di restare lì abbandonata. Lei stessa ebbe bisogno di soccorso e non poteva quindi prestarlo alla purpera che continua a gridare, mentre il treno si rimetteva in movimento. Si trovò comunque la maniera di telegrafare a Spoleto chiedendo che un medico si facesse trovare alla stazione. Ma il medico non si trovò e il treno doveva ripartire. Solo a Foligno la donna che partoriva poté essere soccorsa. E lì, nella sala d’aspetto della stazione, mentre i curiosi si accalcavano, quattro carabinieri tenevano , alte, due lenzuola a mo’ di paravento, per assicurare un minimo di pudore il parto si concluse felicemente. E ci fu un folignate in più. Maschio o femmina non si sa: il cronista del Resto del Carlino che pubblicò la notizia non lo specificò.

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