Sciopero di Ferragosto alle acciaierie

Il 19 agosto 1888,
con la mediazione del deputato Ettore Ferrari si raggiunse l’accordo tra la direzione delle acciaierie di Terni e i seicento operai che erano scesi in sciopero il giorno dopo Ferragosto “per ragione – riferivano le cronache giornalistiche dell’epoca – dell’orario veramente impossibile che fu loro imposto e per la tirannica disciplina cui sono soggetti, in modo che, alla minima infrazione, piovono loto addosso enormi multe”.
Non appena fu proclamato lo sciopero la direzione intervenne spingendo gli operai a riprendere il lavoro. Inviti “pressanti” che rimasero inascoltati. Gli operai, anzi, nominarono una commissione composta da sette di loro che si recò dal sotto-prefetto (Terni era provincia di Perugia, come noto) chiedendo che intervenisse rappresentando egli stesso i motivi della protesta alla direzione della Saffat. Cosa che il sotto-prefetto fece, ma senza ottenere risultati.

Ettore Ferrari
Ettore Ferrari

Tre giorni dopo l’intesa fu raggiunta grazie alla mediazone (l’ “intromissione” secondo il cronista della Gazzetta Piemontese) del deputato esponente della sinistra democratica Ettore Ferrari, eletto al collegio di Spoleto. “Gli operai poterono ottenere quasi quanto desideravano – riferiva la Gazzetta – Ora stanno organizzando una dimostrazione in onore della presidenza ella Società degli Altiforni”.
Ma forse le cose non stavano del tutto così se pochi mesi dopo, nel gennaio del 1889, gli operai delle acciaierie scioperarono avanzando le medesime rivendicazioni. Anche in quella occasione a dar man forte ai lavoratori intervenne Ferrari, il quale suggerì ed organizzò un viaggio in massa a Roma per protestare sotto gli uffici romani della Saffat.

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