In giacca e cravatta cade dalla quercia: salvo per una grazia

Vola giù da una quercia, ma vestito di tutto punto: giacca, gilet, cravatta. E il cappello, che se n‘è andato per conto suo. Viene giù “di piedi”, mentre, in basso, a braccia aperte verso il cielo, una donna lo guarda disperata. In alto a destra l’immagine della Madonna del Ponte di Narni. S’è salvato. La scena è dipinta in perfetto stile naif su una tavoletta, un “trancio” d’albero levigato. In basso a destra la scritta P.G.R., Per Grazia Ricevuta. sapendo che quell’ex voto sarebbe stato visto da tanti e per tanti anni, il cristiano, si preoccupò di fare la sua figura. Perciò volle essere rappresentato con indosso il vestito delle grandi occasioni.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuella tavoletta, datata 1902, è una delle devozioni che si trovano in una bacheca nel santuario della Madonna del Ponte, costruito intorno alla grotta in cui, duecento anni fa, ad un cacciatore apparve l’immagine di Maria. Era un giorno non precisato di marzo del 1714.
Chissà perché, però, i narnesi che per la Madonna del Ponte hanno una devozione proverbiale, la celebrano ai primi di settembre. I narnesi doc, soprattutto quelli delle campagne, non la dimenticano mai quando c’è da raccomandarsi. E pure quando quella con cui si rivolgono a Lei non è, certamente, la più classica delle preghiere. E’ in ogni caso un segno di considerazione. Ne fa fede la gran quantità d’ex voto. Tanti che una parte considerevole è stata tolta dalle bacheche. Lì è rimasta una miriade di cuori d’argento; canne e pezzi di moschetto ’91, quello in dotazione ai soldati. In passato c’erano anche stampelle; foto di giovanotti in divisa o di sposi.
Le tavolette, dipinte PGR stanno tutte lì, però: l’uomo elegante che cade dalla quercia; un altro finito sotto un carro rovesciato; malati sul letto di dolore con contorno di parenti… L’espressione della cultura e della fede popolare, un pezzo di storia che i decenni hanno ricoperto di una patina grigiastra. Tutti ringraziamenti alla Madonna del Ponte. Quale ponte? Quello d’Augusto naturalmente! Opera monumentale della Flaminia imperiale di cui rimane testimonianza considerevole sulla sponda sinistra del fiume Nera e che, in origine, sulla riva destra andava degradando fino a scendere al livello dell’odierna Narni Scalo.
La grotta non sarebbe altro che l’arco di un contrafforte del ponte Romano, o forse ciò che resta di un arco a protezione di uno dei monumenti sepolcrali che, come noto, erano numerosi lungo le consolari. Altrettanto noto è, comunque, che la strada Flaminia costituì un importante asse per la diffusione del Cristianesimo, dal secondo secolo in avanti. In quel periodo la grotta (artificiale, quindi) fu usata come luogo di riunione dei Cristiani e abbellita con affreschi tra i quali spiccava un’immagine della Madonna seduta su una seggiola e con in braccio il Bambino.
Fu questa l’immagine che Angelo Fanelli, trovata l’apertura della grotta in mezzo ai rovi, si trovò davanti all’improvviso. Lui pensava che quella fosse la tana di una possibile preda. Rimase di sale. Poi, super agitato, corse a raccontare tutto a mammà,che subito informò le amiche cosicché tutte insieme le donne decisero di andare a vedere. La notizia si diffuse in un battibaleno, e immediatamente nacque e prese piede la devozione per quella che fu chiamata, appunto, la Madonna del Ponte.
Già due anni dopo iniziavano i lavori per la costruzione della chiesa. Nel 1728 la consacrazione e l’inizio del pellegrinaggio con fedeli che “arrivavano da tutta l’Umbria,dal Lazio e perfino dal Regno di Napoli”. Ci pensarono le bombe dei B52 a danneggiarne la facciata nel 1944,ma nel 1946 era tornata “come nuova”.

In giacca e cravatta cade dalla quercia: salvo per una grazia

©RIPRODUZIONE RISERVATA
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