Colle Obito, scelta non felice come sede di un ospedale

Il 22 settembre 1968
alla fine, della questione si fece carico Auro Rocchi, consigliere comunale repubblicano. Al centro dell’interesse di Rocchi era il nuovo ospedale di Terni allora ancora in costruzione a Colle Obito. Il consigliere del Pri rivolse un’interrogazione al sindaco di Terni, Ezio Ottaviani, affermando di farsi interprete dello “stato di diffuso malcontento dei ternani per aver designato quale sede dell’ospedale un luogo di tale nome, dove anticamente si pensa sorgesse un cimitero”.

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Auro Rocchi

In verità la decisione di realizzare in quel luogo l’ospedale di Terni risaliva a parecchi anni prima, addirittura a più di trent’anni prima, ossia al 1937. Solo dopo la seconda guerra mondiale l’indicazione contenuta nei documenti comunali cominciò a prender piede, e alla seconda metà degli anni Quaranta del ‘900 risale il progetto iniziale della nuova struttura. Che nel 1968, comunque non era ancora conclusa, tanto è vero che solo nei primi anni Settanta si trasferirono lì i primi reparti dall’ospedale civile Santa Maria, che allora aveva sede in corso del Popolo, nella ex caserma (e ancor prima convento) dell’Annunziata.
Certo, il nome del luogo prescelto per certi versi non era bene augurante: obitus, in latino, è tramonto, caduta, rovina, ma anche trapasso, morte. Per il luogo in cui sorge un ospedale non è certo il massimo. Ma c’è un altro vocabolo latino che invece meglio si accosta. E’ obitor, che si traducce con “di sopra”, ma anche “di passaggio”, transitoriamente il che, alla fine, può essere pure interpretato come un augurio di pronta guarigione.
Certo è che il posto, rialzato rispetto alla città, era in tempi antichi (prima dell’industrializzazione) luogo di aria buona e salubrità e non a caso lì erano sorte due ville padronali come Villa Fongoli (che è del 1700) e l’ottocentesca Villa Marzetti.
Cosa rispose il sindaco e se fu presa qualche decisione si può evincere dal fatto che il luogo continua a chiamarsi Colle Obito e che l’ospedale (dopo gli anni dell’anticlericalismo) si chiama “Santa Maria”.

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