Per la “Terni” una finestra sul Tirreno

Il 19 agosto 1888
L’Osservatore Romano annunciava che era stato sottoscritto un accordo tra le acciaierie di Terni e il Municipio di Civitavecchia in base al quale la “Terni” non solo si assicurava un collegamento diretto con il mare, ma metteva in cantiere una serie di iniziative imprenditoriali di grande portata.
Il Municipio di Civitavecchia, in base all’accordo, avrebbe ceduto alla società delle acciaierie una lunga striscia di terreno che si affacciava sulla riva del Tirreno, dove la Terni avrebbe costruito un proprio molo e le strutture per il movimento delle materie prime che acquisiva e dei manufatti che avrebbe dovuto spedire. La Terni aveva in animo anche di realizzare in proprio una linea ferrata che collegasse la fabbrica ternana alle strutture portuali.
Le acciaierie avevano in progetto, si aggiungeva, di impiantare su quello stesso terreno anche alcuni altiforni per lavorarvi il materiale ferroso dell’Isola d’Elba e una serie di depositi per il carbone. La notizia creò un mormorio ostile a livello imprenditoriale e finanziario. In quel periodo, infatti, le acciaierie di Terni erano bersaglio di una serie di accuse che prendendo la mossa dalle critiche riguardanti aiuti statali non esattamente condivisi dai vertici di altre realtà produttive del Nord, arrivavano ad avanzare sospetti sull’operato del ministro della Marina Benedetto Brin tacciato di avere interessi diretti e personali in quanto possessore in qualche forma di una consistente quantità di azioni della società Saffat che gestiva le acciaierie e gli altiforni di Terni.

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