Terni 1840, Epifanio ghigliottinato in piazza

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L’8 agosto 1840, per Epifanio arrivò il momento fatale: l’esecuzione della sentenza che ne aveva decretato la condanna a morte. E così la ghigliottina, una delle pochissime novità portate dalla Rivoluzione francese, mantenute dopo la Restaurazione, entrò in azione sulla piazza principale di Terni, davanti alla chiesa di San Giovanni Decollato. Terni faceva parte del Papato e così ad entrare in azione sul palco fu uno dei personaggi più conosciuti dal popolo, il boia Mastro Titta. Epifanio, al secolo Angelo Crivelli, era stato condannato alla pena capitale per aver ammazzato tre persone tra cui un diacono, Valentino Bevilacqua, ed un chierico, Basilio Luciani. Il terzo era Raimondo Trippa, uno che si trovò insieme agli altri due e fece la loro stessa fine. Il tribunale ecclesiastico decretò – appunto – la condanna alla pena di morte mediante decapitazione che fu eseguita quella mattina alle ore 6.

Epifanio passò i lunghi giorni che precedettero l’esecuzione, in una delle celle che si trovavano nei sotterranei della chiesa di San Giovanni Decollato, una specie di dependance del carcere che si trovava dall’altra parte della piazza, nel palazzo occupava proprio apostolico. D’altra parte la confraternita di San Giovanni Decollato aveva il compito di portare conforto ai condannati a morte nel periodo che intercorreva tra il pronunciamento della sentenza e la sua esecuzione. La confraternita aveva, volendo, il privilegio di salvare un condannato l’anno. In quel 1840 per Epifanio, comunque, l’opportunità non ci fu, anche perché particolarmente gravi erano i delitti di cui s’era macchiato.

Una vita vissuta malamente e una morte da pentito e contrito quella di Crivelli, tanto che volle percorrere in ginocchio il breve tratto tra l’uscita dai sotterranei della chiesa e il patibolo. Prima di inginocchiarsi davanti al boia volle pronunciare poche parole per tutti i presenti, ma non riuscendo a farsi udire parlò per bocca di uno dei “confortatori”: chiese perdono ai suoi concittadini, invitò i giovani a non seguire il suo esempio e a non perdersi dietro alle cattive compagnie. Poi toccò a Mastro Titta.

®Riproduzione riservata

 

Per saperne di più

Ottavio Lazzarin - Enzo Luna (a cura di) 
"Terni Jeri". Ed.Libreria Luna, Terni 1977
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